UNA LOTTA IMPARI

Le coincidenze si moltiplicano. Non bastava l’ormai famigerato “Adrimano” che ha consegnato su un piatto d’argento due partite un po’ così all’Inter, ieri gli arbitri hanno fatto tris. In una partita nata sotto una cattiva stella, i nerazzurri stavano perdendo in casa contro una Roma mai così scintillante, mai così cinica e concreta. Tre a uno, un risultato difficilmente rimediabile se non hai sette vite e un gran bel cu…ore. E mettiamoci anche un piccolo aiutino, come può essere una decisione arbitrale che ha accordato a Balotelli un rigore fra il sì e il no dopo un sandwich fra due giocatori romanisti. Tiro, gol. Distanze accorciate e strada spianata verso la rimonta, coronata dalla capocciata di Crespo che ha fissato il risultato sul 3-3 finale. Con tanti saluti alla grande partita della Roma.

Apriti cielo. Solo di questo ha bisogno la “polizia scientifica” del novantunesimo minuto, quella che prende a vivisezionare ogni minimo episodio della gara attraverso una diavoleria che traspone la prospettiva arbitrale su un piano assolutamente surreale, perdendo qualsiasi contatto con la realtà. La moviola è uno strumento anche utile, sulla carta. Serve a togliersi qualche dubbio, come quando non risolvi un cruciverba e vai a cercare le soluzioni all’ultima pagina. Giusto per sapere com’è andata veramente, per puro spirito investigativo. Poi chissenefrega, il passato è passato e non torna più indietro. Invece no. Invece non è questo che si fa nei salottini del calcio chiacchierato, quello che piace tanto a chi non accetta la sconfitta e cerca sempre qualche analisi benevola per scaricarla su una volontà esterna. Che sia il fato o, molto più spesso, un arbitro in (presunta) malafede. Complotto, complotto, complotto. Ormai non si parla d’altro per giustificare il dominio di una sola squadra in Italia, una squadra che spesso per meriti propri e meno spesso per meriti altrui vince a man bassa il campionato da qualche annetto. E’ il regalo della cultura del sospetto, logica conseguenza dell’accanimento morboso su ogni singola azione, la ricerca ossessiva dell’errore che possa smascherare la truffa del secolo. Esempi inverosimili ai limiti del ridicolo si moltiplicano giornata dopo giornata, in questa domenica il più assurdo riguarda Reggina-Fiorentina. Calcio di Felipe Melo a Cozza, neanche dieci moviole sono riuscite a capire se fosse più dentro o fuori dall’area di rigore. Però c’era chi urlava alla partita falsata per questo penalty non dato, come se l’arbitro avesse deciso volontariamente di penalizzare la Reggina cambiando l’evidenza di una situazione lampante. Chi dei tromboni da poltrona può affermare senza scrupoli di coscienza che avrebbe preso una decisione contraria e non avrebbe avuto il benché minimo dubbio?

Il discorso è semplice e come molte verità elementari si nasconde dietro scuse arzigogolate costruite su misura per non ammettere la scomoda realtà dei fatti. Perdere brucia, brucia a tutti, e con qualcuno bisogna prendersela per sfogare le frustrazioni. Il capro espiatorio ideale è l’arbitro venduto, l’arma con cui linciarlo è l’occhio robotico della telecamera. Chi sentenzia in diretta tv gridando allo scandalo dalla sua poltroncina di velluto dovrebbe riflettere e capire di che meccanismo perverso fa parte. Avere la pretesa di essere alla pari con un uomo che decide in una frazione di secondo l’esito di un’azione velocissima da posizione magari proibitiva è quanto di più aleatorio (e vigliacco) esista al mondo. Guardare un’azione alla moviola e crocifiggere l’arbitro per l’errore è come prendersela con un attaccante che ha sbagliato un gol affermando che noi, con il pallone a velocità diecimila volte inferiore, l’avremmo buttata dentro. Bella forza!

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