UNA CHANCE PER DUVAN

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E’ sbarcato a Napoli in punta di piedi, a fine Agosto, portando in dote l’immagine di enfant prodige del calcio colombiano e la positiva esperienza nel glorioso Estudiantes. Non moltissimo, a dir la verità; anzi, quanto è bastato per renderlo un semisconosciuto agli occhi di qualche tifoso. Logico, poi, arrovellarsi sul suo adattamento al contesto calcistico italiano, talvolta non facile per i sudamericani. Eppure Duvan Zapata non merita affatto di essere elevato al rango di “bidone”. Almeno non ancora, specie alla luce dei passettini avanti compiuti dal gigante di Cali nei suoi primi mesi partenopei.

Prima dei passettini, però, ci sono stati gli inevitabili intoppi. Il buon Duvan ha sofferto molto l’iniziale mancanza di condizione, la quale, unita al suo incedere dinoccolato (naturale in un longilineo qual egli è), ha finito per penalizzarlo dal punto di vista atletico. A ciò si sono aggiunte le prevedibili difficoltà nel familiarizzare con gli altri azzurri nonché, come detto prima, nell’ambientarsi alla Serie A, senza dimenticare il tempo impiegato per comprendere il credo tattico di Benitez a stagione già cominciata. Fors’anche per questi motivi Don Rafael, nei primi tempi, l’ha tenuto il più delle volte fuori dal rettangolo verde. E le esclusioni si sono verificate persino nel periodo peggiore di Higuain, con conseguenti mosse inefficaci tipo quella di schierare prima punta Pandev o finanche Callejon a gara in corso. Qualcuno avrebbe potuto malignamente pensare che, scelto dallo scouting all’ultimo momento o quasi, in puro Bigon style, Zapata probabilmente non sarebbe stato tanto gradito al tecnico: di qui, le sue assenze. E’ solo un’ipotesi, ci mancherebbe. Ma è comunque un’ipotesi infondata, visto che Benitez ha intelligentemente dato l’ok all’approdo dell’attaccante, intuendo in lui promettenti margini di crescita. E tale crescita è ben visibile nelle recenti prestazioni, soprattutto nello spezzone di Cagliari, ove il ragazzone ha confermato i suoi progressi: fisicamente s’è mostrato più sciolto e meno grezzo, tatticamente ha fatto reparto salendo spesso dalla sua posizione per aiutare i compagni. D’altra parte la tecnica non gli manca, e ne è una prova il bellissimo goal segnato contro l’Olympique Marsiglia al Vélodrome. Pazienza se la difesa francese dormiva e Mandanda fosse un tantinello fuori dai pali; la precisione di quel destro a giro e l’accuratezza nell’esecuzione dimostrano che i numeri per diventare un distinto centravanti ci sono, eccome.

E di questo Benitez se n’è accorto fin dal primo momento, tanto che alla vigilia del debutto stagionale col Bologna definì il colombiano “l’attaccante perfetto per noi”. Da lì in poi non sono mancati altri elogi, anche se va tenuto presente che, quando dispensa attestati di stima, Don Rafael lo fa per non demoralizzare i giocatori dopo scialbe prestazioni (ricordate l’intervista concessa a Gianni Mura?). Ciò non accade, forse, nel caso di Zapata. E in tal senso significa tanto, tantissimo l’essere stato impiegato 10 volte su 23 tra campionato e Champions: un bilancio da non disprezzare, considerando a maggior ragione la presenza lì davanti di un sontuoso Pipita. I miglioramenti continui, le doti in erba del “perfetto attaccante”, l’apprezzamento dell’allenatore che s’è già pronunciato al pubblico volgo sul suo futuro (“a Gennaio non si muove”) portano quindi a una conclusione: nel mercato invernale Duvan non va ceduto. Apriamo parentesi: in caso di addio potrebbe da regolamento solo tornare all’Estudiantes, dato che nel 2013-14 ha già giocato con due club, quello platense e, appunto, il Napoli. Detto ciò, opinione nostra è che sia giusto concedere una chance a un giocatore cresciuto e in grado di mostrare qualcosa di positivo. Tenerlo per altri sei mesi e infondergli fiducia è un compito necessario, non tanto per il tecnico spagnolo che l’ha già capito, quanto piuttosto per la società che non deve rigettare a mare l’investimento effettuato. E se l’esperimento fallisse, non sarebbe cosa sbagliata darlo a un club dove troverebbe spazio e maturerebbe definitivamente, per poi riaverlo ancor più pronto a recitare un ruolo primario nel (si spera roseo) futuro azzurro. Ma si sa, giocare anche poche partite con uno come Benitez significa aver già acquisito un notevole bagaglio di esperienza. Utile, chissà, a una possibile riconferma.

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