UN GIOIELLO DELLA SPAGNA ISLAMICA: LA ALHAMBRA DE GRANADA
¡Hola!
La dominazione dei Mori ha impedito per secoli alla Spagna di essere un’entità politica integra. Nonostante ciò, la presenza dei musulmani nella Península, al di là della sua significatività intrinseca, ha comunque lasciato una traccia indelebile. Nella lingua spagnola, così come nella toponomastica (si pensi ai nomi di alcune città e di certi fiumi). Tuttavia è ovvio che le maggiori testimonianze siano quelle legate all’edilizia storica. Tra queste, una in particolare: l’Alhambra, il complesso palaziale edificato nel basso Medioevo che domina la città di Granada.
L’Alhambra ha ubicazione sul colle della Sabika che aveva già ospitato piccole edificazioni risalenti al predominio romano. Finito nel 1031 il periodo dei Califfi, Granada divenne capitale del regno Taifa i cui sovrani stabilirono la loro sede proprio su quella collina, ove oggi sorge il popolare Barrio del Albayzín, e ivi venne costruito il primo nucleo dell’intero congiunto, la Alcazaba. La quale fin dall’inizio funse da vera fortezza militare, in particolare in occasione delle invasioni degli Almoravidi e degli Almohadi dal Nord Africa. Ma la vera storia dell’Alhambra ha inizio nel 1238, allorquando Muhammad ibn Nasr, detto “Il Rosso” (Al-Hamar) per il colore della sua barba, entrò nella città dando inizio al regno dei Nasridi, ultimo avamposto musulmano in Spagna prima della definitiva conquista dei cattolici avvenuta nel 1492. Muhammad ordinò pertanto la costruzione di un palazzo sul colle e tale palazzo non doveva fungere solo da sede reale, ma si sarebbe caratterizzato come un insieme di scuole, botteghe, moschee e altro. Una città nella città, dunque, circondata da una munita cinta muraria e quasi isolata dal restante contesto. E che prese poi il nome di Alhambra per derivazione dall’arabo “al-hamra’” (“la rossa”), visto che il suo nome intero è Qal’at- al-hamra’ (“cittadella rossa”). Riferimento al colore della barba del sovrano? Chissà …. Cert’è che rosso è la tinta delle mura che circondavano il nucleo originario del gioiello andaluso. Un gioiello che successivamente si sarebbe ampliato fino a raggiungere la dimensione attuale, specie sotto Yusuf I e Muhammad V a metà del XIV secolo quando conobbe il suo massimo splendore.
L’Alcazaba, dunque, è la parte più vecchia ed è formata da elementi interessanti, su tutti la Terraza de la Torre del Cubo, costruita quando, alla fine del XVI secolo, la fortezza non era più adibita alla difesa militare; da essa si può godere una bellissima vista dell’Albayzín e della valle del fiume Darro. Molto belli sono anche i Palacios Nazaríes, costruzioni realizzate nei primi 30 anni del ‘300, sede della corte e destinate alla pubblica amministrazione oltreché a faccende private. E’ in essi che si trova il celeberrimo Patio (o Palacio) de Los Leones, vero e proprio gioiello dell’architettura mozarabe. Risalente al 1377 e di dimensione trapezoidale, il cortile a cielo aperto è contornato da sottilissime colonne in marmo bianco di Almería, e presenta al centro un fonte alla cui base vi sono appunto dodici leoni, anch’essi marmorei, corrispondenti forse ai segni zodiacali. Le sale private del Palacio non hanno finestre, bensì sono aperte direttamente sul giardino interno, come vuole l’immaginario musulmano del Paradiso. Quello de Los Leones, tuttavia, non è l’unico Patio dell’Alhambra. Si distingue per eleganza e bellezza, infatti, il Patio de los Arrayanes (‘dei mirti’, in spagnolo), o de Comares, dal nome delle piante che circondano il cortile ai lati maggiori; caratteristico di esso è una piscina, la quale agisce quasi da specchio nel riflettere le strutture circostanti. Suggestive sono anche le sale interne, su tutte la Sala de los Abencerrajes, vera e propria alcova privata del Sultano con ricche e colorate decorazioni, una cupola a forma di stella a otto punte e una piccola fontana dodecagonale che ne riflette i contorni sul suolo. Il fascino dell’Alhambra è rimasto intatto anche dopo la reconquista cristiana, quando, nel 1526, essa venne scelta da Carlo V come residenza per il suo viaggio di nozze con Isabella di Portogallo. Il longevo sovrano, colpito dalla magnificenza del complesso, decise di dimorarvi per moltissimo tempo, tanto da commissionare all’architetto Pedro Machuca la costruzione di un vero e proprio Palazzo Reale in puro stile manieristico. La realizzazione di tale opera, a cui si affiancarono altri Patios (Patio de Machuca, de La Reja e de La Lindaraja) fu molto travagliata, complice anche la morte del suo progettista, e si protrasse per secoli. Dopo un periodo in cui venne persino abbandonato a se stesso, il Palazzo giunse finalmente a compimento nel 1958 e attualmente ospita il Museo dell’Alhambra, ricchissima collezione di opere nazarí, e il Museo di Bellas Artes de Granada. Fortunatamente già in precedenza era stato forte l’attivismo affinché la parte più vecchia, quella di epoca islamica, non si perdesse. In tal senso un grande ruolo l’ha svolto la Comunidad Autónoma de Andalucía, la cui cura ha prodotto un grande risultato: l’Alhambra è stata dichiarata dall’Unesco Patrimonio Culturale dell’Umanità nel 1984. Il giusto premio a un capolavoro, un gioiello della Spagna musulmana. Capace di attirare, nel solo anno 2011, poco meno di 2 milioni e mezzo di visitatori: un primato per l’arte iberica.
¡Hasta la próxima!
