ULTIMO STADIO
Il presidente di una squadra di calcio, se vogliamo, è un po' come un papà. Con la differenza che ha veramente tantissimi figli, e quindi è sempre difficile accontentarli tutti. Spesso ci lamentiamo di Aurelio De Laurentiis, per qualche espressione fuori dalle righe o per alcune uscite un po' pittoresche, per così dire. Eppure, da quando è in sella, il buon DeLa ha sempre tenuto una società sana e soprattutto stabile, senza quegli scossoni che demoliscono l'ambiente dall'interno e dall'esterno.Guardi quel papà immaginario e ti sembra come quando da bambino ce l'avevi col tuo vero papà perché non ti aveva comprato il gelato; poi vedevi il tuo amico che beccava dal suo uno sganassone da far tremare i muri e tutto sommato ti sentivi fortunato, perché poi alla fine c'è sempre chi sta peggio di te. Prendete Cellino, ad esempio. Neanche il tempo di smaltire la sceneggiata clamorosa dello stadio che subito lo ritroviamo protagonista: squadra ultima in classifica e allenatore esonerato, come da copione. Già, perché era tutta colpa di Ficcadenti se il mercato è stato praticamente nullo, per giunta con uno spogliatoio destabilizzato dal forte ridimensionamento di senatori come Conti e Cossu e la vergognosa querelle con il vice-capitano Agostini. È colpa dell'allenatore se certi teatrini “politici” vanno avanti da mesi e mesi a totale discapito della squadra, sballottolata a destra e a manca senza sapere più qual è la vera casa. La questione Is Arenas, torniamoci un attimo su, è stata assolutamente paradossale. Uno stadio giudicato inagibile ha ottenuto una sorta di agibilità coatta da parte del presidente sardo, che voleva portare i tifosi allo stadio in barba a qualsiasi legalità. In Italia si sono limitati a vietargli la follia, all'estero forse lo avrebbero anche internato. E meno male che almeno qualcosa l'hanno fatto: vi immaginate cosa sarebbe potuto accadere se davvero la gente si fosse seduta in un impianto senza i dovuti crismi di sicurezza?
Intanto è arrivato lo 0-3 a tavolino, che non è certo il massimo per una squadra che si allena per vincere e poi si ritrova a perdere per le decisioni scellerate del suo pazzo papà. Tirate le somme, siamo proprio sicuri che il tonfo interno contro il Pescara sia stato colpa dell'allenatore? Ficcadenti, se ha una colpa, è solo quella di aver accettato un nuovo incarico da un personaggio simile. Va bene il contratto da rispettare, va bene tenersi stretto lo stipendio, ma a volte bisognerebbe avere anche un moto d'orgoglio e rifiutare qualsiasi proposta da gente così. Chissà, magari se tutti gli allenatori dicono “no, sei un pazzo e con te non voglio averci a che fare” prima o poi il serbatoio di bamboline usa e getta finirà, e Cellino si ritroverà a doversela guidare da solo, la squadra. Fin quando – e sarebbe pure giunta l'ora – non deciderà di esonerarsi anche lui…
