Tra sogno e realtà: Carlo portaci a Madrid!

 

Ho incontrato Carlo Ancelotti qualche settimana fa in un noto ristorante del napoletano, sceglieva attentamente sulla carta dei vini quello che doveva accompagnare una cena con tutta la sua squadra. La sua squadra. Era la cena in cui Allan festeggiava il suo arrivo in nazionale e proprio in questa cena che i suoi ragazzi hanno intonato il coro:“Carlo, portaci a Madrid” 
Si presti attenzione a questa formula, perché sono bastati pochi mesi a Carlo da Reggiolo a prendere in mano le redini di un piccolo miracolo sportivo e farlo proprio.
Superare lo scorso anno era difficile, non tanto per una questione tecnica – l’organico è rimasto intatto, esclusi Reina e Jorgihno – quanto per una questione di cuore. Già il cuore.
La maggior parte della tifoseria si era legata anima e corpo a Maurizio Sarri, capace di muovere le viscere di uno stadio e di una città intera tanto che intorno al “comandante” si era creato un alone di misticismo, con il calcio spettacolo figlio del proletariato si è sognata per tre stagioni la presa del Palazzo.
Ma nella favola del banchiere non c’è stato il lieto fine e tra non poche polemiche, Maurizio Sarri decide di sbarcare in Inghilterra alla guida del Chelsea.
La sirena Partenope resta senza comandante e il presidente De Laurentis, come nei migliori cliffhanger cinematografici, mette a segno il primo colpo in panchina.
Dal comandante al “re di coppe” : Carlo Ancelotti.
Nei primi mesi di lavoro post insediamento del nuovo mister, i commenti sono stati tra i più disparati : “ è un Napoli da quinto posto” , “ senza Sarri non sarà lo stesso” , “Ancelotti viene a Napoli perché non ha offerte migliori”.
Arriva in panchina uno tra gli allenatori più vincenti della storia del calcio e attorno a lui non c’è magia, curiosità, fiducia ma soltanto tanta diffidenza mista a quella che pare essere una serena rassegnazione.
Sono bastate poche partite, un cambio di modulo, una gestione diversa della panchina perché il re di Coppe mischiasse le carte in tavola.
Il Napoli di Ancelotti vince e si diverte come quello di Sarri e in più ha qualcosa, quel quid che aiuta a superare gli ostacoli che prima sembravano insormontabili: il cinismo.
La squadra plasmata da Ancelotti e dal suo staff tecnico diventa capace di recuperare partite che per il passato sarebbero state pareggi o addirittura sconfitte, grazie ai colpi dei singoli e all’unità del gruppo. Oltre a queste caratteristiche, il più grande apporto di Carlo Ancelotti è sicuramente una miglior gestione della panchina.
Mette in campo tutti. Il turnover è la parola d’ordine, giocano anche quegli oggetti misteriosi che non avevano trovato spazio, rivelando delle potenzialità inaspettate che garantiscono maggiori possibilità all’organico oltre ai “titolarissimi”.
Un nuovo entusiasmo avvolge ogni settore dello stadio San Paolo, la città e la tifoseria tutta; c’è con Ancelotti la consapevolezza di poter gettare il cuore oltre l’ostacolo e finalmente di poter vincere qualcosa di importante. Vincere.
Un verbo che non si è minimamente pensato di coniugare nel recente passato per quanto riguarda la Champions League.
Con Carlo che ha vinto tre Champions League ( due con il Milan e una, la decima, con il Real Madrid ) il Napoli dimostra di crederci ogni minuto nelle prime quattro gare del girone.
La sfida con la Stella Rossa finisce con il risultato di 0-0 ma ci regala un Insigne monumentale e sempre più leader.
Sarà proprio il numero 24, infatti a segnare il gol decisivo contro il Liverpool di Klopp, annichilito dalle furie azzurre. Segue il doppio confronto con il Paris Saint Germain, due pareggi che hanno il sapore di vittorie sfiorate, e la consapevolezza di potersela giocare con tutti anche sui palcoscenici più importanti d’Europa. C’è entusiasmo nel Napoli, la diffidenza iniziale ha lasciato il posto alla consapevolezza che questi ragazzi, guidati da Carlo Ancelotti potrebbero far uscire quel “sogno dal cuore” e arrivare il primo di giugno a Madrid, per giocare la finale di Champions League.
Napoli ci crede quasi più di quanto creda di poter soffiare lo scudetto dalle mani della Juventus, lo dimostrano i biglietti venduti per le gare contro Liverpool e PSG. Il San Paolo nelle notti europee è sempre pieno, a differenza di quanto accade nelle gare di campionato, ed è sicuramente merito dell’ appeal che suscitano queste sfide ma anche e soprattutto di Carlo Ancelotti che sta convincendo tutti noi tifosi di poter essere protagonisti e non più soltanto meteore di passaggio.
Mi piace pensare che prima di ogni partita, quando deve decidere la formazione, il re di Coppe abbia lo stesso sguardo che gli ho visto quella sera al ristorante mentre sceglieva il vino più adatto ad accompagnare la cena per i suoi ragazzi.
Del resto, il buon calcio è questione di gusto tanto quanto il buon cibo e un piatto può essere cucinato a regola d’arte ma senza il vino giusto se ne godrebbe solo a metà.
Carlo Ancelotti sta dando lustro e nuova linfa a questa squadra e viaggiando sul filo tra il sogno e la realtà, tutti noi tifosi speriamo di poter bere assieme a lui dopo una grande vittoria estiva dalla Coppa dalle grandi orecchie.

Gabriella Rossi

Laurea Triennale in Lettere Moderne conseguita presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, laureanda magistrale Filologia Moderna presso l’Università degli studi di Napoli Federico II. Mi diverte molto la fotografia, scrivere, andare ai concerti , viaggiare e ovviamente tifare Napoli.

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