Tanto spettacolo nel secondo tempo col la Lazio, e poi la calma piatta di Napoli-Spal. Sono gli umori del campionato, del Napoli che sembra dire ‘è tutto sotto controllo’. Neanche dieci minuti per sbloccarla e più d’ottanta per (non) chiuderla. Stavolta, l’approccio alla partita è deciso e decisivo: il gol d’Allan subito; il forcing per raddoppiare; la sensazione d’un controllo assoluto. Risultato bugiardo, ma statistiche fin troppo sincere: la Spal calcia una sola volta in porta – mai in area di rigore -, il Napoli ben 19 tra bersaglio centrato e tiri fuori. Ci si potrebbe fermar qui: in sintesi, il racconto d’una match analysis scontata; pleonastico confrontare numeri così estremi. Una lavagna (tattica) che pare uno specchio; quello della classifica (e viceversa) e del nostro calcio. Una volta esistevano la garra ed il contropiede; oggi basta un ko di misura – invece d’una imbarcata – per salvare l’onore e la panchina. Una volta esisteva anche un altro Napoli, quello de “Il circo”, i triangoli e le catene, i trapezisti ed i giocolieri lì davanti. Oggi è un Napoli un pò più Allegri e più Allan. Pragmatico, esteticamente concreto come il primo; maturo, cresciuto come il secondo. Il brasiliano è l’ultimo firmware che mancava. La quadra del cerchio, il puzzle finalmente completato.
La sua totale implementazione nel Napoli ha consentito alla squadra di poter legare il gioco con ogni componente. Se Jorginho è marcato ed Hamsik ha già scaricato all’indietro, allora è proprio Allan che si fa carico della manovra. Attrattivo il suo movimento, un atto di personalità e convinzione: va incontro al portatore offrendogli una valida soluzione di passaggio. Uno sbocco determinante: senza la partecipazione del mediano, Koulibaly sarebbe stato costretto a “ricominciare”, rallentare, perdere qualche tempo di gioco. Invece Allan non si nasconde; anzi, si propone: un contributo decisamente interattivo.E’ il primer del gol-vittoria, del suo record di gol in un torneo. Il filamento guida, l’innesco, il catalizzatore. Un doppio triangolo che è in realtà un rombo: Allan vertice A, basso prima e alto poi. Apre e chiude, comincia e conclude, rifinisce e finalizza in dieci secondi. Con i compagni a far da sponde, come dei muri paralleli tra loro ed in mezzo un corridoio. Scambiare velocemente nello stretto, dare e ricevere; all’insegna d’un calcio ‘latineggiante’: ‘do ut des’.La penetrazione vincente che lo manda in rete, ma non solo quella. Gli scatti di Allan sono continui. Senza palla, alla Hamsik vecchia maniera. Attacchi alla profondità simili (in foto, ndr) e la Spal va di matto: Allan ruba sia palloni che uomini. Felipe è infatti costretto ad assorbire l’inserimento dell’azzurro, perdendo contemporaneamente il riferimento sull’attaccante – Callejon -, libero d’accentrarsi e ricevere tra le linee.
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