Serie A: giusto giocare nelle regioni più colpite?
Dopo tante discussioni, polemiche inutili e sterili di questi mesi, si riparte. Il calcio riparte ma di certo ma non nelle modalità in cui siamo abituati: non ci saranno tifosi sugli spalti ed inevitabilmente a chi da sempre ama questo sport, sembrerà tutto molto strano al limite del surreale.
Ma sta di fatto che in questa fase 2 dell’emergenza Covid-19, tutte le attività produttive hanno ripreso il loro corso in modalità differenti da quelle tradizionali ed è quindi giusto che anche il calcio si sia adeguato programmando la sua ripartenza.
Dodici e 13 giugno per le Semifinali di coppa Italia, 17 giugno la finale di Roma mentre il fine settimana del 20 giugno ripartirà il campionato. Quarantena permettendo. Ebbene si perchè il Comitato Tecnico Scientifico non ha fatto sconti alla FIGC: in caso di un tesserato positivo in società, sarà predisposta la quarantena per tutta la squadra. Gli atleti potranno continuare ad effettuare gli allenamenti, ma restando in isolamento e non potendo disputare gare ufficiali.
Il tema della quarantena, con la FIGC che chiedeva di ridurre a sette i giorni di quarantena in caso di un positivo al Covid-19 in squadra è stato il tema più caldo delle settimane che hanno portato alla definizione del protocollo per la ripartenza delle competizioni professionistiche nazionali.
La quarantena al centro dell’attenzione, mentre invece la problematiche che in alcune regioni del nostro paese la curva dei contagi fa registrare numeri ancora alti non è stata presa in considerazione.
Ancora oggi in Lombardia, ci sono tra i 200/300 nuovi contagiati giornalieri. Tale dato avrebbe dovuto portare ad una riflessione sull’opportunità di concludere questo campionato in Lombardia, regione maggiormente colpita dal Virus ed invece ciò non è stato fatto.
Scelta ovviamente molto discutibile, che rimarca la linea governativa seguita ormai dal 10 marzo scorso. Tutte le scelte sono state effettuate su base nazionale, tutte le riaperture delle attività commerciali hanno avuto una data unica dalla Lombardia alla Sicilia, nonostante i differenti numeri della curva epidemiologica.
La stessa linea è stata quindi applicata anche nel calcio: ma giocare a Milano può avere gli stessi rischi di giocare a Roma o a Napoli?
La risposta è semplice: assolutamente no. Ma su questo punto non si è aperto alcun tema di discussione, con ben 6 squadre delle 20 di serie A che giocheranno le loro gare interne in Lombardia e Piemonte ( Milan, Inter, Brescia, Atalanta, Juventus e Torino).
Si spera ovviamente che il tutto possa andare per il meglio, ma sta di fatto che anche il calcio ha dovuto subire la scelta di adoperare tutte le decisioni su livello nazionale, non basandosi sulla curva epidemiologica nettamente differente tra le diverse regioni.


