LA RISPOSTA DEL NAPOLI E DI RAFA

Al di là del roboante successo ottenuto contro il Verona, dà fiducia del Napoli la prestazione mostrata con i veneti. Una giusta risposta alle critiche e alle ultime battute d’arresto

Aveva chiesto una risposta al suo Napoli; e in particolar modo ai suoi uomini migliori. Da questi voleva che mettessero da parte nervosismi, ansie e delusioni causate da obiettivi mancati. E chissà, magari per invogliarli a prestazioni più edificanti, li aveva persino citati, a uno a uno: Higuain, Hamsik e Albiol. Alla fine Rafa Benitez è stato accontentato, meglio del previsto e con i dovuti interessi, nella partita-set in cui il Ciuccio ha messo a sedere il rognoso Verona di Mandorlini. Il Pipita ha rotto il digiuno in Italia e si è risvegliato con un poderoso hat trick, dimostrando di non aver perso la fame e il senso del goal (soprattutto sulla prima delle tre reti). Marek avrà pur sbagliato ancora qualche passaggio, ma è tornato improvvisamente bomber di razza, facendo mostra di una freddezza sotto porta che non gli si vedeva da tempo immemore, a parte la serata di Bratislava. E Raul, dopo una partita meno bruttina del solito, su un’azione pericolosa dei veneti ha rubato palla nella propria area e si è fatto tutto il campo in discesa, una folle corsa che lo ha portato, da terzino destro, a servire sul vassoio d’argento l’assist a Gonzalo. Ad ogni modo, non è solo dai figlioli prodighi che Don Rafé ha avuto le risposte più pronte. Al di là delle dovute riserve, tutti gli azzurri hanno dato prova di carattere, di carica agonistica, di una voglia di puntare al massimo risultato che occorreva tirare fuori, specie dopo la brutta serata di Berna.

Contro l’Hellas chiuso a riccio, viepiù fortunello per la rete da antologia di Hallfredsson dopo appena 27 secondi (lo credereste mai …?), il Napoli non poteva perdere. E’ pur vero che sul goal gialloblù è emerso il solito errore: nessuno che sia andato a riprendere la seconda palla dopo la corta respinta di Albiol. Nondimeno i partenopei ce l’hanno messa tutta per non provocare altri giorni di tormenti e non tornare a casa con le pive nel sacco. Hanno fatto la partita, producendo un giro palla finalmente veloce e attaccando gli spazi con un ritmo costante, forse non da centometristi, ma comunque fruttuoso ed efficace. Hanno saputo muoversi senza palla, creandosi le mattonelle per crossare e tirare in porta. O meglio, per bombardare la porta del Rafael veronese. Un copione che s’è mantenuto intatto tanto nel primo round quanto nel secondo, lì dove il crollo avrebbe potuto esserci allorquando, sull’ennesima dormita difensiva, Nico Lopez ha trovato il pertugio per cogliere di sorpresa il Rafael napoletano sul primo palo (ahi ahi, Koulibaly e David Lopez…). Ma il Napoli voleva vincere. E siccome volere è potere, è bastato che Higuain rubasse quella palla con caparbietà e insistenza per spezzare l’incanto e lasciare l’urlo strozzato in gola a Mandorlini e ai suoi. E pensare che il tecnico romagnolo aveva appena deciso di tornare alle origini: niente catenaccio, tre attaccanti anziché due, poi un’altra punta (Saviola) per tentare il tutto per tutto quando ormai il Napoli era già a +2. Con i reparti scollati, la stanchezza penetrante in alcuni dei suoi uomini e un Napoli quasi perfetto, l’ex libero non poteva uscire indenne da Fuorigrotta. Buon per lui se ci fosse riuscito. E figuratevi quanta tensione ci sarebbe stata dalle nostre parti, malgrado una prestazione tutt’altro che da buttare …

Al contrario è andata bene, benissimo. E al di là del risultato tennistico, è confortante la risposta che la squadra intera ha fornito, nonostante le sue solite pecche. La reazione ch’essa ha lasciato intravedere specialmente a livello caratteriale ed emotivo, spinta da un pubblico per una volta vicino dall’inizio alla fine (ed erano ‘solo’ 25.000 …). Non era cosa da poco riprendersi dalla terribile notte svizzera. Forse nemmeno per Benitez lo sarebbe stato. Se però il mister è il primo a non voler ‘morire sulla spiaggia’, come ama dire, allora diventa facile pensare che prima o poi i suoi ragazzi mettano da parte fantasmi e paure e ritrovino l’audacia per superare momenti duri, come la calma per sciorinare calcio di respiro europeo. O la concentrazione per tenere i nervi saldi, per non esaltarsi troppo né volare alto dopo sei reti segnate. O la memoria per far tesoro della positiva performance odierna. Il tutto a soli tre giorni da una sfida tosta a Bergamo, ambiente da sempre ostile per i colori azzurri. Ecco, fare tesoro della performance: servirà molto questo vecchio adagio contro la ‘Dea’.

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