QUANDO ENZO BIAGI DIFESE NAPOLI ED IL NAPOLI…

Quando si pronuncia la parola “giornalismo” in Italia il primo nome che viene in mente è senza ombra di dubbio quello di Enzo Biagi. La sua “penna” ha attraversato tutto il 20° secolo della nostra nazione, sin dal lontanissimo 1937, quando a soli diciassette anni “L’Avvenire” pubblicò il suo primo articolo. Da quel momento i successi nella carriera del giornalista bolognese sono un crescendo, a partire dal 1940 quando viene assunto dal Resto del Carlino, giornale del quale 30 anni dopo sarà anche direttore. Dirigerà anche, nel corso degli anni, il settimanale “Epoca” e il Telegiornale Rai. Collaborerà, inoltre, come editorialista per il “Corriere della Sera”, per “Il Giornale” e per “La Repubblica”. I suoi libri e le sue trasmissioni televisive restano delle pietre miliari nella storia dell’informazione italiana. Celebri sono anche alcune sue frasi, che rendono al meglio l’idea del personaggio Biagi, su tutte non possono non essere menzionate due in particolare: “Considero il giornalismo un servizio pubblico come i trasporti o gli acquedotti. Non manderò mai nelle vostre case acqua inquinata” o “Sulla mia tomba vorrei fosse scritto: Disse sempre quello che poteva, mai quello che non voleva”. Il Maestro Biagi si è spento il 6 novembre del 2007 all’età di 87 anni.

 

Era l’estate del 1975. L’allora presidente del Napoli Corrado Ferlaino decide di mettere a segno il colpo a sensazione, acquistando dal Bologna il capocannoniere del campionato Beppe Savoldi per una cifra che supera i 2 miliardi di lire. L’Italia dei falsi moralisti fa sentire forte il suo grido di sdegno circa quanto accaduto, tirando in ballo l’epidemia di colera che aveva investito Napoli qualche mese orsono e chiedendosi, come sia possibile, che una città afflitta da così tanti problemi possa permettersi di spendere una simile cifra per un calciatore. In mezzo a tanto livore si alza una voce fuori dal coro, molto più autorevole di tutte le altre messe insieme, quella di Enzo Biagi appunto, che dalle pagine del Corriere della Sera difende la città di Napoli ed il Napoli dalle assurde accuse. Riportiamo di seguito i passaggi più importanti di quell’ormai celebre fondo che è passato alla storia del giornalismo in Italia: "Non conosco l’ingegnere Corrado Ferlaino, ma deve essere un personaggio notevole. In un posto come Napoli è riuscito a mettere in piedi una forte squadra di calcio. Può comperare un centrattacco pagandolo due miliardi, e niente cambiali, contanti. Non capisco perché non lo abbiano fatto sindaco o mandato a Montecitorio. In una città che abbia per simboli l’Alfa Sud, dove si lavora un giorno su due, il vibrione, che è in agguato tutto l’anno, e la raccomandazione, che dà diritto a diventare spazzino e a non raccogliere le immondizie, ecco un uomo capace, moderno, che conosce la psicologia delle folle, le regole del bilancio e le astuzie della contrattazione. La sua ultima, leggendaria e meritoria impresa, l’acquisto del “cannoniere” Giuseppe Savoldi, ha suscitato lo sdegno nazionale: attacchi da ogni parte, sinistra e destra, perché l’ipocrisia e la stupidità non hanno tessera. Secondo la stampa degli extraparlamentari, l’affare avrebbe scandalizzato, prima di tutti, “le masse povere”. Ora sono proprio questi diseredati che gremiscono lo stadio, e affrontano una ritenuta sulla busta-paga per avere i vantaggi dell’abbonamento. E’ il proletario che ha bisogno di prodigi. San Gennaro, Piedigrotta, e i gol della domenica, e non mi pare poi una grave colpa. Perché a gente che ha così poco volete togliere anche la partita? Perché, almeno in materia di calcio, non devono sentirsi cittadini di Serie A? E questi moralisti hanno mai sentito parlare, per esempio, di Lev Ivanovic Iascin, detto “il ragno nero”, il grande portiere sovietico, che andava in giro, tra un popolo di appiedati, su una lucente Volga azzurra, e adesso possiede, nientemeno, un appartamento di tre camere e ingresso?  Le gambe anche all’Est, hanno sempre avuto il loro peso, si tratti di quelle della danzatrice Plisetskaia , o del calciatore Puskas: se un attaccante segnava spesso, poteva anche diventare colonnello, e in eserciti dove le riforme non fanno ridere. E le obiezioni di destra, dove le mettiamo? Che ridere. Sì, l’accusa di spendere tanti soldi dietro ad un pallone. Accade in tutto il mondo che i ragazzi che sanno lanciare bene la sfera di cuoio facciano carriera. In America gli dedicano anche monumenti. Nelle patrie del socialismo sono esonerati dallo stare alle catene di montaggio delle varie Dinamo o Lokomotiv, purchè seguano con diligenza e passione i consigli degli allenatori e le invocazioni dei tifosi. Da noi ogni anno scatta lo sdegno a comando per le follie del football, e con scadenza stagionale, la predica inizia coi primi seminaristi che annegano prendendo il bagno nel lago, con le fotografie di colonne di auto ferme sull’autostrada e con le cupe previsioni sul prossimo autunno caldo e l’inesorabile inverno freddo. Questa volta c’è stata anche la cifra che ha incoraggiato le chiacchiere, perché considerata esorbitante, ma non hanno tenuto conto della discesa della lira, e poi la destinazione del campione; se andava alla Juventus tutto bene, nessuno avrebbe parlato di cassa integrazione, delle coree e dei problemi degli immigrati. L’ingegnere Ferlaino non è né un dissipatore né un Pulcinella: è un freddo manager che si adegua alla realtà. Fa il suo mestiere molto bene. Non tocca a lui risolvere le secolari questioni sociali, realizzare le riforme e la giustizia: spaghetti, casa, un moderato lavoro, ma il suo compito è organizzare la migliore formazione degli “azzurri”. Non ha offeso la miseria, caso mai l’ha consolata. E poi, siamo onesti: Napoli non va male perché hanno comperato Savoldi, ma perché non possono vendere i Gava."

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