ORA QUALCUNO SARA’ CONTENTO…
L’incredibile, ma non del tutto immeritata, sconfitta con il Chievo porta la firma di giocatori incapaci di mettere impegno in campo. Ma ci sarà chi preferirà prendersela con Benitez…
State pur certi che adesso tutti i detrattori di Rafa Benitez gongoleranno. Chi lo è per convinzione (discutibile, ma pur sempre convinzione), chi per convenienza, chi perché segue la parte umorale del tifo, quella stessa che in tempi grami prende a insulti anche il presidente. Una schiera simile ne avrebbe ben donde dopo un’inopinata sconfitta casalinga contro il Chievoverona. Sì, perché non occorrerebbe certo un’arca di scienza per inveire contro il mister a causa di un risultato storto. E non solo gli verrebbero mosse critiche, ma continuerebbero a chiamarlo ironicamente ‘Masaniello’, sfottendolo per i coraggiosi tentativi di caricare la squadra difendendola dalla pressione asfissiante e dai giudizi negativi di una parte degli addetti ai lavori, nonché di alcuni appassionati.
E invece la verità è che il povero Rafa ne ha pochine di responsabilità per questo inatteso stop. Al massimo gli si potrebbe dire: “Vogliamo più foga dai giocatori! Vogliamo l’occhio della tigre!”. Eh già, come se si pensasse che lui, uomo da sempre nel calcio, non sappia quanto conti la psicologia in questo sport. Il problema è che purtroppo egli non può stare nella mente dei ragazzi che allena. Non è nella mente confusa di Albiol, responsabile del goal clivense per aver aperto a Maxi Lopez il corridoio vincente, con la gentile collaborazione di Zuniga. Non è nella mente in tilt di Maggio, magari meno timido del solito ma non per questo impreciso a crossare, controllare e difendere (in tal caso però la domanda al tecnico va fatta: che ci fa ancora in campo? Henrique forse non se la sarebbe cavata dinanzi a Lazarevic?). Non è nella mente dormiente di Higuain, più volte in letargo, poco pericoloso e autore di un penalty imperfetto, anche se il bravo Bardi ci ha messo del suo nel neutralizzarlo. Non è nella mente declinante di un Hamsik che nel secondo tempo, dopo una partita non proprio da buttare, si fa prendere palla da Cofie rischiando la definitiva capitolazione. Non è nella mente irriconoscibile di un Callejon che in quest’inizio di stagione è la brutta copia di quello ammirato fino a maggio. E, in generale, Benitez non può essere nella mente di tutta la squadra, specie quando essa, a frittata già fatta, si butta in avanti sulla forza dei nervi e cozza contro il muro di un Chievo sereno e lucido per il colpaccio ottenuto.
Qualcuno allora potrà dire: “La colpa è di Rafa: dovrebbe inventarsi schemi di gioco alternativi, insegnare alla squadra il gioco a palla lunga da applicare nei minuti finali contro l’avversario chiuso a riccio”. E secondo voi l’allenatore non lo fa a Castelvolturno? Sì! il problema è che sono gli allievi a non ascoltarlo, a non mettere in pratica la teoria nel momento in cui scendono in campo. Non è più quindi una questione di qualità e doti tecniche. Diventa tutto un problema di testa, di ritenere facile un impegno che poi si rivela complicato o addirittura impossibile quando si subisce una rete. A quel punto prendersela con il mercato sbagliato potrebbe risultare persino assurdo. Piuttosto meglio affermare la dura verità: i giocatori, anche i migliori, sono deconcentrati. Non molli sulle gambe, non c’azzecca la preparazione atletica. Deconcentrati. Distratti, abulici, senza attributi, senza sangue agli occhi, impacciati. La colpa di certe figuracce, semmai, è la loro, non di Benitez che, ripetiamo, non può cambiargli il cervello con la bacchetta magica. Ma qualcuno è troppo cieco per analizzare certi aspetti. Meglio prendersela con l’allenatore, no? Meglio persino ridere
sotto i baffetti per una sconfitta, in modo da avere campo libero nel crocifiggere l’incolpevole. E creare tensioni inutili e dannose.


