PERCHE’ LA DIRIGENZA DEL NAPOLI TACE?
Si può essere o meno d’accordo con le sue scelte tecniche, ma una cosa è certa: a Edy Reja va dato sicuramente l’onore delle armi perché nel momento più difficile della stagione, dopo uno 0-3 casalingo contro la Roma seguito alle sconfitte esterne con Torino e Chievo, è stato l’unico di tutto il Napoli a metterci la faccia in sala stampa e a mostrarla a tifosi e giornalisti. Era sin troppo facile chiudersi in silenzio stampa dopo una simile batosta e in un momento del genere, strada peraltro scelta da Marino e De Laurentiis, e invece il tecnico di Lucinico si è sottoposto da solo al “fuoco” di domande che era lecito e naturale fare alla luce di un crollo così evidente della squadra. Ma ciò su cui è fondamentale riflettere è il perché ieri Edy Reja è stato lasciato solo nel ventre del San Paolo? Perché la società proprio nel momento in cui doveva mettere la faccia e dare spiegazioni o rassicurazioni ai tifosi è venuta meno e ha preferito tacere lasciando spazio ad ulteriori dubbi e speculazioni? Perché si è voluto scaricare il tutto sulle spalle dell’allenatore, scegliendo di non mandare neanche uno tra i calciatori più rappresentativi (vedi Cannavaro, Blasi, Lavezzi) a cercare magari di scusarsi con i tifosi per la figuraccia subita?
Non sarebbe stato opportuno che almeno uno tra De Laurentiis e Marino si fosse presentato in conferenza stampa per difendere o scuotere la squadra e magari per far sentire la propria voce nei confronti della classe arbitrale in vista di una trasferta come quella di Firenze con l’ambiente viola compatto sul piede di guerra? Qualcuno ipotizza un immediato vertice di mercato tra Marino e De Laurentiis dietro questa pesante assenza. Ma non si poteva posticipare di qualche ora questa riunione dato il momento così delicato? O forse sarebbe più lecito pensare che il numero 1 e 2 della società azzurra non avevano molto da dire? Forse per la prima volta si rendono conto che il rischio di fallire l’obiettivo stagionale (6°/7° posto) è più reale che mai. Forse si rendono conto che i tifosi dopo un anno e mezzo di Serie A, con gli introiti che questa ha fruttato ad una società con un bacino d’utenza come quello del Napoli, sono un po’ stanchi di sentir parlare ancora di progetto giovani, di progetto a lungo raggio e soprattutto di udire per l’ennesima volta la parola “prospettica”. Forse i tifosi sono stanchi di sentirsi dire che a gennaio non si fa il mercato e che difficilmente è possibile migliorare un organico come quello azzurro, organico che ancora oggi nella rosa dei 22 annovera giocatori come Gianello, Grava, Montervino, Vitale e Pià che provengono dal Napoli della C, con tutto il rispetto che validi professionisti come questi meritano. Forse si rendono conto che i napoletani una volta per tutte vorrebbero sapere se devono rassegnarsi ad essere un Udinese 2 o se almeno possono sperare di raggiungere il livello di una Roma e di una Fiorentina in un futuro non molto lontano. Forse si rendono conto che i punti accumulati fin qui dalla squadra sono anche e soprattutto frutto di una partenza accelerata dovuta all’Intertoto, e che una volta finito lo strapotere atletico degli azzurri, molte squadre, finanche il Palermo, possono finire davanti al Napoli a fine anno. Avrete notato come tutto il pezzo sia pieno di “forse” e di punti interrogativi. Probabilmente è il presente ed il futuro di questo Napoli, oggi, ad essere avvolto da un grosso punto interrogativo. Forse. Per rifarci al grande e compianto Battisti potremmo esclamare “lo scopriremo solo vivendo”. Del resto se queste risposte ieri non le avevano Marino e De Laurentiis, tanto da tacere in un momento del genere, come potremmo averle noi?
