NON HO IL BIGLIETTO… ENTRO CON TE

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Ordinaria follia. Domenica ore 20:00. Grande ressa fuori la curva A dello stadio San Paolo. Il perché è facile da capire: per entrare senza il biglietto. Chi frequenta lo stadio ormai di scene cosi ne vede a centinaia. Nessuno contesta, nessuno parla, nessuno ne parla. E’ una mano giovane quella che vi scrive, portavoce di tutti coloro che sono stanchi di vedere le cose andare in un certo modo. A seguito della morte dell’ispettore Raciti a Catania il 2 febbraio del 2007, durante gli scontri tra Catania-Palermo, derby siciliano anticipo della 22ª giornata di serie A, la situazione è cambiata molto. Ma non è ancora abbastanza. In tutta Italia sono stati introdotti i tornelli, è stato migliorato l’accesso agli stadi e sono stati studiati nuovi piani per il deflusso degli spettatori. Alla luce di un nuovo campionato tutto questo appare però ancora insufficiente. La tessera del tifoso, tanto contestata perfino dal ct della nazionale Marcello Lippi, appare solo l’ultima sterile trovata per dare un nome, o meglio “classificare”, chi macchia il nostro calcio. 

Rimanere senza fiato entrando in curva si può. Ma ciò non accade per la bellezza del manto erboso oppure per una straordinaria coreografia. Ciò che più colpisce sono le scene di inciviltà messe in atto dai supporters partenopei. C’è chi scavalca la fila, chi non ha il biglietto, chi spinge, chi ruba…in fila! Nessuno parla. Tutti ammutoliti. Paura, timore: le uniche sensazioni possibili per un popolo martoriato dalla delinquenza. A pochi metri nel recinto dello stadio ci sono loro: agenti di polizia e steward. Immobili guardano tutto, inermi di fronte a qualcosa più grande di loro. Alcuni chiacchierano, altri impietriti hanno lo sguardo perso nel nulla. Qualcuno si gira per non vedere. Ne entra più di uno, a volte addirittura una decina insieme. Non c’è traccia di biglietto, né di abbonamento. E’ la legge del calcio, di quel calcio malato che a noi non piace. In coda tutti conoscono le loro facce, sanno chi sono. Nessuno osa protestare. Solo i più inesperti, quelli della prima volta allo stadio, giustamente sconcertati si irritano. Per tutti gli altri è solo una brutta abitudine. Ai tornelli la solita storia. Qualcuno si gira e fa: ”Non ho il biglietto, entro con te”. E via all’interno dello stadio, dentro ogni tornello in due, tre persone. E’ cosi che va, è cosi che non deve più andare. I poliziotti fra loro si dicono qualcosa. Probabilmente sono “persone stimate”, da far entrare. Pochi sono quelli cacciati indietro. Imperterriti questi cambiano gate e sono di nuovo lì, come se nulla li avesse scalfiti, più motivati che mai. Scavalcare da una zona all’altra dello stadio tanto non è poi cosi difficile, magari trovi anche uno steward che ti da una mano.

Sì, va proprio cosi. Se la mia mano è la voce di questa città è giusto che scriva, senza timore, senza paura. La forza di Napoli è nella sua gente, nella capacità che ha di reagire. Ma questa non è e non può essere la sua gente. C’è ancora tanto da fare per portare il Napoli in Europa. Ma ancora di più occorre per educare il popolo napoletano, o parte di esso, al rispetto delle regole del buon senso

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