NAPOLI – FIORENTINA, DUE PROGETTI VINCENTI

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Toccare il fondo, sentirne l’acre olezzo, precipitare nella più cupa depressione. Salvo poi risalire la china, a fatica, sospinti dall’orgoglio di chi è stato grande ma soprattutto dall’umiltà, “conditio sine qua non” per cimentarsi sui palcoscenici della profonda provincia italica. Napoli – Fiorentina non rappresenta un mero confronto tra due società dal glorioso passato. Non si esaurisce al ricordo delle sfide tra mostri sacri quali Diego Maradona e Roberto Baggio. E’ molto di più. E’storia di fallimento e di riscatto. E’ dimostrazione di come abnegazione, professionalità e spirito di sacrificio costituiscano tuttora valori vincenti in un’Italia (ahinoi) affollata da doppiogiochisti e furbetti del quartierino. 

DALLA SERIE C ALL’EUROPA CHE CONTA   1 agosto 2002, nasce la Florentia Viola, che sarà iscritta al campionato di serie C2. 17 settembre 2008, Stade de Gerland di Lione, la Fiorentina(titolo sportivo riacquistato nel 2003) approda al palcoscenico internazionale più ambito, quella Champions League sfuggitale in ben due occasioni a causa del terremoto di Calciopoli. Terza serie-Europa, una rotta intrapresa dallo stesso Ciuccio. 2 agosto 2004, viene al mondo la Napoli Soccer. A poco più di quattro anni di distanza, il Napoli(titolo riacquisito nel 2006) ospiterà il Benfica nel primo turno di Uefa, un match che rievoca i fasti di vent’anni addietro. 

MECENATI ILLUMINATI   Tanta acqua è sgorgata sotto i ponti per Napoli e Fiorentina. Limpida, cristallina. Magna parte di merito è ascrivibile ad Aurelio De Laurentiis e alla coppia Diego-Andrea Della Valle. Autentici uomini della rinascita, pionieri della “nouvelle vague” politico-economica del calcio di casa nostra: oculati leaders di vere e proprie aziende, fautori di progetti a lunga gittata, propugnatori di un radicale mutamento del sistema. 

BRACCI DESTRI   La storia insegna, tutti i grandi generali si sono sempre avvalsi di fidi ed altrettanto validi collaboratori. Ed è così che Napoli ha potuto (ri)apprezzare la competenza dell’innato talent-scout Pierpaolo Marino: emblematici gli ingaggi dei vari Hamsik, Lavezzi, Gargano e Santacroce per una cifra totale di circa venti milioni. In riva all’Arno agisce quella vecchia volpe di Pantaleo Corvino, abile nonché silente tessitore di intrecci di mercato. Tra i suoi più grandi meriti l’ aver strappato Luca Toni al Palermo per un ammontare di poco superiore ai dieci milioni. Da non trascurare inoltre il colpo-Mutu, prelevato da una Juventus appena retrocessa in B per soli otto milioni. 

ANALOGIE   Svariate le affinità intercorrenti tra le politiche societarie di Napoli e Fiorentina. In primis vi è quella inerente ai cosiddetti “salary-caps”: Mutu, Gilardino e Frey i viola dagli emolumenti più elevati(due milioni circa); Lavezzi, Hamsik e Zalayeta i “paperoni” azzurri(un milione). A dispetto di situazioni finanziare ben salde, Napoli e Fiorentina sono all’avanguardia per quanto attiene all’ accortezza degli esborsi economici: Christian Maggio(nove milioni) l’acquisto più oneroso della gestione De Laurentiis; Gilardino(14 milioni) e Vargas(12) i rinforzi maggiormente dispendiosi in casa viola. Last, but not least, la continuità tecnica: Edy Reja è alla quinta stagione sulla panchina azzurra, Cesare Prandelli alla quarta in viola. Una longevità piuttosto insolita per il nostro movimento, Palermo e Cagliari docent. 

GIOVENTU’ BRUCIATA?   Differenti le modalità di inserimento in rosa dei giovani. A Firenze è prassi un innesto per gradi, così come avvenuto per Montolivo(oggi titolare inamovibile) e più recentemente per Kuzmanovic ed Osvaldo. Con il rischio di bruciare promesse come Pazzini, da anni in procinto di esplodere, e Bojinov, oramai meteora attualmente alle prese con un serio infortunio nel dorato contesto del Manchester City. Andazzo diametralmente opposto all’ombra del Vesuvio, ove sono gli enfants prodige a costituire l’asse portante dell’organico. La palla passa adesso ai protagonisti: che vinca il migliore!  

 

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