MANDALO IL VANDALO
Una bravata di un paio di ragazzini difficili che volevano vantarsi con gli amici di aver giocato al San Paolo? Forse no, ed è questo che inquieta di più: il sospetto che quanto accaduto nella notte di Domenica a Fuorigrotta non sia soltanto il gioco dispettoso di qualche giovane in vena di baldoria, ma che piuttosto quei ragazzi fossero lo strumento di qualcosa più grande di loro, un tumore che tormenta Napoli da tanti, troppi anni ormai.
Le parole sibilline pronunciate dall’assessore Ponticelli squarciano il velo su quell’interrogativo che un po’ tutti ci eravamo posti non appena appresa la notizia che, alla vigilia della partita più importante della stagione, lo stadio San Paolo era stato danneggiato. Giovedì c’è Napoli-Liverpool, possibile che quei ragazzini, per quanto piccoli e idioti, non arrivassero a pensare che sia il momento più sbagliato per mettere a rischio l’agibilità del campo? Ci sono buche sul terreno causate da scarpe inadatte, e questo è l’unico punto a favore della teoria del vandalismo fine a se stesso. Ma poi ci sono le reti strappate, le panchine rovinate, danni che un semplice gruppetto di mentecatti non avrebbe interesse a provocare se fosse solo per una “partitella” nello stadio di Lavezzi e Cavani. C’è qualcosa in più, qualcosa che Ponticelli non ha voluto dichiarare apertamente ma che apre a sospetti suffragati dagli accadimenti del passato recente. Per avanzare un’ipotesi tutt’altro che assurda, ricordiamo che circa tre anni fa alcuni signori delle curve furono arrestati poiché colpevoli di aver ricattato De Laurentiis e di aver rovinato un famoso Napoli-Frosinone dei tempi della B per “avvertire” il presidente. Mica troppo fuori dal mondo pensare che siano tornati, loro o chi per loro, e abbiano scelto proprio la vigilia del sopralluogo Uefa sul campo per mandare un messaggio rumoroso almeno quanto quei petardi. Le indagini proseguiranno e c’è da augurarsi che stavolta dopo averli presi e chiusi dentro gettino anche la chiave, sebbene non si possa essere troppo ottimisti a riguardo, a giudicare le pene comminate per reati ben più gravi.
Ammesso che gliene possa fregare qualcosa, si dovrebbe spiegare a cotali esseri immondi, siano quelli dell’altra volta o altri ancor più spregevoli di loro, che non stanno giocando solo con i soldi di De Laurentiis. Qui si tratta del denaro e della passione di decine di migliaia di persone, gente che ha fatto code chilometriche per acquistare il biglietto della partita dell’anno, uomini donne e bambini che almeno sulla carta dovrebbero condividere con costoro la stessa fede calcistica. Ma restiamo del parere che per questi qui il pallone sia solo un pretesto, per fare casino e per alzare un po’ di guadagni facili. È vero che la mamma dei cretini è sempre incinta, ma almeno ai genitori dei bastardi bisognerebbe insegnarglielo, l’uso dei contraccettivi.
