MAGGIO NON CORRE PIU’ MA LE COLPE DI CHI SONO?

Da terzino a trequartista: su e giù per quella fascia. Chilometri su chilometri, chiusure ed inserimenti: Cristian Maggio è l’uomo insostituibile di questo Napoli, un “pupillo” di Mazzarri. Già a Genova, sponda doriana alle dipendenze del mister toscano, il giovane vicentino fu autore di una stagione memorabile che chiuse con 9 reti in campionato, che gli valsero proprio la chiamata azzurra nella scorsa estate. Il fiuto per il gol, quindi, lo ha sempre avuto ed anche quest’anno conta già 5 marcature all’attivo. Dall’analisi delle ultime prestazioni però si denota un calo di forma che pur si contrappone alla ritrovata tonicità del resto della squadra. Poco lucido sotto porta, nell’ultimo mese non è sembrato quel giocatore straripante che ha fatto innamorare il San Paolo con quella sua classe e quella sua eleganza. Sempre garbato nei modi, sia in campo che fuori, ha fatto dell’inchino sotto la curva il suo marchio di fabbrica, l’istantanea impressa negli occhi di ogni tifoso azzurro. In estate un infortunio sul finire dello scorso campionato ne ha un po’ rallentato la preparazione, costringendolo nelle prime settimane ad un attento lavoro specifico. Oggi forse paga le fatiche di una stagione da protagonista anche in Nazionale. Le sue accelerazioni non sono più fulminee, i suoi scatti sono spesso prevedibili e le sue incursioni alle spalle dei difensori non stanno di sicuro portando i benefici sperati. L’acquisto di Zuniga dal Siena nella sessione estiva del mercato era stato proprio operato per dare un po’ di respiro su quella fascia. Fatto sta che l’esterno colombiano è ad oggi utilizzato da mister Mazzarri sulla fascia opposta, per sopperire all’epidemia che sembra aver contagiato la corsia mancina. Con Dossena e Aronica ko per problemi di natura muscolare e con Rullo che non offre particolari garanzie, proprio Zuniga si è dovuto adattare in un ruolo non suo. Così facendo però non ha potuto far rifiatare Cristian, che vive oggi un fisiologico calo di forma. L’impossibilità di un turnover sulla fascia destra, dove dati alla mano si sviluppano le trame offensive più interessanti del Napoli, potrebbe compromettere la fluidità del gioco di qui a poco, minando di fatto la costruzione delle più importanti occasioni da rete. Un dato questo da non sottovalutare per una squadra in piena lotta per l’Europa.

La rosa del Napoli appare dunque non certamente all’altezza. La panchina è senza dubbio corta, o almeno non formata da giocatori che con tutto il rispetto possano essere degni sostituti di quei 13-14 titolari che ad oggi tengono in vita questa squadra. Tutti i nodi prima o poi vengono al pettine, mai frase fu più azzeccata! Se ancora in questi giorni, l’ormai ex d.g. azzurro Marino si diverte a prendersi quasi i meriti per aver costruito in prima persona questa squadra e quasi rivendica la paternità di questi risultati, sarebbe cosa buona ricordargli che la città deve ringraziare la sua “immensa competenza nel mondo del calcio” per non avere ad oggi sostituti capaci di garantire la stessa mole di gioco. Non è quindi giusto muovere una critica né verso il tecnico né tantomeno verso i giocatori, che fino ad ora bene si sono comportati, in piena armonia con quelli che erano gli obiettivi fissati all’inizio della stagione. Se quindi mister Mazzarri si ostina a tenerlo in campo, anche quando è chiaramente visibile che non sia al 100% della condizione, è per il semplice motivo che voltandosi verso la panchina non trova sostituto all’altezza. Problemi del genere possono minare il cammino di una squadra compromettendo un’intera stagione. Si pensi se il Napoli in questi mesi fosse stato colpito da qualche infortunio eccellente. Neanche mago Merlino avrebbe potuto risolvere la situazione che sarebbe di sicuro degenerata. Fatti del genere devono creare una coscienza nello staff dirigenziale, chiamato a non commettere più gli errori, o anche chiamati “orrori” da buona parte della critica, commessi in passato da un’altra dirigenza. Maggio, come Quagliarella prima, è solo l’ultimo delle “vittime” di un periodo non certo brillante di forma. Ma anch’egli, come per Re Fabio, verrà il momento della riscossa: basterà solo aspettare!

           

Translate »