MA STAVOLTA E’ UN PUNTO DI PARTENZA …
Bello lo è sempre stato, adesso sarà meno impossibile. Anzi sarà bellissimo, stavolta non solo a metà. Perché, a conti fatti, questo Napoli chiude la stagione con un “titulo”, che gli scribi hanno già raccontato. Dimenticando di dire che vincere è facile, e che il difficile è confermarsi. C’è dell’altro: stavolta alzare al cielo la Coppa Italia è un punto di partenza, non d’arrivo. Il ciclo si è appena aperto, e l’idea che si sia raccolto ancora poco è forte e suggestiva.
Eppure non scontata. Non per un club che, nella sua bacheca, vanta 2 scudetti, 5 Coppe Italia, 1 Supercoppa Italiana, 1 Coppa Uefa, 1 Coppa delle Alpi e 1 Coppa di Lega inglese. Pochino, dal 1926 ad oggi: 88 anni, parecchi. Più scontato che il Re di Coppe mettesse la sua firma all’esordio, come già gli era successo ovunque portando a casa lo Scudetto o almeno una Coppa. Lui ha 52 anni, ben 32 in meno del ciuccio ma lo stesso numero di “tituli” vinti.
Adesso Don Rafè non scriverà un libro, piuttosto tirerà fuori dal cassetto i taccuini riempiti di appunti durante (e dopo) ogni partita. Dai suoi occhi e dalla sua penna può nascere un nuovo Napoli. Più forte, più competitivo. Più vincente. Lui non è tornato in Italia per conquistare una Coppa Italia, piuttosto per lanciare il guanto di sfida alla Juventus. Sin prisa, sin pausa. Ad agosto c’è subito una Supercoppa per accorciare le distanze ed aggiornare la storia.
Questo editoriale è datato 3 maggio, la stessa che ha regalato al Napoli la Coppa Italia. In realtà è stato scritto il 2 maggio, ventiquattr’ore prima rispetto alla finale. Nessun illecito sportivo all’orizzonte, semplicemente una presuntuosa esaltazione delle certezze che questa squadra sa regalare. Ci sono partite che questo Napoli mai avrebbe sbagliato. Negli appuntamenti che richiedono il completo buono, attesi con positivo magnetismo dalla città, sono arrivate sempre gioie. Consapevolezza della propria forza, tout court.
Negli appunti di Don Rafè, molto più che nelle tele-radiorisse, il segreto di una stagione dalla quale ripartire con le certezze delle serate di gala per cavarsela anche in tuta: nella vita di tutti giorni ci sono anche le piccole cose. La rivoluzione silenziosa ha regalato al popolo la prima gioia. Ne seguiranno altre se ognuno farà la sua parte. Alla società e allo staff tecnico il non facile compito di costruire una squadra ancora più forte nella testa e nelle gambe.
Quest’anno, il tifoso ha soddisfatto tutti i sensi. Ha ascoltato la musichetta, visto grandi gare, respirato aria internazionale, toccato trofei. De gustibus non disputandum est, peccato per chi non ha saputo assaporare il tutto. Ringraziamo chi ha vinto, a partire dal presidente e dai suoi uomini, passando per la rosa e lo staff con in testa Don Rafè. A loro, mentre gli altri festeggiano, chiediamo con grande garbo: veniteci a raccontare ora cosa avete in mente.
