L’ULTIMO VIAGGIO DI PAPA WOJTYLA

Alle ore 21.37 deI 2 aprile 2005 si è fermato il cuore di Giovanni Paolo II, si è fermato il respiro della folla di Piazza San Pietro e si è fermato il mondo.

La domenica successiva, saggiamente, è stato fermato lo sport, perlomeno quello sotto l’egida del CONI. Era doveroso rendere omaggio ad una delle maggiori figure di quest’ultimo quarto di secolo.

Lo sport ha significato molto per Karol Wojtyla e lo si è capito subito. Lo si è capito dalle sue parole, dal suo spirito, dalla sua tempra; appassionato in particolare della montagna, era un discreto sciatore e non era facile tenergli il passo quando si inerpicava sui sentieri. Aveva giocato anche a calcio, aveva un passato di canoista e nuotatore per il quale aveva chiesto di far costruire una piscina nel Vaticano.

Ma non viveva lo sport come un’attività esclusivamente fisica. Basta vedere le immagini di repertorio che lo vedono passeggiare nella solitudine degli altipiani, ritemprando lo spirito, ora leggendo ora meditando sui suoi doveri di Successore di Pietro.

Al Giubileo degli sportivi, il 29 ottobre 2000, tenne un discorso ai vari atleti e ai responsabili delle istituzioni riuniti all’Olimpico. Discorso nel quale esaltava il sano agonismo delle competizioni ed esortava tutti a cercare la vittoria con il sacrificio, il sudore, senza usare mezzi sleali. Lo sport, secondo Wojtyla, è abbattimento delle barriere, unione, fratellanza. Tutti gli atleti hanno pari dignità, che siano vincitori o sconfitti.

Una picconata al doping ed una al razzismo.

Lo sport è per lo più praticato da giovani ed è a loro che il Santo Padre amava rivolgersi. È incredibile il legame che si è saldato tra lui e le nuove generazioni; da Parigi nel ’97 a Tor Vergata nel 2000, Toronto nel 2002 fino all’appuntamento a Colonia il prossimo agosto nel quale non potrà esserci.

Si sentiva ringiovanito tra coloro che considerava reclute nell’esercito di Cristo, a loro ha dedicato la sue ultime parole, una preghiera ed un umile ringraziamento. "Alleluia, risorgerà!" hanno cantato i Papa-boys. Ma da sabato sera tutti noi, giovani e meno giovani, ci sentiamo un po’ orfani.

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