L’OMBRA DEL SOSPETTO IN RETROGUARDIA

"Prenderemo un attaccante da venti gol, un centrocampista e un difensore". Così Aurelio De Laurentiis congedò lo scorso campionato e così ha riaperto la nuova stagione. L'attaccante è arrivato: Edinson Cavani. Giovane (el Matador ha solo 23 anni) ingaggio accettabile (in piena linea con il tetto salriale del club), forte e atipico (avendo caratteristiche ben si sposano con Lavezzi, Hamsik e magari anche Quagliarella). Dopo l'uruguayano dovrebbe arrivare un'altra punta, di scorta ma affidabile come il 34enne Cristiano Lucarelli, altro pupillo di Mazzarri dopo Totò Aronica. Bene, il reparto offensivo sembra apposto, intanto si lavora sul centrocampo: Juciley, Inler, Asamoah o qualche altra carta da piazzare sul tavolo al momento giusto per chiudere il puzzle adeguatamente verso l'Europa e il campionato.Napoli si esalta e fa bene, a dispetto delle altre ha cambiato poco per non esasperare il gruppo di base già solido, ha spesso il giusto puntando forte sulla punta; e la difesa?"Prenderemo un difensore". Provocazione o depistaggio? Magari, il presidente, avrà cambiato idea strada facendo, ma i dubbi sul reparto crescono di giorno in giorno.

 

Santacroce – Campagnaro. Due difensori dalle grandi qualità: il primo ha dalla sua tre qualità piuttosto importanti come l'anagrafe, la velocità e quella caratteristica di giocare sempre in anticipo, qualità riscontrate solo da un certo Fabio Cannavaro dei tempi migliori nel panorama italiano. L'ingaggio è basso, forse davvero troppo rispetto ai standard attuali, ma sempre in piena rampa di lancio verso la definitiva consacrazione. Hugo Campagnaro, invece, propone altre due caratteristiche ben differenti: la rocciosità dettata dal fisico e dalla caratteristica mentale nel sfruttalo, l'adattabilità a ruoli diversi che, lo scorso anno, lo hanno portato a girare in quasi tutti i ruoli difensivi e di centrocampo. C'è l'intoppo: i due sembrano essere piuttosto fragili.Come già detto varie volte anche lo scorso anno al suo arrivo a Napoli, il difensore argentino non ha mai superato le 27 presenze stagionali per i suoi continui infortuni muscolari che spesso hanno condizionato anche le stagioni migliori. Nell'ultimo torneo ha totalizzato il record di presenze (28 ndr) ma sempre troppo pochi per di fronte ha ben tre competizioni d'affrontare di cui due piuttosto importanti; l'altro difensore, quello italo-brasiliano, da quando veste la maglia azzurra non sembra trovare pace: prima le due operazioni al menisco per ginocchio, poi continui forfait per strappi, affaticamenti e infrazioni di vario genere con la conseguenza di doverlo vedere sofferente da crampi quando poi torna in campo.

 

Cannavaro. Paolo Cannavaro è l'anima della squadra e su questo non si discute; presa l'eredità da Francesco Montervino, il difensore partenopeo ha sempre mostrato grande personalità soprattutto nei momenti difficili mettendo in mostra buon temperamento. A dispetto di qualche collega, sicuramente più giovane ma eccessivamente strapagato, il buon Paolo ha dovuto ingoiare molto di più di semplici fischi: Sfottò, pesanti offese e una coltellata alla sua napoletanità che comunque non lo hanno portato a sfilarsi una maglia per gettarla in terra. A dispetto, invece, di qualche altro collega, meno giovane ma comunque eccessivamente pagato ed esaltato dai media, non ha bussato alla porta di una società sull'orlo del fallimento per chiedere, dopo un infortunio serio alla caviglia e 33 anni sulle spalle, quattro milioni di euro per quattro anni ostentando ancora un amore per una bandiera che sa più d'interessi che di sentimento. Paolo è rimasto lì, ha rinunciato alla serie A per tornarci con la squadra del cuore, ha combattuto sempre fino alla fine nonostante qualche carenza e periodi nerissimi, ha sempre lavorato in silenzio e con grande professionalità, ma la situazione creatasi con la dirigenza in questi mesi potrebbe lacerare quella statuaria personalità che lo ha contraddistinto fin'ora. Forse saranno proprio le prestazioni a smentire il tutto, ma resta il fatto che a bocce ferme un po' di perplessità resta.

 

Rinaudo. Discorso diverso e meno gradevole per l'ex difensore palermitano. Anche lui ha sempre aspettato il suo momento in silenzio e con professionalità, questo non si discute, ma le gravi carenze di concentrazione che lo portano a fargli tremare le gambe quando qualcosa va storto non porta grande fiducia all'intero settore. Spesso ha lasciato qualche svarione terrificante in passato e in questo campionato sembra non aver perso il repertorio; magari, in Italia e tenendo fuori le grandi, potrebbero anche celarsi dietro un velo di buona sorte, ma in Europa capita fin troppo raramente.

 

Grava. Il Gianluca di Caserta, ribattezzato "Gravatar" dopo la fenomenale stagione scorsa, è stato rilanciato in tutti i sensi. La sua umiltà ha praticamente distrutto ogni minimo accenno qualitativo di compagni e avversari. Consapevole di carenze nette rispetto alla categoria, Grava ha lanciato in campo corsa, tenacia, umiltà e semplicità. In questo modo, gente come Ronaldinho, Jovetic, Zarate, Milito e tanti altri hanno dovuto annichilirsi al cospetto di tanta efficienza ed efficacia. Tutto positivo, ma la domanda nasce spontanea: è giusto pretendere o pensare che Grava, 33 anni, possa mantenere almeno lo stesso rendimento della stagione scorsa?

 

Aronica. Il discorso riguardante l'ex reggino è un vero e proprio cocktail tra Grava e Rinaudo: pupillo di Mazzarri, il difensore palermitano ha messo in mostra grande umiltà e professionalità sopperendo a dei limiti di base con l'impegno e la costanza, ma tant'è, in alcune occasioni propone altalenanti cali di tensione oltre ad eccessiva sicurezza che in certe occasioni diventa molto pericolosa.

 

Nel discorso, naturalmente, sono esclusi i vari Vitale e Zuniga che, essendo esterni, difficilmente potrebbero adattarsi a un ruolo centrale di marcatura, inoltre il nostro discorso è incentrato sull'idea di una difesa a tre, ma nel caso Mazzarri dovesse convincersi nel piazzare il poker difensivo, allora il discorso cambia sensibilmente senza cambiare la sostanza dei fatti…

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