LA STORIA DEL 2° SCUDETTO AZZURRO (I PARTE)
PREFAZIONE
Sono trascorsi 20 anni dal secondo Scudetto conquistato dagli Azzurri del Napoli e ci sembra doveroso ricordarne l’anniversario a chi partecipò emotivamente a quel trionfo ed a coloro che – per ragioni anagrafiche – ne hanno sentito solo parlare. Lo Scudetto numero 2 ebbe, per i tifosi e per la Città, un significato ancora più forte e sentito della “prima volta”, forse perché conquistato all’ultima giornata; forse perché arrivò dopo la terribile delusione del campionato 1987- 88. Il lettore, ripercorrendo attraverso le partite l’andamento di un torneo dall’esito incerto fino all’ultimo, avrà modo di ricordare ed apprezzare ancora la determinazione di quella squadra che, sostenuta sempre anche in trasferta dalla passione dei suoi, si fece rispettare su (quasi) tutti i campi della Penisola. Con l’augurio che… possa presto ripetersi, per i Napoletani, un campionato come quello che abbiamo rievocato.
PROLOGO
Dopo l’ottima stagione 1988 – 1989, vittoria in Coppa UEFA e 2° posto in campionato alle spalle dell’Inter dei record, ci si attendeva un’estate tranquilla in casa azzurra, in vista della stagione dei Mondiali italiani e dei nuovi successi che Maradona e c. avrebbero potuto conquistare. Soddisfacente risultò pure il mercato, condotto da Luciano Moggi, con gli acquisti di Massimo Mauro dalla Juventus, dello stopper Marco Baroni dal Lecce di un piccolo, promettentissimo fantasista sardo, militante in serie C/1 nella Torres: parliamo di Gianfranco Zola. Il cambiamento più clamoroso avvenne, però, in panchina. Per l’irrimediabile logoramento del rapporto tra la squadra ed Ottavio Bianchi, pur mantenendo a “stipendio” l’allenatore bergamasco, l’ing. Ferlaino d’accordo con Moggi sceglie un nuovo tecnico, ex attaccante del Milan, che si era fatto notare per aver conquistato due salvezze consecutive a Cesena: Albertino Bigon, accreditato di un carattere più malleabile rispetto a quello del “martello” di Bergamo alta. Tutto sembrava procedere per il meglio in quella calda estate quando, in pieno agosto, scoppia una vera bomba: Diego Maradona non rientra in Italia alla data prevista e, soprattutto, non dà traccia di sé! Irritato per una promessa mancata (desiderava il trasferimento a Marsiglia, in un campionato ed in un ambiente più tranquillo), l’imprevedibile “Pibe” non vuole più rientrare a Posillipo e non risponde ai continui richiami che arrivano da un giustamente preoccupato Napoli. Il braccio di ferro prosegue per tutto il mese di agosto e, alla fine, vista l’impossibilità di vincere questa battaglia strana, Diego si arrende a Ferlaino, determinato fermamente a trattenere il capitano a Napoli. Forse distratto da questa vicenda il Napoli per poco non si fa eliminare dal Monza in Coppa Italia; nel turno successivo la squadra sconfigge autorevolmente la Reggina, così ritorna un po’ di sereno in casa azzurra. Con il “caso Maradona” ancora a galla sulle cronache dei giornali (ma l’argentino, alla fine, viene a Canossa) il campionato 1989 – 1990 parte in anticipo, addirittura in agosto, nella prospettiva di “Italia ‘90”, con un Napoli privo non solo di Maradona, ma anche di Careca ed Alemao, impegnati in Brasile per le qualificazioni mondiali. Per Bigon le difficoltà cominciano ben prima del previsto, ma come vedremo alla fine tutto andrà per il meglio…………..
Prima giornata: 27 agosto 1989 Il rimaneggiato Napoli scende in campo in quel di Ascoli, nel regno dell’indimenticabile Costantino Rozzi, privo dei tre stranieri. Malgrado le assenze di cui si è detto, con un tiro dalla distanza dell’esuberante Crippa (per la verità, non poche furono le colpe del pur bravo portiere ascolano, Lorieri) al 24° gli azzurri conquistano con pieno merito i due punti in palio, mancando più volte il raddoppio, con l’esordiente Zola sugli scudi. Anche le milanesi vincono, con sofferenza l’Inter, in scioltezza il Milan, mentre la Juve di Zoff si fa bloccare sul pareggio dal Bologna dell’ex Cabrini. Considerate le premesse al campionato, un soddisfacente inizio per gli Azzurri di Bigon.
Seconda giornata: 3 settembre Ancora tutto made in Italy, il Napoli non imita Paganini e si ripete con il medesimo punteggio, 1 a 0, rimandando a casa con le pive nel sacco l’Udinese dell’indimenticato portiere del primo scudetto Garella. Dopo un primo tempo equilibrato è il libero Alessandro Renica a sboccare il punteggio al 48°, con un bel tiro da fuori effettuato dopo uno stop di non agevole esecuzione che esaltò le notevoli doti tecniche, spesso sottovalutate, dell’ex sampdoriano. Anche Zola, intanto, comincia ad affinare la sua mira sui calci piazzati colpendo la traversa su punizione. Clamorosamente, considerate le premesse, a fine gara gli azzurri si ritrovano soli al primo posto in classifica a punteggio pieno. Infatti, mentre la Juve di Schillaci esplode a Verona, 4 a 1, l’Inter impatta a Bologna ed il Milan scivola contro la Lazio a San Siro, complice un incredibile autogol da metà campo del (quasi) eterno Maldini. Continua così l’avventura del Napoli tutto italiano, mentre Diego continua a fare le bizze ed a restare fra i suoi connazionali gauchos.
Terza giornata: 6 settembre Compare per il calcio italiano una novità quasi assoluta, il turno infrasettimanale. Careca ed Alemao sono in arrivo dal Brasile, dopo aver concluso con successo la fase di qualificazione ai mondiali del ’90, ma a Cesena, dove fa ritorno un applauditissimo Bigon, l’undici azzurro che scende in campo parla ancora tutto la lingua di Dante. Romagnoli ed azzurri non affondano i colpi orientando il match verso uno 0 a 0 utile ad entrambi. Il Napoli viene così raggiunto in testa dall’Inter e dalla Juventus, nella giornata che ricorda Gaetano Scirea , perito appena tre giorni prima in un tragico incidente automobilistico in Polonia. I Bianconeri onorano il ricordo del compagno scomparso prematuramente battendo gli storici rivali della Fiorentina per 3 a 1. Tutto sommato, il pari con il Cesena di Marcello Lippi viene accettato da squadra e tifosi con soddisfazione, ma anche con un pizzico di rimpianto . Intanto……..Diego sembra deciso finalmente a rientrare nei ranghi.
Quarta giornata: 10 settembre Un vero e proprio pezzo di bravura di Massimo Mauro consente agli Azzurri di ottenere la seconda vittoria in trasferta, stavolta per 2 a 1 su un campo tradizionalmente difficile (sia chiaro, solo per questioni…ambientali, come i continui incitamenti al Vesuvio a svegliarsi dal grande sonno), quello di Verona. Dopo trentotto minuti di tranquillo tran-tran, il diabolico Massimo calabrese pensò bene di dribblare due avversari e di scoccare, appena dentro la lunetta che delimita l’area di rigore, un fantastico esterno destro assolutamente imparabile per il futuro portiere della Nazionale Peruzzi. Al minuto 51, Antonio Careca, appena rientrato dal Brasile con Alemao e subito gettato nella mischia, trasforma un penalty provocato dal prode Carnevale, uno dei giocatori più convincenti in quel tormentato inizio di campionato. Il successivo gol del veronese Gutierrez serve solo per le statistiche. Ovviamente, con questo risultato il Napoli è sempre in testa ma con la sola Juve; Milan e Roma seguono ad un punto. I campioni d’Italia dell’Inter vengono sconfitti in casa dalla Sampdoria di Vialli e Mancini e scivolano a due punti di distacco dalla vetta. Per gli Azzurri,……sta rientrando il Pibe de oro.
Quinta giornata: 17 settembre In settimana c’è stato il rientro del “figliol prodigo”, già schierato in Coppa Uefa, ma il Nostro, barba lunga, sguardo alla “Che”, scarpette in spalla risponde all’urlo osannante della folla accomodandosi in panchina nel match con la Fiorentina di Roberto Baggio. Il quale Baggio, per non far sentire la mancanza di Diego, pensa bene di fare sfoggio delle sue eccelse qualità prima realizzando un gol partendo da metà campo (stile Maradona contro l’Inghilterra ai Mondiali) raccogliendo applausi a scena aperta al San Paolo; poi trasforma un rigore da lui stesso provocato per fallo di Renica. Il doppio, inaspettato svantaggio fa aprire, per forza, lo scenario all’ospite tanto atteso che subentra al posto di Mauro. Si riparte alla carica nella ripresa e già al 46°, per un fallo di mano di Battistini, il Napoli ha la possibilità di dimezzare lo svantaggio; Maradona va sul dischetto, ma la lunga inattività gli annebbia i riflessi ed il portiere Landucci non ha difficoltà a parare il tiro. L’errore invece di abbatterne il morale scatena nel “purosangue”una feroce voglia di riscatto coinvolgendo tutta la squadra. Un tiro cross di Renica, beffardamente deviato da Pioli, riapre i giochi al 61°, ma questo gol costerà al bravo Alessandro un brutto stiramento che, in pratica, fra varie ricadute, lo escluderà in seguito dalla corsa scudetto. Il forcing verso l’area viola diventa assillante sotto la spinta di un rinfrancato pubblico e di un ritrovato Maradona. Careca prima sfiora, poi centra il pari con un tocco felpato al 76°. A tre minuti dalla fine arriva la classica ciliegina sulla torta; con un cross diabolico da calcio d’angolo Diego lancia in gol Corradini che vola ad incornare il gol del sorpasso in un tripudio indescrivibile. Il 3 a 2 finale consente al Napoli di staccarsi dalla Juve, sconfitta nel derby d’Italia con l’Inter per 2 a 1, e di insediarsi in vetta alla classifica a quota 9. Seguono, a due punti, le tre grandi tradizionali, ma a sorpresa c’è la Roma di Radice con 8 punti: i giallorossi, infatti, hanno conseguito un bel successo in rimonta in quel di Bari.
Sesta giornata: 24 settembre Si pensa che sul neutro di Monza la “Bigon band” possa fare un solo boccone della Cremonese di Burgnich, ma, per effetto di numerose palle-gol fallite e di un micidiale contro piede del conterraneo di Diego ed ex laziale Dezotti, gli azzurri corrono fino al 78° il serio rischio di subire la prima sconfitta. Sarà un bellissimo colpo di testa, eseguito peraltro in equilibrio precario da Diego, a fissare il risultato finale sul punteggio di 1 a 1. Così la Roma aggancia il Napoli in testa alla classifica a quota 10. Inter e Juventus si rifanno sotto ad un punto, mentre il Milan, fermato dal pari interno con la Fiorentina scivola a meno 2, proprio alla vigilia della sua discesa al San Paolo.
Settima giornata: 1° ottobre Davanti ai soliti ottantamila e rotti spettatori, Bigon schiera tutti i suoi titolari, mentre Sacchi lamenta le assenze di Van Basten e Gullit, con Maldini costretto alla panchina dalle precarie condizioni fisiche. Fedele al suo credo: “contano più gli schemi che gli uomini” il Profeta di Fusignano imposta una gara di attacco ma non crea reali pericoli, perché si registrano soltanto tiri da lontano di Ancelotti ed Evani. Senza colpo ferire, mostrando un utilitarismo spietato, il Napoli chiude il primo tempo in vantaggio per 2 a 0. Sembra quasi un replay del 4 a 1 della stagione precedente, con lo stesso, identico schema, punizione di Diego e colpo di testa vincente di Carnevale. Nella ripresa, solito refrain con il Milan in avanti ed il Napoli lesto a ripartire in contropiede. Dopo un quasi-gol di Simone, ecco arrivare quando già scorrono i titoli di coda l’apoteosi. All’84° Mauro da metà campo, con un tocco di velluto, lancia il “divino” che dopo una frenetica, irresistibile galoppata in solitario, fa letteralmente sedere il portiere del Diavolo, Galli (per il quale l’argentino rappresentava un vero e proprio incubo) e, con un diabolico colpo sotto, realizza il 3 a 0 finale che allontana i rossoneri a meno 4. L’Inter si mantiene ad un punto strapazzando a San Siro la Roma, prossima avversaria degli azzurri. A meno 2, con la Roma, ci sono la Juve e la Sampdoria, vittoriosa nel derby della Lanterna grazie ai gemelli Mancini e Vialli.
Ottava giornata: 8 ottobre Anziché all’Olimpico, la gara si disputa al Flaminio, causa i lavori per Italia ’90. Lo stadio non ha pista di atletica ed i 30.000 presenti possono far sentire chiara e forte la loro voce. Le particolari condizioni ambientali sembrano mettere le ali ai giallorossi che al 10°, approfittando di un’incertezza della difesa napoletana, vanno in gol con Comi. La Roma insiste e solo un provvidenziale salvataggio sulla linea di Baroni evita il doppio vantaggio della squadra di casa. Il Napoli si riorganizza ed al 55° un fallo di Berthold su Baroni consente a Maradona di siglare il pareggio. Il match si trasforma quasi in una rissa a causa dei numerosi falli da una parte e dall’altra e poco ci manca che negli ultimi minuti Careca realizzi il gol della vittoria. Il pari, comunque, va più che bene agli azzurri visto che l’Inter non va oltre il pareggio con il Bari e viene raggiunta al secondo posto dalla Samp, vittoriosa sul Verona di Bagnoli. Juve e Milan, a sorpresa, cadono rispettivamente contro Atalanta e Cremonese. Questa la situazione di classifica alla vigilia del match del San Paolo contro l’Inter, partita che chiude il trittico di ferro per gli uomini di Bigon.
Nona giornata: 22 ottobre Contrariamente alle previsioni della vigilia, è l’Inter a cercare con più insistenza il gol nel corso del primo tempo sfiorando la segnatura con Berti fermato in area da Giuliani in maniera non proprio ortodossa. I Neroazzurri, privi di Serena, mantengono il pallino del gioco per tutta la prima frazione ma all’intervallo il punteggio è ancora quello dell’inizio. Alla ripresa sbuca dal sottopassaggio il portiere di riserva Malgioglio che prende il posto dell’uomo “ragno”, Walter Zenga. La circostanza sembra infondere nuovo vigore al Napoli che inizia un forcing confuso ma determinato. Il punteggio si sblocca al 75°: Alemao vince un robusto contrasto con Berti al limite dell’area e serve il connazionale Careca sul filo del fuorigioco ; secco il tiro del riccioluto Antonio e l’1 a 0 è bello e fatto. L’Inter non si riprende dalla botta e a sei minuti dalla fine è Maradona a mettere il punto esclamativo al big match, realizzando il definitivo 2 a 0 con uno dei suoi irripetibili gol. Il ciclo di ferro si conclude come meglio non si poteva sperare: il Napoli a 15 punti, il terzetto formato da Inter, Juve e Samp distaccato a tre lunghezze, il Milan a meno cinque. Tutto questo, malgrado la partenza ad handicap delle assenze degli “stranieri”all’inizio della corsa. Giustificato, perciò, il crescente entusiasmo della città……
Decima giornata: 29 ottobre L’affascinante teatro di Marassi a Genova, unico stadio in Italia “all’inglese”, rappresentava un insidioso banco di prova sulla strada del tricolore bis. Di fronte agli Azzurri c’è il Genoa dell’ineffabile prof. Scoglio, amante degli schemi di gioco dell’Uruguay degli anni’30. Difatti, i Rossoblu schierano ben tre rappresentanti degli eredi di Schiaffino; di questi, però il solo Aguilera troverà fortuna nel Bel Paese. Il Napoli fa valere la sua patente di primo della classe e mette alle corde la squadra di casa, ma un po’ per l’imprecisione sotto porta, un po’ per le parate dell’ottimo portiere del Genoa, Gregori, lo 0 a 0 non si schioda. Sono, invece, i liguri ad andare in gol con Fontolan, autore di un preciso colpo di testa nell’area piccola; quello che sembra far precipitare tutto è un ingenuo quanto netto fallo di reazione di Alemao che determina la giusta espulsione del focoso brasiliano. All’inizio della ripresa, con il Genoa che imperversa in contropiede, il tracollo sembra vicino, ma una traversa e due palle gol fallite per un soffio dai genovesi allontanano lo spettro del 2 a 0. Al 60° avviene quello che non ti aspetti: Caricola, in area, tocca istintivamente con la mano, rigore trasformato da Diego con un tiro imparabile e 1 a 1 definitivo ed insperato. Da quel momento la furia agonistica dei padroni di casa affievolisce e gli Azzurri hanno buon gioco nel condurre in porto una soddisfacente divisione della posta, mantenendo a due punti di distanza il duo Inter e Juve , con la Sampdoria, battuta proprio dalla Juve, scivolata a meno 4 ed il Milan,sconfitto ad Ascoli, addirittura a meno 6. Chi avrebbe immaginato, in quella domenica di mezzo autunno, che sarebbero stati proprio i Rossoneri i rivali più agguerriti dei “nostri” in quel campionato?
