L’ALTRO NAPOLI! LE DUE FACCE DELLA SQUADRA AZZURRA
"Il mio Napoli come il Barcellona!". Bene, anzi, benissimo. Il sorriso esce spontaneo su tali dichiarazioni soprattutto se si pensa al prestigio, alla programmazione e ai risultati. In totale contrasto, però, con quello che sembra il primo e giustissimo dogma dello stesso presidente partenopeo: "Il primo obiettivo e non fallire mai più". Già, perchè il Barcellona è la seconda squadra di Spagna se non la prima al fianco del Real Madrid, gode di attenzioni politiche anche fuori dal mondo del calcio e grande considerazione nelle decisioni europee. Poco importa, quindi, se i blaugrana contano più di 150 milioni di euro in rosso, ma il tale discorso non sarebbe attuabile in Italia e soprattutto a Napoli. La città partenopea ha già vissuto il periodo del fallimento che ha chiuso una storia di otto anni al limite della decenza e della sopportazione, tutto arrivato per un buco finanziari pari alla metà di quei milioni sopra citati. D'altronde, il Napoli non è la Lazio e quindi può tranquillamente retrocedere in Serie C1 con l'unico obiettivo di salvare, attraverso incassi e visibilità, 3/4 delle società in categoria compresa la federazione stessa!
Mischiamo un po' la situazione e cerchiamo di rilevare solo il buono di quell'esempio: notorietà, incassi, stabilità europea, un nucleo societario ampio e affidabile, una produzione costante di giovani talenti da integrare in prima squadra; magari ci vorrebbe anche lo stadio di proprietà, ma sappiamo bene come il San Paolo seppur dilaniato dal tempo e dalle malefatte passate faccia gola un po' a tutti. Ecco, forse questo veniva inteso con il nome "Barcellona", naturalmente non va dimenticato, e nel discorso di società e programmazione ci sta bene il flash-back sulla terza categoria, che questa società gode di nuova vita da soli sei anni e sei mesi, un po' pochini per vederla sparare a razzo verso l'alto.La programmazione iniziale ha subito un rallentamento preannunciato e invisibile poichè offuscato da risultati, parole e giochi di potere verso un sapientone e un altro, ma dopo la rivoluzione d'Ottobre caduta giusto un anno fa e l'arrivo di Mazzarri hanno rimesso in piedi, almeno nella credibilità, una società che rischiava di vedere crollare tutto di giorno in giorno.
Naturalmente l'esigenza cresce e spesso il classico bombardamento mediatico ha causato nei sostenitori azzurri una sorta di richiesta smisurata dell'accrescimento tanto da far perdere il contatto con la realtà dei fatti. Attualmente, la società partenopea presenta uno dei bilanci più floridi e positivi dell'intera Serie A, ma incassi e premi vari arriveranno solo a fine stagione costringendo la società a rinviare i sogni di gloria; certo l'Europa League non è la Champions ma qualche piccolo euro farà comunque la sua bella figura nelle casse societarie. Intanto, la squadra azzurra è quinta in classifica, si gode le magie di Lavezzi, la spensieratezza di Cavani e la maestria di Hamsik che, quando in vena, sforna gol ed emozioni forti che Napoli aveva dimenticato molto tempo fa.Torniamo indietro e fermiamoci un secondo, non è tutto rosa e fiori perchè c'e sempre l'altra faccia della medaglia, l'altro Napoli da depressione e tachicardia: rosa corta e a tratti inaffidabile, malumori interni e mancanza di continuità. A questo si aggiungono alcuni numeri che rassicurano certamente l'ambiente: 3 vittorie in 8 gare di campionato, 1 soltanto tra le mura amiche (Roma), 14 gol fatti e 11 subiti di cui 7 in casa e 4 in trasferta, peggio hanno fatto solo Bari, Lecce (13), Palermo, Roma e Bologna (12) mentre gli azzurri si vedono seconda peggior difesa casalinga dietro la Juventus (8).Questi numeri non sono da quadro nero, ma tutto sommato da colore grigio soprattutto per le gare casalinghe. Il Napoli, infatti, nonostante al San Paolo abbia conquistato solo 4 punti in 4 gare (2 sconfitte con Chievo e Milan, 1 pari con il Bari e 1 vittoria con la Roma) la media inglese partenopea è ferma a -4 grazie all'imbattibilità esterna che ha fruttato 7 punti (vittorie a Cesena e in casa della Sampdoria, pari in casa della Fiorentina). Si, il quadro è grigio e valutando un po' tutto non sembra lontano il passaggio al nero!
I punti precedentemente citati non lasciano tranquilli: la rosa totale non sembra dare grandi garanzie tanto che i nuovi acquisti non hanno trovato molto spazio se non a gara in corso mentre i titolari macinano più di mille minuti a testa (parliamo di Hamsik, Lavezzi, Cavani, Maggio, Dossena, Gargano, Cannavaro e De Sanctis); a questo si aggiunge lo scompenso numero creati dall'infortunio di Lucarelli e dai casi spinosi di Santacroce e Blasi che svuotano ulteriormente la rosa a disposizione. Dopodiché arrivano i malumori interni come nel caso di Camilo Zuniga: il colombiano è stato spesso fischiato nelle sue apparizioni date le prestazioni al limite della sufficienza e tale situazione non portano tranquillità, oltretutto le continue voci di mercato che lo circondano (Juventus e Roma ndr) gonfiano l'aria pesante attorno a lui. Ecco l'altro punto in questione, il mercato: il Napoli non sembra gestire al meglio determinati nodi come nel caso di Paolo Cannavaro e la continua bagarre sul rinnovo contrattuale.Insomma, c'è un Napoli che apre un sorriso e un Napoli che preoccupa, l'altro Napoli, quello che non piace per niente e a nessuno…
