OBIETTIVO: MIGLIORARE. O NO?
Che si galleggi stabilmente tra le primissime posizioni della classifica, o che al contrario si perda qualche colpo di troppo, il disco in casa Napoli è sempre lo stesso: "Il nostro obiettivo? Dal quinto al decimo posto…". Per bocca del d.s., del presidente o di qualsivoglia altro dirigente questo non importa, fatto sta che la linea societaria quando si affronta l'argomento "obiettivi" è sempre la stessa: gettare acqua sul fuoco e non definire (per lo meno pubblicamente) alcun traguardo su cui questa squadra possa lottare e avventarsi con gli artigli. Prudenza? Volontà di non voler creare aspettative in una piazza già di per se così esigente? La ragione può venirci in soccorso, aiutandoci a comprendere che l'obbiettivo minimo per una società che si autodefinisce in continua crescita sarebbe quello di migliorarsi di anno in anno, e nel caso più infelice o sfortunato di ripetersi almeno sugli stessi livelli. Viene spontaneo, a meno che non si decida a sorpresa di scendere in campo per peggiorare i risultati raggiunti magistralmente la scorsa stagione, che le posizioni dalla 7a alla 10a non dovrebbero neanche essere citate dai vertici della società partenopea. Ciò non esclude che un campionato possa poi rivelarsi particolarmente "storto", ma annoverare in partenza tra i propri obiettivi posizioni al di sotto di quanto già conquistato è quantomai bizzarro. O di sicuro lo è in una piazza come Napoli. La parola Champions potrà anche far paura, ma per una volta diamo fiducia ai protagonisti: "Punterei zero euro sullo scudetto, una bella somma sulla qualificazione in Champions League, di meno sull’Europa League. Ho rinnovato col Napoli perché credo in questo grande progetto", dice a chiare lettere Marek Hamsik. Provate a dirgli del settimo posto…
