LA STORIA DEL 2° SCUDETTO AZZURRO (IV PARTE)
Trentesima giornata: 18 marzo La Juve di Zoff, distante quattro punti dal Milan, coltivava ancora qualche speranza di scudetto quando arrivò al San Paolo in quella domenica di marzo dal clima quasi estivo. Diego cominciava ad entrare in forma “Mundial”, ma era tutto il Napoli a muoversi in campo come mai era avvenuto prima in quella stagione. Le avvisaglie di quello che sarà l’andamento della gara si avvertono subito; al 13° una gran botta di Crippa scuote la traversa della porta juventina e subito dopo una magnifica giravolta di Maradona appena dentro l’area porta meritatamente gli Azzurri in vantaggio. Careca e company non si accontentano dell’1 a 0 e continuano a spingere. Al 28°, ecco un nuovo capolavoro del ”Pibe de oro” che su punizione da venticinque metri con una deliziosa palombella beffa ancora il suo amico-nemico Tacconi. All’intervallo, è 2 a 0. Nella ripresa, dopo il forcing della prima frazione e costretto a tirare il fiato, il Napoli arretra e dà nuova linfa ai Bianconeri che al 61° riescono ad accorciare le distanze con un rigore di De Agostini. I padroni di casa, compreso il pericolo imminente, ricominciano a giocare a tutto gas come nel primo tempo e su azione di calcio d’angolo, appena tre minuti dopo il rigore juventino trasformato, ristabiliscono le distanze con un tocco un po’ sporco di Francini per il 3 a 1 finale con il quale la “Bigon Band” raggiunge quota 43 in classifica, purtroppo sempre a meno uno dal Milan reduce dal vittorioso confronto con il Lecce per 2 a 1 durante il quale, tuttavia, non aveva messo in mostra il suo solito calcio spumeggiante. Si arriva così al turno numero trentuno, dopo la sosta per la Nazionale, nel quale accadrà l’imprevedibile.
Trentunesima giornata: 8 aprile Rispettata la prevista sospensione delle ostilità, si riparte sempre con il Milan avanti di una lunghezza sul Napoli e di quattro sui cugini interisti. Sia i milanisti che i napoletani sono impegnati in trasferta, rispettivamente sui campi di Bologna ed Atalanta, squadre ormai salve con speranze di arrivare alla Coppa Uefa (che alla fine raggiungeranno). Ad un quarto d’ora dal termine, le due gare sembrano procedere di conserva, con due 0 a 0 da una parte e dall’altra. Improvvisamente, però, il campionato si tinge di giallo. A Bergamo, al 77°, sotto un fitto lancio di oggetti proveniente dalla curva atalantina il prode Alemao viene colpito al capo da una moneta di 100 lire. La ferita al cuoio capelluto c’è ed il giocatore,…..opportunamente consigliato, rimane a terra e chiede la sostituzione. Ricoverato in ospedale, viene giudicato guaribile ….in un giorno. Il match termina a reti inviolate e, con l’inevitabile seguito di polemiche da una parte e dall’altra, il successivo mercoledì il giudice sportivo accoglie il ricorso del Napoli e modifica – secondo le norme federali all’epoca vigenti – il risultato del campo in un provvidenziale 2 a 0 a favore del Napoli che così raggiunge a quota 45 il Milan. Nel frattempo che cosa era successo a Bologna? A sette minuti dal termine su un tiro-cross di Giordano si avventano sul pallone l’attaccante bolognese Marronaro, il portiere milanista Pazzagli ed il difensore Filippo Galli. La sfera, viscida, schizza sul terreno bagnato ben oltre la linea di porta prima di essere recuperata dallo stesso Pazzagli. La terna arbitrale non vede il gol ed il Milan si salva in tal modo dalla sconfitta, ma non dall’aggancio in vetta. Ovviamente, come già ricordato, non mancarono le polemiche rendendo ancor più acceso ed infuocato il finale di stagione. L’Inter, intanto, bloccata in casa sul pari dal Cesena dà il mesto addio alle residue speranze di difendere il tricolore cucito sulle maglie dei suoi giocatori.
Trentaduesima giornata: 14 aprile Il Milan, impegnato in Coppa dei Campioni il mercoledì seguente, disputa al venerdì il proprio incontro con la Sampdoria nel terz’ultimo turno del campionato, anticipato al sabato per la Festività di Pasqua. I Rossoneri hanno la meglio per 1 a 0 con un gol di testa realizzato da “Provvidenza” Massaro che risolve un match spigoloso, rimasto nella memoria degli “aficionados”, per le scintille sprizzate dagli scontri (duri ma leali) tra Van Basten e Vierchowod in area blucerchiata e non. Il giorno successivo gli Azzurri non incontrano eccessive difficoltà a superare con un secco 3 a0 un Bari ormai appagato dal suo bel campionato, quindi non stimolato al massimo. Diego su rigore nel primo tempo, Carnevale e Careca nella ripresa i marcatori di quella vittoria che coinvolse tutto l’attacco azzurro. A due turni dalla fine Milan e Napoli sono appaiati a quota 47, come due ciclisti in fuga verso lo sprint finale. Gli Azzurri sembrano avere più birra in corpo, visto che non sono coinvolti negli impegni di Coppa come i Rossoneri. Così, sempre accompagnati dalle polemiche sulla monetina di Bergamo (in settimana la Caf aveva respinto il ricorso dell’Atalanta), e non sulla palla entrata in rete a Bologna e non vista dall’arbitro, si va verso la penultima, decisiva giornata.
Trentatreesima giornata: 22 aprile Il Napoli è impegnato a Bologna contro una squadra che ha raggiunto ormai una tranquilla posizione di classifica. Il Milan, invece, gioca a Verona e si porta dietro i fantasmi dello scudetto perduto nel 1973, all’ultima giornata, proprio contro i Gialloblu. La compagine di Osvaldo Bagnoli occupa il penultimo posto ma conserva ancora qualche speranza di salvezza. Il Milan sembra affaticato dalla lunga rincorsa durata, in pratica, tutto il campionato e dai gravosi impegni della Coppa dei Campioni. I commentatori (ma anche i tifosi) prevedono come inevitabile l’assegnazione del titolo dopo uno spareggio. Alla vigilia dell’incontro, Albertino Bigon rilascia una dichiarazione che risulterà profetica: “ sento che non ci sarà spareggio “. In Emilia una pioggia incessante, durata per l’intero incontro, non frena il Napoli più attivo e spumeggiante della stagione: al 15° è già in vantaggio per 3 a 0 e mette alle corde senza pietà un Bologna stordito da un “futbol bailado” semplicemente magnifico a vedersi. Al 3° va in gol Careca che, servito da Corradini, appena dentro l’area scarica un bolide imparabile che s’insacca all’incrocio dei pali alla sinistra del sorpreso portiere felsineo Cusin. Naturalmente, Diego non vuole essere da meno del compagno di reparto ed al 9°, dal limite dell’area , disegna un rasoterra angolatissimo sul quale l’estremo difensore della squadra di casa non può far altro che raccogliere la palla in fondo al sacco. Al quarto d’ora, ecco il tris, confezionato da uno scambio volante Baroni-Francini-Careca, con il brasiliano che, con uno splendido colpo di tacco, libera al tiro il terzino ex Toro che brucia in uscita Cusin. Le migliaia di appassionati napoletani che avevano seguito a Bologna la squadra del cuore non credono ai loro occhi. Ma c’è sempre da vedere che cosa combina il Milan…… Per Baresi e company, a differenza di quanto accade a Bologna, il match al Bentegodi non è certo agevole; comunque, dopo una prima mezz’ora equilibrata, al 33° una gran botta su punizione di Marco Simone fa entrare la palla in rete, con la sfera che rimbalza beffarda davanti a Peruzzi. A sua volta il veronese Gritti sfiora il gol, ma alla fine del primo tempo è ancora parità: Milan e Napoli sono appaiate a 49 punti. Intanto a Bologna la furia del Napoli si è temporaneamente placata ed il Bologna esce timidamente dal suo guscio senza impensierire troppo il portiere partenopeo Giuliani. Tuttavia, al 47°, sfruttando un errore dell’estremo difensore azzurro, De Marchi accorcia le distanze per i suoi. Ma, di fronte a quel Napoli, non si avverte mai la sensazione che il Bologna del profeta del “ calcio-champagne” possa riuscire a realizzare la rimonta. Oramai, la vera partita si gioca con le radioline collegate con il campo scaligero. A Verona, dopo sei mesi di assenza per infortunio, rientra in campo Ruud Gullit. Il Milan lamenta la mancata concessione di due (dubbi) rigori; Sacchi dice qualche parola di troppo e l’ineffabile arbitro Concetto Lo Bello espelle l’allenatore meneghino. Ma per il Milan il peggio deve ancora venire. Al 63° lo stopper argentino Sotomayor su azione di calcio d’angolo svetta imperiosamente in area e sigla il temporaneo 1 a 1, facendo esplodere la gioia non solo dei Veronesi ma anche dei fans azzurri assiepati in curva in quel di Bologna. Per i Rossoneri la situazione precipita quando vengono espulsi prima Rjjkaard e poi Van Basten; quest’ultimo, esasperato continui fischi della tifoseria locale, arrivò a gettare via la maglia in segno di stizza. A Bologna, nel frattempo, all’85° Alemao lanciato mirabilmente da Maradona scarta anche il portiere e deposita in rete la palla del 4 a 1. A questo punto arriva la notizia tanto attesa: rimasto in nove il Milan incassa in contropiede il pallonetto, in verità non irresistibile, del veronese Davide Pellegrini che fissa il risultato finale del Bentegodi sul 2 a 1, risultato che comunque non sarà sufficiente a conquistare la salvezza per la squadra di casa. Naturalmente a Bologna il popolo azzurro scatena la propria irrefrenabile gioia per uno scudetto ormai in dirittura di arrivo. La contentezza è tale che tutto lo stadio, napoletani compresi, applaude convinto il secondo, inutile gol bolognese che sancisce il 4 a 2 finale. A 90 minuti dal termine del campionato il Napoli ha 49 punti, il Milan 47. Ormai è, quasi, fatta!
Trentaquattresima giornata: 29 aprile Gli spifferi polemici provenienti da Milano nella settimana che precede il “grande, secondo giorno” non distraggono assolutamente il popolo napoletano dalla preparazione della grande festa, anzi. Oltre ai classici striscioni e manifesti comparvero un po’ dovunque ironiche e sbeffeggianti scritte all’indirizzo del potente Milan, condotto dall’altrettanto potente Berlusconi che non si è ancora tuffato nei gorghi della politica. Avversaria degli Azzurri è la Lazio di Dino Zoff impantanata nel limbo del centro classifica. Qualcuno, non a torto, si preoccupa di una possibile “vendetta” dei Bianco-celesti romani per lo scudetto perduto proprio a Napoli nel ’73 da Chinaglia e company. Già dopo sette minuti in un San Paolo gremito fino all’inverosimile (nessuno aveva voluto rinunciare a quel pomeriggio di festa) Marco Baroni, servito “al bacio” da Diego, svetta in area segnando la rete del vantaggio. La partita, in pratica, finisce a questo punto. La Lazio tenta timidamente qualche sortita, Maradona colpisce la traversa su punizione, ma per il resto fu solo un impaziente conto alla rovescia per i protagonisti e per i 90.000 presenti a Fuorigrotta. L’1 a 0 tenne sino alla fine, così sancì il secondo scudetto del Grande Napoli di Maradona in un tripudio di gioia, colori, canti in un festeggiamento che, ovviamente, coinvolse tutta la città sino alle prime luci dell’alba. Ferlaino, saggiamente, spiazzò tutti: pensò bene di noleggiare una nave portando a festeggiare lontano da sguardi indiscreti tutti gli eroi di quella storica impresa, con l’aggiunta di un ospite d’onore l’indimenticabile Massimo Troisi. Dal canto suo, il Milan sconfisse per 4 a 0 il Bari, chiudendo a quota 49, due punti in meno del Napoli che raggiunse la soglia dei 51 punti. Volendo, in sintesi, procedere ad un raffronto con la squadra Campione d’Italia del 1987 potremo dire che la formazione di Bigon era meno bella a vedersi, ma sicuramente più pratica, cinica e determinata.
APPENDICE C’è un’appendice al racconto appena concluso. Il 1° settembre di quello stesso 1990, sconfiggendo con un clamoroso 5 a 1 la Juventus di Roberto Baggio, gli Azzurri conquistarono anche la Super Coppa Italiana. Questo risultato rappresentò – lo possiamo tranquillamente affermare a distanza di tanti anni – il canto del cigno di una squadra forse irripetibile nella quale era stato realizzato un eccezionale “mix” di interpreti, ciascuno dei quali, rispettivamente, aveva espresso su tutti i campi d’Italia sublime arte calcistica, capacità tecnica, spirito di sacrificio verso i compagni e la squadra. Quella compagine, in definitiva, aveva rappresentato per il tifoso napoletano anche il segno del riscatto dopo tante delusioni subite sul rettangolo verde all’Arenaccia, al Vomero, al San Paolo.
