LA (SANTA)CROCE DEL NAPOLI
Arrivato al San Paolo con la valigia carica di belle speranze, ma soprattutto con quell'immagine di enfant prodige forse troppo precocemente cucitagli addosso in un'età in cui invece sarebbe salutare cibarsi esclusivamente di pane e sacrificio, Fabiano Santacroce è con tutta probabilità l'oggetto più misterioso che sia comparso in quel di Napoli da tempo immemore. Già, perché non è da tutti esordire a Fuorigrotta a soli 21 anni, e farlo in maniera egregia tanto da incantare l'esigente pubblico partenopeo e niente poco di meno che Marcello Lippi, ct dalla nazionale campione del mondo in carica. Ma è altrettanto raro sparire come ha fatto il nostro Fabiano. D'accordo i problemi fisici, che hanno afflitto il giovane difensore azzurro quasi il suo cognome fosse stato il più sinistro dei presagi: prima un menisco, poi l'altro, il tutto condito in una salsa di innumerevoli piccoli acciacchi di contorno. Ma il volto tirato di Santacroce sembra celare ben altro: mancanza di fiducia? Vita sregolata? Contrasti con i compagni? Voglia di cambiare aria? Si fa presto a comporre una bella insalatona di motivi più o meno reali, ma la verità è solo lì, chiusa nelle segrete stanze in quel di Castelvolturno. Una sola cosa è certa: il vero Santacroce è più vicino a quello ammirato nelle prime uscite in azzurro che non a quello distratto e a tratti irritante delle rarissime occasioni in cui è stato possibile vederlo calcare il terreno di gioco in tempi recenti. Il ragazzo è un patrimonio della società, che ha il dovere di fare tutto il possibile per cercare di recuperarlo e di riportarlo all'antico splendore. Augurandoci che i vertici azzurri non optino per la soluzione più facile: un doloroso addio che potrebbe essere amaramente rimpianto ben presto…
