LA PROMOZIONE DEL 1950

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Prosegue il nostro “cammino a ritroso” nel rievocare le promozioni in Serie A degli Azzurri. 

Come nel 2000, con Novellino e Schwoch, anche l’Anno Santo del 1950 portò in dono agli sportivi napoletani la promozione.Dopo la discussa retrocessione del 1948, macchiata dallo scandalo di Bologna, il Presidente Musollino tentò l’immediata risalita mettendo alla guida tecnica della squadra Felice “Farfallino” Borel, così detto per la ricercata eleganza che mostrava dentro e fuori del rettangolo di gioco, già punta di diamante della Juve del “quinquennio”.

Le cose non andarono, però, come auspicato ed al termine del Campionato 1948/49, la squadra si trovò ad occupare un deludente 5° posto.

Borel fu così sostituito da Eraldo Monzeglio, terzino campione del Mondo nel 1934 e nel 1938, ex del Casale (in coppia con l’altro grande Calligaris), del Bologna e della Roma, ma, soprattutto, ex istruttore di tennis dei figli di Benito Mussolini che all’occorrenza trattava (questa la voce popolare) assai severamente. La leggenda vuole che furono proprio Vittorio e Romano Mussolini ad intercedere nei confronti della Roma a favore del loro istruttore.Musollino restò affascinato dalla personalità di Monzegio, tanto da affidargli subito la mission del ritorno in Serie A.Il nuovo allenatore si mostrò subito convinto assertore di un tipo di disciplina rigida, da tenere dentro e fuori del campo, nonché della necessità di lottare dal 1° al 90° minuto.Notevole fu la campagna acquisti con molti arrivi e partenze: fra i primi, ricordiamo Todeschini, Astorri, Delfrati; fra i secondi l’addio di La Paz. Da buon ex difensore, Monzeglio riuscì ad allestire un reparto arretrato quasi impenetrabile, violato appena 34 volte in ben 42 incontri: fu in assoluto la migliore difesa del campionato. Ma anche l’attacco, alla fine mise a segno 72 “colpi”, collocandosi al 5° posto, a dimostrazione che storicamente nel calcio italiano vince chi prende meno gol e non chi ne fa di più.

Bomber di quel Napoli fu Ivo Supina, centravanti Jugoslavo molto amato dalle donne del bel mondo partenopeo, che andò a segno 15 volte in soli 22 incontri disputati. Gli altri artefici di quell’impresa furono, oltre alla già ricordata difesa composta dal trio Chiellini, Delfrati, Soldani, il mediano Paolo Todeschini, in seguito scultore ma al tempo poderoso mediano di spinta; il gladiatore Voltaggio, dotato di un fisico straordinario; gli interni Gramaglia e Di Costanzo, tutti rappresentativi di un blocco difesa-mediana assai difficilmente superabile. 

Anche l’attacco, però, al di là delle cifre appena richiamate, fece in pieno la sua parte. Vogliamo ricordare, con Supina, anche De Andreis (12 gol), lo “sceriffo” Astori e Naim Kriezu, ala albanese dalla velocità eccezionale.Contravvenendo alle previsioni dello stesso Monzeglio che riteneva l’Udinese più forte, i Napoletani si classificarono al 1° posto con 61 punti, uno in più dei bianconeri friulani anch’essi promossi.

Proprio l’Udinese sancì la prima sconfitta del Napoli in quel campionato, alla quarta giornata quando gli Azzurri furono sconfitti per 3 a 2, dopo i tre iniziali successi consecutivi. La squadra, però, si riprese subito e, dopo aver subito, nel mezzo del girone di ritorno, un rovescio a Livorno per 1 a 0, infilò sei vittorie ed un pareggio negli ultimi sette turni, fra cui due fragorose vittorie a Brescia ( 5 a 1) ed a Lodi con il Fanfulla (4 a 1).La matematica certezza che la Serie B sarebbe stata abbandonata arrivò al penultimo turno, con la vittoria contro il Vicenza per 1 a 0, marcatore Todeschini. La gran festa allo Stadio del Vomero avvenne la domenica successiva, quando con una doppietta di Supina venne sconfitto il Catania per 2 a 1: La folla, inebriata di gioia, portò in trionfo Musollino e Monzeglio, i due principali protagonisti di quella splendida cavalcata, conclusasi con una promozione ampiamente meritata.  

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