JUVENTINI BASTA! NAPOLETANI, FACCIAMOCI SENTIRE!

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In una disciplina popolare e di largo seguito quale è il football, la rivalità tra i club è ammessa. E quando dal campo si trasferisce sugli spalti è più che tollerabile fra tifosi, a condizione che rimanga incanalata nei binari della correttezza, della sportività, della calma olimpica. Ma anche e soprattutto dell’ironia, dello sfottò scherzoso, di quell’humour fine e sarcastico che noi napoletani conosciamo bene e che ci apparenta agli inglesi, dai quali i supporters calcistici di tutt’Italia dovrebbero prendere esempio in fatto di cultura sportiva. A cominciare da quelli juventini, che sempre più spesso si riproducono in vergognose e becere performances che travalicano il sottile limite del puro svago, sconfinando nell’insulto ignorante, nell’offesa infamante, nel dileggio dal sapore razzista, e infangando il nome glorioso di una città, di un popolo che nella sua storia ha già subìto tanto, troppo. E che non augura a nessuno di soffrire i suoi stessi patimenti.

Il ‘dagli al napoletano!’ caratterizzante una buona parte di sostenitori bianconeri è sempre esistito. Si era affievolito, se così si può dire, quando il Napoli era caduto in disgrazia e le sfide con Madama erano divenute un’insopportabile rarità. Una volta che la nostra squadra del cuore è tornata alla ribalta del calcio italiano, il disgustoso vizio all’ingiuria denigratoria si è riacutizzato, riprodotto dalla grancassa degli intelligentoni che tifano bianconero. Fermo restando che dileggiare la Capitale del Sud è un hobby à la mode tra le tifoserie settentrionali (e non solo, vedi qualche gran signore a Firenze …), l’excalation degli insulti juventini, che Napoli e i napoletani si vedono costretti a ricevere, ha avuto un’accelerazione pericolosa negli ultimi tempi. Non bastavano i sacchetti d’immondizia con su scritto ‘Vi è caduto dal pullman’, gli striscioni ‘Napoli is not Italy’, ‘Vesuvio wash it’, ‘Benvenuti in Italia’e il solito squallido coro ‘Vesuvio, lavali col fuoco’ esibiti allorquando gli azzurri sono scesi in campo a Torino. Il vizio, difatti, è ripreso fatalmente tra i simpatici fan juventini anche quando a giocare allo Stadium non vi sono stati i partenopei, bensì altre squadre, nella fattispecie Udinese e Lazio: sia contro i friulani in Campionato che con i capitolini in Coppa Italia s’è nuovamente udito il succitato squallido coro, intonato senza ritegno. E tollerato dall’impresentabile Giudice Sportivo Gianpaolo Tosel, un ex magistrato in pensione con malcelate simpatie leghiste, il quale non dimentica mai di chiudere un occhio, se non entrambi, sulle intemperanze dei tifosi juventini, specie quando queste ledono la nostra dignità. Squalifica del campo per un match (ma anche due non sarebbe male), squalifica di una curva, magari corredate con una maximulta da 30.000 Euro in su? Macché! Per quanto accaduto nella sfida contro la compagine di Guidolin, solo una ridicola ammenda di 10.000 Euro, punizione non differente da quelle comminate in passato nei non pochi casi simili. Ciò che però fa riflettere in peggio è la motivazione della sanzione inflitta: “perché alcuni suoi (della Juve, ndr) sostenitori al 44' del primo tempo e al 31' del secondo tempo, hanno indirizzato alla tifoseria di altra squadra un coro costituente espressione di discriminazione territoriale”. Attenzione, “alla tifoseria di altra squadra”, non “a una città”, “a un popolo”. Come se a focalizzare l’attenzione in queste situazioni sia la squadra di calcio, non la città da essa rappresentata. Come se la questione razzistica, d’importanza cruciale al giorno d’oggi (e non solo nello sport), venga totalmente tralasciata, dimenticata, ritenuta superficiale e irrisoria. O interpretata in maniera imperfetta. Ok, quello dei tifosi della Pro Patria nei confronti di Boateng è stato razzismo, come lo sono stati in precedenza anche per (ricordate?) Omolade, Zoro, Eto’o, Balotelli ed Ebagua. Per quale motivo la stessa etichetta non viene affibbiata da gran parte dei mass media anche agli insulti verso i napoletani? Per ignoranza, senza dubbio. O per sottostare a logiche a difesa degli interessi forti, di chi tiene sotto scacco il Sud da 150 anni.

Quel ch’è successo sabato e l’altro ieri sera avrà sicuramente delle repliche. L’idiozia dei lobotomizzati con la sciarpa bianconera al collo non avrà mai fine, coadiuvata dai quei meridionali emigrati in Piemonte che seguono il gregge di li chiama ‘terroni’ da una vita. Gli organi di stampa servi di Madama non faranno altro che istigarli, snobbando il pericoloso avversario Napoli che incute timore e stimolandoli all’insulto e alla parolaccia. Se poi a gettare benzina sul fuoco ci si mettono anche i tesserati (persino i pivelli come Marrone) il quadro negativo è completo. E allora? Allora basta! Per porre termine a questo brutale scempio occorre che il Napoli e i suoi tifosi alzino la voce. Rispondere alla violenza verbale con la violenza verbale non fa che acuire ancor più l’odio, non serve a nulla. Servono segnali forti, da parte della squadra, della società, della tifoseria. Se nel corso di una partita i fan di un qualsiasi club, non solo della Juventus, inneggiano al Vesuvio affinché erutti, i giocatori devono chiedere che la partita venga immediatamente sospesa e smettere di giocare. L’arbitro potrà anche farla riprendere, ricevuto l’ok delle forze dell’ordine come vuole la norma, ma se i cori dovessero ricominciare, beh, ragazzi azzurri, toglietevi la maglia come ha fatto Boateng e andate via dal campo! E se vi danno la sconfitta a tavolino non importa: avrete giustamente protestato dando un messaggio significativo a chi di dovere, come a Pechino. Se dopo questo gesto eclatante ci sarà voglia di punizione nei confronti del Napoli (tipo designazioni arbitrali ad hoc), allora sarà la dirigenza a dover farsi sentire nelle sedi preposte, se possibile anche urlando dalla collera, mettendo il problema all’ordine del giorno e imponendo che le regole riguardanti la materia siano radicalmente cambiate allo scopo di scoraggiare il razzismo negli stadi. E non solo: i tesserati del Napoli, dal Presidente in giù, hanno l’obbligo sensibilizzare fino alla noia l’opinione pubblica sull’argomento, al fine di farne capire la gravità, parlandone più frequentemente a mezzo stampa (qualunque mezzo stampa, anche via web). E lo stesso compito spetta ai tifosi. L’aplomb ironico che li ha sempre contraddistinti non deve mai finire, eppure non possono lasciar scivolare via tutto come se nulla fosse. Devono ribellarsi attraverso l’arma civile e democratica della protesta. Protestare prima, durante e dopo la partita, anche quando a Fuorigrotta scende il Chievoverona. Protestare (attenzione, senza essere violenti!) nelle sedi di chi governa il calcio. Protestare tramite i mass media, dando libero sfogo a un’indignazione e a un risentimento che non si riesce più a trattenere in corpo. E’ arrivato il momento di essere ascoltati, napoletani! Siamo stufi della spocchiosità e della superbia dei tifosi di un club che, per di più, fa finta di niente sul tema e rinfocola l’astio in maniera infantile! Basta, Napoli! Ribelliamoci, facciamo uno sforzo deciso, forte, senza indugi, contro questa schifosa vergogna!

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