IL PACCO DONA

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Nu milione… uanema d''o Priatorio". Questa citazione tratta dal celeberrimo film "Così parlò Bellavista" è perfetta per la storia che stiamo per raccontare. Anzi, forse a fargli i conti in tasca Marco Donadel può vantare qualcosa in più del milione tondo in busta paga. Tutti li ha presi, fino agli spiccioli. E la cosa peggiore è che continuerà a prenderli ancora, anche se è appena andato in regalo al Verona. Sì, proprio al Verona, l’ultima squadra possibile per un calciatore del Napoli. Ma siamo pronti a scommettere che almeno stavolta nessuno ci sarà rimasto male. 

Maledetto il giorno che t’ho incontrato, starà pensando Riccardo Bigon. Era l’estate di due anni fa, e Donadel era un ottimo free agent, dopo essersi svincolato dalla Fiorentina. Ventotto anni, esperienza da vendere anche in campo internazionale, qualità comprovate da anni di militanza in viola. Fare un quadriennale a un milione di euro per uno così non era per niente una pazza idea. A saperlo che l’insidia era dietro l’angolo. Il pacco-Dona arriva a Napoli e si fa male praticamente subito: un infortunio muscolare, roba neanche troppo grave. Ma i tempi si dilungano e il nostro (ma anche no) resta ai box per mesi, dopo aver accusato lo staff medico azzurro di aver peggiorato il suo problema, situazione mai chiarita del tutto. Da lì in poi, però, dalla sfortuna si è passati pian piano alla colpa, via via sempre più grave. Donadel entra in campo in poche tremende occasioni, nelle quali si capisce perfettamente perché Mazzarri preferirebbe scendere in campo lui con i suoi 50 anni piuttosto che proporre l’improponibile, che in campo passeggia come un ex calciatore, sebbene abbia solo 29 anni. Intanto lo stipendio è ancora lì, immacolato, e guai a chi glielo tocca. Il resto è storia recente, con Benitez che ha bisogno di uno sguardo per bollarlo come brocco e lasciarlo ai margini, scavalcato finanche dal carneade Radosevic. Cederlo? È una parola. Bigon ci ha provato in tutti i modi, per mesi e mesi, ma lui rifiutava sistematicamente qualsiasi destinazione. Problemi di soldi, ovviamente: chi mai avrebbe dato il famoso milione ad un elemento del genere? Alla fine il ds azzurro si è dovuto “accontentare” di darlo in prestito gratuito all’Hellas, pagandogli anche tutto lo stipendio. Tutto. Fino agli spiccioli, appunto. Scelta discutibile, ma inevitabile. Così si potrà sperare che il signore almeno ci provi, a tornare un vero calciatore, in modo da cercare di venderlo il prossimo anno con un minimo di criterio. Sicuramente meglio che tenerlo in panchina un altro anno a marcire ulteriormente, che poi l’anno prossimo finiva che non se lo prendevano più neanche regalato. 

Insomma è finita, probabilmente per sempre. Un calciatore come Donadel con una maglia come quella del Verona è una miscela potenzialmente esplosiva per i tifosi del Napoli, che di sicuro non saranno troppo clementi quando se lo troveranno davanti. Non c’è da biasimarli, per il modo in cui il calciatore e il suo procuratore si sono messi di traverso, rifiutando qualsiasi ipotesi che prevedesse la benché minima rinuncia al “tesoretto” sul contratto, dimostrando un’assenza di professionalità sconcertante. Del resto quello dei calciatori e dei loro contratti è un problema annoso. Sempre pronti a chiedere l’aumento quando giocano bene, difficilmente disposti a rinunciare a qualcosa quando invece le cose vanno male. Per chiunque esistono le dimissioni, per loro no. O meglio, esistono, e prevedono anche una bella buonuscita. Si chiama risoluzione consensuale, e se Marco Donadel avesse accettato almeno questa soluzione adesso magari non staremmo parlando di questo trasferimento scandaloso. Appuntamento alla 38ma giornata, stadio San Paolo, quello che Donadel ha visto praticamente solo dalla panchina o dalla tribuna. Sempre se, almeno a Verona, riuscirà ad arrivarci da titolare.    

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