“Il dito contro”: la superbia è la virtù dei deboli

Il consueto “dito contro” che da titolo a  questa rubrica, questa settimana di serie A non punta ad un indirizzo preciso quanto ad un problema che ha afflitto le cosiddette grandi: la presunzione.

Sotto la lente di ingrandimento, in ordine di apparizione, finiscono tre squadre: Roma, Juventus e Napoli.

La squadra di Fonseca esce con le ossa rotte dall’Olimpico con i tre goal rimediati dal Bologna, i rossoblù sono stati in grado di razionalizzare la direzione che stava prendendo la partita mettendoci ordine e disciplina per portare i tre punti a casa. La Roma di contro, destinata a furor di stampa ad intralciare Atalanta e Lazio ha mostrato tutte le sue fragilità, propriamente non si può parlare di “presunzione”, piuttosto di “realtà svelata”: la Roma è questa qui, ordinata a volte e spesso tremendamente fragile.

Ben diverso il discorso legato alla squadra di Maurizio Sarri che incassa due goal dal Verona e si fa raggiungere al primo posto dall’Inter.

Sarri ha perso contro Juric, diciamolo a chiare lettere.
Il Verona è stato capace di mettere sotto i bianconeri, e a poco sono valse le discutibili decisioni arbitrali e l’aiuto di Cristiano Ronaldo. Il gruppo guidato da Juric ha vinto “di squadra” a fronte di una Juventus che invece presuntuosamente affida il suo destino alle stelle, reali e metaforiche, e che prende molti più goal degli anni passati: a gongolare sarà Massimiliano Allegri, messo alla porta reo di non far divertire il pubblico ma capace, al contrario del suo successore, di non permettere a nessuno di intaccare il primato bianconero.

Associata ad altri limiti, strutturali e mentali, abbiamo intravisto un po’ di presunzione anche al San Paolo nel Napoli di Gattuso. Che sia una stagione da dimenticare per gli azzurri è fuor di dubbio, ma i tre goal rimediati dal Lecce di Liverani rivelano una certa cocciutaggine di Gattuso e un’incapacità di fondo nel gestire le situazioni da parte dei suoi.

Il Napoli si ostina a giocare di fioretto laddove servirebbe la sciabola, specie in un momento come questo, soprattutto quando le decisioni arbitrali contrastano con i regolamenti, com’è stato ancora con Guia domenica pomeriggio.

Mercoledì gli azzurri voleranno a Milano per affrontare l’Inter di Antonio Conte, reduce dalla vittoria nel derby contro i cugini rossoneri. L’Inter è stata l’unica tra le “grandi” a dare un morso deciso a questo campionato, dimostrando di essere coraggiosi e capaci di lottare col cuore di una piccola anche in una partita significativa come il derby.

Come si diceva in apertura questa settimana di calcio non ha regalato particolari spunti di riflessione in negativo – ad eccezione degli orrori arbitrali, ma ormai parlarne è come sparare sulla croce rossa, inutile e controproducente – capovolgendo il senso di questa rubrica, il “dito” lo puntiamo all’Inter, perché il Derby ci ha regalato l’immagine di una squadra specchio del proprio allenatore che ha capito meglio degli altri, e la storia lo dimostra, cosa serve per essere davvero grandi in un campionato come quello nostrano, mentre le altre stanno a guardare.

Gabriella Rossi

Laurea Triennale in Lettere Moderne conseguita presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, laureanda magistrale Filologia Moderna presso l’Università degli studi di Napoli Federico II. Mi diverte molto la fotografia, scrivere, andare ai concerti , viaggiare e ovviamente tifare Napoli.

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