IL CALDERONE DEI RIMPIANTI
Siamo tutti maestri a carte scoperte. Tutti con la nostra bella sfera di cristallo retroattiva, pronti a flagellare le scelte societarie tirando in ballo anche gente che fino a dieci minuti fa avremmo cacciato via a calci. Morto Troisi, viva Troisi, diceva il compianto artista nostrano; morto Lucarelli, viva tutti gli altri, direbbe invece un detto fresco di conio. Ora c’è addirittura chi vorrebbe scavare Hoffer, subito ribattezzato campione dopo un paio di golletti fatti in Germania. Magari Bucchi farà un gol in coppa Italia e tutti a chiedersi perché non ci abbiamo pensato prima. Intanto, nel calderone dei rimpianti, ce n’è forse uno che può avere un suo valore, anche solo affettivo, visto il prezzo stracciato a cui è stato venduto: Emanuele Calaiò, regalato al Siena quando in azzurro la terza punta l’avrebbe fatta a occhi chiusi e a braccia aperte. Avrebbe fatto comodo, non per un gol segnato ieri o un assist fatto l’altro ieri, ma perché oltre ad essere un campione sottovalutato è anche un “cuore di Napoli”, seppur di sangue palermitano.
