I PROBLEMI (ATTUALI E VECCHI) OLTRE LA SCONFITTA
Una sconfitta con la Roma, contro questa Roma in cui gira tutto alla perfezione, era da mettere in conto. E magari cercando di non perdere la faccia, se non altro dal punto di vista della dignità e dell’orgoglio. Però, al fischio finale del non proprio ottimo signor Orsato, l’avvilimento è palpabile per il ko. Si torna a dall’Olimpico con una batosta sulla quale non si può non ragionare a fondo, limitandosi a stasera. Una mazzata che va oltre le due reti prese, il -5 dai capitolini e il loro filotto senza fine. C’è da guardare agli infortunati (ultimo della lista Britos), ai presunti tali (stava davvero male Higuain? Mah …) e a quelli prossimi a finire sotto i ferri (Zuniga): un quadro non proprio incoraggiante, anche in vista del doppio impegno Italia-Europa. E c’è da riflettere parecchio anche sugli altri. Su chi sta venendo meno. Su chi non è adatto al gioco contemporaneo di Benitez, su chi non può rendere (né avrebbe mai potuto farlo) il Napoli una squadra da scudetto. Specie se si considera che, sul fronte romanista, il bravo Rudi Garcia ha ricambi ben più all’altezza del contesto.Come se non bastasse la mancanza di Zuniga per un mese buono (operazione al menisco, la medesima subìta da Maggio), ora ci si mette anche il guaio alla clavicola occorso a Britos. Un guaio che sa di beffa, oltreché di danno, visto che l’uruguagio se la stava cavando benone prima di farsi male. E chi entra al suo posto? Cannavaro, pronto ad altri tipi di danni (ci arriviamo tra poco). Albiol è ancora deboluccio, anche se in campo nessuno se n’è accorto. Nondimeno pesa come un macigno il mistero-Pipita. Col flessore della coscia destra non si scherza, ma ci chiediamo: stava ancora così poco bene da non poter giocare fin dal 1’? E da poter subentrare nella ripresa celermente, non a 23 minuti dalla fine? E’ lecito porsi tali domande, senza dar adito a sospetti che potrebbero anche risultare infondati.
Poi accade che chi dovrebbe prendere per mano la squadra si oscura, senza pervenire alla luce. E’ il caso di un Marek Hamsik sempre più irriconoscibile. La prestazione discreta col Livorno, con annesso goal a porta vuota, è stato solo un fuoco di paglia. Se è avulso dal gioco, se sbaglia i passaggi, se non accorcia in linea mediana, se resta imbottigliato in mezzo al campo, stante l’inferiorità azzurra in quella zona nevralgica, il Ciuccio non spicca il volo. E’ solo questo, o dobbiamo pensare che, al solito, nei match importanti trema come una foglia, come accadeva in passato? Viene spontaneo pensare a ciò.E poi accade che, a fronte di un Insigne inutilmente generoso, di Inler insolitamente volenteroso e di un Behrami che azzecca i contrasti (ma sbaglia gli appoggi), non ci si può dimenticare dei vecchi buchi mai coperti in sede di mercato, nemmeno quest’estate. Vabbè che giocava a sinistra, non sul suo lato, ma Mesto non è avversario degno del rigenerato Maicon Campione d’Europa e del Mondo con l’Inter. Allo stesso modo, Maggio, impreciso sui cross e nelle chiusure, riesce nell’impresa di rendere grande il giovane Dodò. Per non parlare di Cannavaro, appunto. Ha preso il posto di Britos per prodursi nelle sue performances d’alta scuola, con punte di enfasi nel fallo su Pjanic in occasione della prima rete giallorossa. L’intervento da rigore su Borriello c’era? L’impressione è che si strattonino entrambi. Ad ogni modo, alla base vi è la sua marcatura sull’ex genoano: fuori posizione, scoordinata e imprecisa. Il che la dice lunga sulla non-qualità di uno che a Napoli, onestà e buona volontà a parte, un campionissimo non lo è mai stato. Dulcis in fundo, Pandev. Non può mai fare prima punta, non ha mai avuto corsa, non può reggere i 90’, ha sciupato a tu per tu con De Sanctis l’occasionissima che avrebbe potuto mettere la partita su un binario diverso. Anche se sul suo impiego ci sarebbe da porre qualche domandina a Don Rafael.
E non solo quella domandina. Cioè, non solo perché abbia preferito tenere inizialmente in panca Higuain e schierare fuori ruolo Goran (poteva anche tentare la sorpresa Zapata). Sarebbe interessante anche chiedergli perché si ostina a puntare su una linea mediana a due, anziché a tre, contro una squadra in superiorità numerica lì in mezzo. Un’altra lezione per Benitez, per di più da un suo allievo. Un allievo bravo non solo a compiere un buon lavoro tecnico-tattico, ma anche fisico e mentale. E, ripetiamo, i rincalzi lo mettono in vantaggio rispetto al Napoli ne: se si fanno male Totti e Gervinho, ci sono Pjanic e Borriello, senza dimenticare Ljaijc e Marquinho, tanto per citare alcuni di tali rincalzi. E stasera mancava persino Balzaretti, con Destro ancora ai box. Gli sta andando alla grande, almemo per ora. Non gli tiriamo i piedi: la sua Roma lassù è un bene per il calcio italiano. Anche il Napoli di Benitez, al suo posto, sarebbe stato un bene. Ma lo spagnolo di lezioni ne deve imparare ancora un pochino. Con la speranza che chi è presente e futuro del Napoli si rimetta presto. E chi è passato (Cannavaro in primis) si faccia da parte al più presto, lasciando spazio a chi merita.
