“Forza Schiapp”: Franco e Ciccio in campo
Nemmeno l’esilarante coppia siciliana poteva sottrarsi a un film sul calcio. E la loro escursione sul tappeto verde, datata 1970, non dispiace affatto
Nell’inverno 1970 l’Italia del calcio prova ancora un sentimento misto di amore-odio dopo i Mondiali in Messico. Si è contenti per il secondo posto dinanzi al grande Brasile, ma ci si chiede ancora perché Valcareggi abbia mandato in campo Rivera per soli 6′, oppure perché abbia deciso di puntare in finale su Juliano. Una questione inutile, dettata da stupidi motivi geopolitici. Ad ogni modo, la gente continua ad voglia di pallone. Il cinema carpisce il sentimento, e in quel periodo natalizio propina ai frequentatori del grande schermo, nonché appassionati di palla al piede, due modi per stemperare le scorie ridendo. Uno è Il presidente del Borgorosso Football Club (ne abbiamo già parlato) con Alberto Sordi. L’altro, uscito poco dopo, quasi in contemporanea, è la calata nel mondo del football di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Una storia fatta di colpi di scena e risate. Di presidenti esigenti e ricconi, pronti a portare agli altari il mister come a silurarlo dopo una sconfitta. Di calciatori atleti, e quindi disposti all’agone, ma anche uomini, e pertanto immancabilmente tentati di svagarsi con la bellona di turno. Di arbitri apparentemente incorruttibili e invece deboli nel farsi vendere per un tozzo di pane. Un bel ritratto, divertente, interessante, realistico ancorché parodistico. Impreziosito dalla comicità inconfondibile e immediata dei due comici palermitani, affiatati come sempre. I due maghi del pallone.
HERRERA IN SALSA SICULA – Il presidente in questione è il cumenda milanese Cazzaniga, proprietario di una solida industria farmaceutica. L’azienda ha una sede paesino di Pizzusiccu, nella quale è stato nominato da poco dirigente Ciccio Ingrassetti. Tra le sue mansioni quella di responsabile della squadra di calcio aziendale, militante in Serie D e il cui nome, per un’improponibile acronimo, è SCHIAPP. L’ironia del tifo (“Schiappe! Schiappe!” urla la gente al campetto) è pari alla broccaggine del collettivo, navigante nei bassifondi della classifica nonostante la presenza in squadra del forte centravanti Tonino. Cazzaniga non si fida più di Baldinotti, ruspante e bonario allenatore veneto, sicché chiede a Ingrassetti di volare a Milano a cercare (parole sue) un ‘mago’. Ingrassetti sa a malapena cosa sia il calcio, e quindi prende decisamente alla lettera i desiderata del suo capo. E lo trova, un mago vero. Sedicente e imbroglione, ovviamente, tanto da essere costretto a rendersi assente dinanzi ai suoi creditori. Il suo nome d’arte è KK. KK, un acronimo come HH, a indicare in quegli anni l’intoccabile Helenio Herrera. Oppure il suo quasi-omonimo, ma meno fortunato, Heriberto Herrera. Solo dopo avergli proposto un lauto compenso, Ingrassetti capisce il misunderstanding: niente allenatore, è solo un mago e basta. Peraltro ancor più incompetente di pallone rispetto a lui che nel frattempo ha imparato molto da autodidatta, leggendo notte e giorno i manuali di Mario Corso e Nereo Rocco. La SCHIAPP è penultima, e deve assolutamente battere il Marino di Sicilia: o si vince, oppure KK e Ciccio sono out. Si è deciso di trascorrere un ritiro nel più classico dei luoghi isolati, un convento di cappuccini. Ma il Mago ordina il dietrofront: tutti a Taormina. In un albergo di lusso tra cibi e cocktail, avvenenti straniere e feste danzanti. Un contesto per nulla adatto a chi gioca col cappio al collo. Per di più nel clima di baldoria irrompe il cumenda, perplesso sui metodi del neo-mister come pure sulle sue conoscenze tattiche (e vedi un po’!).
GOL E COMPLOTTI – E così, coi giocatori fiaccati da party e gentil sesso, KK e Ciccio individuano una sola strada per vincere: corrompere l’arbitro. La giacchetta nera designata è Concettino Lo Brutto, gioielliere e orafo, dalla carriera fin lì rispettabile. Ma dalla condotta umana evidentemente non illibata, giacché intrattiene una tresca con la minorenne Rosalia Capizzi, domestica di casa. In cambio della segretezza del misfatto, il Mago chiede a Lo Brutto un arbitraggio favorevole contro il Marino. Detto, fatto. Il baffuto fischietto annulla una rete regolarissima agli avversari e non assegna loro un rigore per plateale fallo di mano. Lo dà eccome, al contrario, un penalty inesistente alla SCHIAPP: è goal e vittoria. Da quel momento in poi la squadra del cumenda non perde più un colpo. Tutto merito delle fatture e delle magie di KK. Per lui basta e avanza riposare su di un’amaca a centroarea. A Baldinotti, declassato a tecnico in seconda, spetta il mero compito di preparare atleticamente i calciatori. Che pur tirando il fiatone, continuano ad andare bene. Soprattutto Tonino, la punta di diamante. Che però per la bella e bionda svedese Gretel ha mollato la sua vecchia fidanzata. Non una ragazza qualunque, bensì la figlia del sindaco del paese. La giovane è convinta che Gretel voglia rovinare Tonino e sia stata usata come esca dai dirigenti del club rivale della SCHIAPP, la Ghiandineddese. Ciccio va così a piazzare una microspia nella stanza d’albergo della nordica. Il complotto è inesistente. Purtroppo alla fine la famiglia del sindaco si tira indietro in modo tale da far terminare il dirigente sul banco degli imputati. Viene licenziato in tronco da Cazzaniga. KK invece rimane al suo posto, ben saldo.
HAI CAPITO IL MAGO… – E rimane al suo posto benché non abbia la minima idea di cosa sia un derby. Come quello che attende la SCHIAPP contro la Ghiandineddese. Proprio con i loschi soci dell’acerrimo nemico Ingrassetti medita di produrre l’amara vendetta. Non tuttavia con i loro metodi violenti, visto che vorrebbero affidare Tonino alle ‘cure’ del loro stopper. Nonostante Ciccio suggerisca loro un’intelligente mossa tattica (usare un terzino come finta ala in modo da raddoppiare la marcatura sul centravanti), quelle menti gloriose s’inventano una strategia ben più grave: il rapimento. KK e il cumenda accusano del crimine l’ex dirigente e non credono alle sue difese. Intanto in campo le cose vanno male. La Ghiandineddese gioca alla grande, la SCHIAPP senza la sua stella non ha anima. Perde 3-0 alla fine del primo tempo ed ha perso per infortunio Rosario, il capitano. Capendo che l’autore del rapimento è un malavitoso locale, Ciccio va da lui convincendolo a liberare Tonino. Si fugge verso il campo, sperando di non trovare già un sostituto al posto di Rosario. Tutto inutile: il ‘tredicesimo’ c’è. Ed è proprio lui: il Mago! KK gioca tra i compagni, e lo fa da campione inconsapevole regalando tocchi di classe e numeri da funambolo. E pensare che prima d’ora non aveva mai toccato palla in vita sua! Segna sei reti, trascinando la squadra al successo e suscitando l’interesse degli osservatori delle big, giunti lì per Tonino e pronti a offrirgli proposte milionarie. Sul finire, il colpo di scena metacinematografico. KK: “Ciccio, ma che partiamo tutti?“. Ciccio: “Beh, il film è finito“. KK: “Ma perché, era un film?“. Ciccio: “Ma perché veramente tu credevi che …“. E’ un film, appunto. E non è da buttare, tutto sommato.


