“E’ UN NAPOLI DA… BOTTI”

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Si profilano nuove grane all’orizzonte per squadra e società, questa volta non imputabili né a tecnico né a giocatori. E’ un problema non sportivo ma di cultura sportiva, che da tempo sì è persa nella città e nei luoghi in cui si celebrano i riti domenicali. Anche questo è lo specchio del decadimento sociale e culturale che sta attraversando Napoli, decadimento che ha come suo corollario l’involuzione del calcio cittadino e del seguito di tifosi che sempre ne hanno accompagnato e condiviso le sorti.Certo, ora che si parla di rinascita del calcio, con l’avvento di De Laurentiis, sembra anacronistico e fuori luogo che questa fase sia accompagnata da episodi di vile teppismo che non fanno altro che rallentare il passo di squadra e società nella già difficile rincorsa alla A.Chissà poi quale il movente, ammesso che ci sia, di tali azioni criminose. Si parla di estorsione, di probabili richieste di denaro e favori alla società, di azioni preordinate a destabilizzare l’ambiente calcistico partenopeo e a distogliere De Laurentiis dal compiere ulteriori investimenti sul calcio a Napoli

Si è rischiata una lunga chiusura del S. Paolo (solo 1 giornata di squalifica), a scapito della stragrande maggioranza dei tifosi che nel Napoli e nel S. Paolo hanno sempre visto un momento di sana evasione dalle quotidiane preoccupazioni, un segno di forza propulsiva della città tanto umiliata da fatti di cronaca che assai frequentemente ne deturpano l’immagine: ora a Napoli anche il calcio rischia di inquinarsi.Si è più volte parlato dell’assurdità nel calcio della responsabilità oggettiva, dell’illogicità di comminare sanzioni alla società a prescindere dal colpe precise e ad esse imputabili. Certo che a volte l’applicazione di questa regola è assai discutibile anche se, nel caso di specie, alcuni appunti alla società calcio Napoli vanno mosse. Si tratta di responsabilità di tipo omissivo e che riguardano l’incapacità della società di prendere posizione sui ripetuti fatti di “bullismo da curva” che in questi anni di gestione De Laurentiis, seppur denunciati dall’opinione pubblica, non hanno mai trovato riscontro nei vertici societari, che mai hanno preso posizione e censurato il comportamento di alcuni tifosi, la cui deprecabile condotta, oltre ad imbrattare l’immagine di squadra e città, ha gravato sulle casse della società, senza che mai quest’ultima ne prendesse distanza esplicita e netta.

Anche da questo punto di vista la società potrebbe aiutare molto di più le istituzioni, facendosi partecipe in maniera attiva del processo di rieducazione allo sport e adottando la politica della denuncia e della lotta senza tregua contro la criminalità da stadio. Le istanze e le proposte di cambiamento vengono sia dalla maggioranza dei tifosi seri e corretti, sia dalle istituzioni cittadine che dagli intellettuali ed è ora che De Laurentiis ne abbracci il progetto in maniera piena e non si accontenti di pagare le multe e di intervenire con l’arbitro quando già la frittata è fatta.Accanto a questa considerazione una proposta sul piano sportivo, ferme restando l’accertamento delle responsabilità e la punizione dei singoli sotto il profilo della giustizia ordinaria: perché non limitare la squalifica solo al settore in cui si sono verificati i deprecabili episodi? Sarebbe un buon esperimento che qualche sociologo, esperto in sociologia dei gruppi, potrebbe avallare per vari motivi di ordine scientifico. Chissà che questa, sul piano sportivo, non possa essere una soluzione più equa e condivisa?.

Nonostante tutto il Napoli continua ed essere primo e se la prova contro il Frosinone non può costituire banco di prova attendibile, lunedì prossimo contro il Cesena potranno aversi le giuste risposte sul piano dell’identità tattica che Reja, molto lentamente, sta cercando di dare la collettivo. Speriamo che da Cesena in poi si possa parlare, sempre in modo costruttivo, di calcio giocato e che risultati sportivi e rinnovamento della cultura sportiva cittadina possano crescere di pari passo affinchè Napoli diventi esempio nel mondo come lo è stato in epoche (ahimè!) troppo lontane. 

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