E’ FINITO IL TEMPO DELLA PROPAGANDA, LA GENTE ESIGE CHIAREZZA

E' successo, con buona approssimazione, quello che avevamo immaginato a pochi giorni dal match. Quello che avrebbe potuto comportare una vittoria sull'Inter. Gesti e parole ripetuti con la ritualità che si  addicono ad una propaganda totalitaria. Partendo dalla canzoncina da intonare tutti in coro, sminuita del suo profondo contenuto ad uso e consumo di una qualsiasi vittoria,  fino ad arrivare alle affermazioni, pardon predizioni, post gara. Toni solenni e profetici per celare l'assoluta mancanza di qualsiasi contenuto. Non c'è modo migliore, infatti, di evitare la discussione che svincolando le proprie argomentazioni dal giudizio del presente, affermando che solo il futuro potrà rivelarne i meriti. Ed allora il tempo sarà sempre galantuomo e questa squadra sempre fortissima, a costo di giocarsi la propria credibilità, nonostante i fatti, i risultati maturati sul campo, dicano l'esatto contrario. Contravvenendo alla matematica più elementare uno è maggiore di quattordici, dove quell'uno rappresenta la sola vittoria ottenuta dal Napoli in tre mesi e mezzo di campionato, a fronte di quattordici partite terminate a stomaco vuoto. Potere della propaganda, che si fonda su elementi privi di una qualsiasi logica se è vero che metà torneo dovrebbe avere maggiore peso di una singola partita per poter emettere un giudizio sensato e, soprattutto, veritiero. Piani quinquennali che, proprio perchè tali, dovrebbero essere limpidi, possedere il dono della chiarezza e della linearità. Si conosce invece la destinazione, la Champions (?), ma non i mezzi per raggiungerla. E' un Napoli Cerbero, custode del segreto, in cui ognuna delle tre teste esprime un parere diverso dalle restanti, sviando tutti dalla verità. Semplice libertà di pensiero o assenza di una comunità di intenti? Fine strategia o sgarbi tra persone che non vanno più tanto d'accordo? 

Non è dato sapersi. Di nuovo c'è il comportamento dei tifosi, un popolo che, pur senza rinunciare alla sacralità della partecipazione diretta all'evento, ha dato grande segno di maturità, ribellandosi a riti e dogmi imposti dall'alto. La gente del San Paolo ha democraticamente attribuito a ciascuna componente della società – presidente, direttore generale e squadra-  una "dedica" personalizzata in cui sono state evidenziate le lacune che hanno determinato questa grottesca situazione, dimostrando lucidità ed equilibrio nell'analizzare colpe e colpevoli. Nelle segrete stanze, invece, è stato più semplice additare la casualità quale capro espiatorio piuttosto che assumersi le proprie responsabilità di fronte ad una gente che si vorrebbe conservare ignorante e devota per evitare certe proteste. C'è di nuovo che la propaganda non funziona più. I tifosi esigono chiarezza sui programmi futuri, dopodichè continueranno ad affollare lo stadio come hanno sempre fatto, sia che si tratti di sognare traguardi prestigiosi che di accontentarsi di obiettivi più modesti. Quello che De Laurentiis dovrebbe capire è che la sua gente, contrariamente a quello che potrebbe pensare, non pretende di vincere a tutti i costi, molto più semplicemente non vuole illudersi di poterlo fare se mezzi e programmi non lo prevedono. E' un pensiero che sintetizza al meglio il rapporto che lega la città alla sua squadra. Un sentimento profondo, a tratti pure soffocante, ma allo stesso tempo estremamente maturo. Meritevole del massimo rispetto da parte della società. Del resto le legittime ambizioni di oggi sono figlie delle dichiarazioni di De Laurentiis e Marino di ieri. Fu infatti il presidente a parlare di un Napoli ai massimi livelli fin dai suoi primi giorni e non i tifosi, che si sarebbero accontentati di ritornare in serie A. E' stato il direttore generale, a più riprese, a sottolineare la grande forza economica del patron e non la gente ad immaginare budget che non esistono. Questo clima di incertezza non fa altro che esasperare gli animi. E' giunta l'ora di fare chiarezza una volte per tutte. Di dire se le cose sono cambiate oppure, molto più semplicemente, non sono mai state tali. I termini da propaganda non incantano più nessuno e l'effetto anestetizzante che procuravano è ormai svanito. I tifosi hanno fiutato il bluff ed hanno deciso di andare a vedere De Laurentiis e Marino. Girate le carte e fateci capire cosa avete realmente in mano.

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