DIFENDO CANNAVARO

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Forse il titolo di questo articolo non è "centrato", nel senso che un difensore del valore di Paolo Cannavaro non ha bisogno di essere…difeso. Allora perché affrontare proprio oggi questo argomento ? Il desiderio di esprimere una opinione, di proporre al lettore qualche riflessione deriva dai commenti che abbiamo letto su tutti i giornali, dalle valutazioni espresse sul capitano ( o ex capitano ) del Napoli. Tutti concordi: prestazione assolutamente negativa, responsabilità per i due gol presi all'Olimpico, ecc.
Certamente c'è del vero in questi giudizi, tutti abbiamo assistito alla partita e visto come sono andate le cose
A questo punto, c'è poco da dire o da aggiungere, se non considerare quello che è stato l'impatto anche psicologico che ha subito il giocatore passando improvvisamente in una partita importante come quella di ieri sera,  dalla panchina al campo.
Si dirà (ed è vero) che in questa condizione si trovano tutti i calciatori che vanno in panchina, che fa parte del mestiere e delle regole del gioco, che in questi casi subentra l'abitudine, ecc. Tutto esatto, ma nel caso di Cannavaro c'è da dire che il passaggio non è stato dalla panchina al terreno di gioco, ma dalla condizione di titolare inamovibile, di uomo rappresentativo di una intera squadra, di leader, allo stato di riserva di altri giocatori che pochi mesi fa entravano in squadra quando lui non era disponibile.
Dobbiamo riconoscerlo, il salto è notevole, quasi un salto mortale senza rete. Che cosa sia successo per un così rapido cambiamento, perché Benitez non considera Paolo come lo consideravano Mazzarri, Donadoni, Reja, non lo sappiamo. Certe verità vengono fuori (quando vengono fuori) solo dopo molto tempo. Allora non ci resta che fermarci ad analizzare le cose che sappiamo. E la verità, ad avviso di chi scrive, è quella che abbiamo detto prima: consideriamo la condizione umana, emotiva dell'Uomo, ricordiamo che in un atleta rileva l'idoneità fisica, ma questa è direttamente connessa allo stato psicologico. E' ovvio che la prestazione di chi deve risalire la china e si sente sotto esame non può essere uguale a quella di chi gioca in tranquillità sapendo che un eventuale errore sarà valutato benevolmente.
Ancora una cosa voglio dire prima di chiudere. Ricordiamo tutti quello che dobbiamo a Cannavaro, le prove di attaccamento alla squadra che ha sempre dimostrato, ricordiamo che, a suo tempo, lasciò la tranquilla Parma per seguire il progetto De Laurentiis che allora si presentava come un'avventura o poco più.
Sappiamo che la memoria del tifoso è corta, molto corta, quindi vale la pena di ravvivarla ogni tanto. 

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