DAL ’57-’58 AL ’77-’78, 20 ANNI DI COPPA CAMPIONI

1957-’58 Sembra che i rossoneri del Milan ad un certo punto della finalissima di Bruxelles del 29 maggio 1958, siano ad un passo dall’ infrangere la dittatura madrilena. A 7 minuti dalla fine i campioni in carica sono sotto per due reti ad una, grazie ai gol di "Pepe" Schiaffino ed Ernesto Grillo dopo il temporaneo pareggio di Di Stefano. Ma la gara poteva essere già chiusa se la traversa, (sull’ 1-0) non avesse respinto un fendente di "Tito" Cucchiaroni. Ma il Real, quel Real aveva mille risorse, e prima conquista il pareggio con Rial e nei supplementari (al 107° con Francisco Gento) ribalta il risultato e diventa "tricampeao". Uno dei più forti Milan di tutti i tempi così venne schierato da uno dei più grandi tecnici italiani di sempre, l’ inventore del "vianema" Gipo viani : Soldan, Fontana, Beraldo. Bergamaschi, Maldini, Radice. Danova, Liedholm, Schiaffino, Grillo e Cucchiaroni. A quella finale il Liedholm e c. erano arrivati dopo aver superato il Rapid Vienna, il Glasgow Rangers, il Borussia Dortmund ed in semifinale il Manchester United con il soddisfacente risultato di 5-2 complessivo. 1958 – ‘59Clamorosa l’ eliminazione della Juventus nelle eliminatorie: i bianconeri vengono sconfitti a Vienna dall’ Wiener Sport per 7-0! In quell’ epoca però la Coppa non era proprio nei pensieri di Boniperti e Sivori, tanto è vero che il mitico Giampiero ebbe a dichiarare molto tempo dopo: "in quei mercoledì là facevamo a gara per sentire un dolorino…". Storie di un calcio dei bei tempi andati; Sono ancora come nella prima edizione i francesi dello Stade Reims a contendere all’ imbattibile Real Madrid la palma di madrina d’ Europa. Ma dall’ urna di Stoccarda esce ancora la pallina bianca il 3 giugno 1959; 2-0 il parziale finale con reti dell’ immenso Di Stefano accompagnata da una rete di Mateos. E sono 4! 1959 – ‘60Questa volta la superiorità del Real è addirittura imbarazzante: a Glasgow il 18 maggio 1960 i tedeschi dell’ Eintracht Francoforte vengono surclassati per 7-3!. Quella finale è passata alla storia per aver visto (fra i vincitori) solo due nomi nel tabellino. Quelli di Ferenc Puskas e di Alfredo Di Stefano, due (specie il secondo) fra i più straordinari interpetri di 100 anni di calcio. La "Saeta Rubia" Alfredo Di Stefano andò a segno tre volte, l’ ungherese soprannominato " il Colonnello", perché impiegato nell’ esercito quattro. Fu, (ancora c’è ne fosse bisogno), la più grossa dimostrazione di superiorità dei "bianchi" di Spagna, tirannica nei primi cinque anni del più importante trofeo continentale. Il Milan viene fatto fuori dal Barcellona del futuro interista Luisito Suarez con un pesante 7-1 complessivo 1960 – ‘61Il Barcellona spodesta finalmente il Madrid ( come viene chiamato in Spagna) anche in Europa, ma pur presentandosi, da favorito nella finale di Berna, dopo essere stato per ben due volte in vantaggio, viene beffato dal Benefica di Bela Guttmann (allenò anche il Milan) per tre reti a due. In quel Benefica non c’era ancora la "Pantera del Mozambico" Eusebio, mentre i blaugrana schieravano "Testina d’ oro" Kocsis, centravanti in una delle più grandi nazionali di sempre, l’ Ungheria del 1954. La Juventus, a conferma di una storica idiosincrasia con l ‘ Europa (vincerà la prima coppa europea solo nel 1977, l’ U.E.F.A.) sarà eliminata già nei preliminari, da una modesta squadra sovietica, tale C.D.N.A.1961 – ‘62Finalmente si vede la Juve di sempre; elimina il Panathinaikos (3-2 ), e con un perentorio 7-1 il Partizan di Belgrado (risultati sempre complessivi). Nei quarti affronta l’ eterno Real, perdendo in casa per 1-0 con una prodezza di Di Stefano, ma al Bernabéu, prima squadra europea in assoluto a profanare il tempio madrileno, con una magia di Omar Sivori i bianconeri s’ impongono con lo stesso punteggio. Allora non vigeva ancora né la regola del valore doppio che s’ attribuisce oggi a che realizza un gol fuori casa (comunque ininfluente in questo caso), né era in uso disputare tempi supplementari a parità di punteggio, ad eccezione della finalissima. Quindi si rendeva necessario uno spareggio, in programma a Parigi, dove la maggior classe degli iberici ebbe la meglio per 3-1. Ma al Real non riuscì l’ impresa di far ritornare la coppa a casa. Sarà ancora il Benefica dopo un’ entusiasmante finale terminata 5-3 a proclamarsi campione, dopo aver terminato in svantaggio per 3 -2 il primo tempo. Due gol di Eusebio, ma anche tre reti dell’ ancora grandissimo Puskas ( già giunto alla soglia delle 35 primavere. Stava nascendo una nuova dinastia ?. 1962 – ‘63E invece no; il Benefica arriva a sfiorare la terza gemma, ma è finalmente una squadra italiana ad imporsi. Il Milan della "strana coppia" Rocco – Viani sbriciola i lussemburghesi del Luxembourg per 14-0 (!), l’ inglese Ipswich per 4 -2, il Galatasaray per 8-1, gli scozzesi del Dundee per 5 -2. A Londra il 22 maggio 1963, con Capitan Maldini (padre) in testa, i rossoneri così scesero in campo: Grezzi, David, Trebbi; Benitez, Maldini , Trapattoni; Pivatelli, Sani, Altarini, Rivera e Mora. All’ inizio Eusebio fa il diavolo a quattro, Trebbi non riesce proprio a tenerlo, e al minuto 18 il Benefica è già in vantaggio. Trebbi e Trapattoni si scambiano le marcature fra Eusebio e Torres, e il "Giuann’", pur con qualche comprensibilissimo patema, riuscirà a tenere a freno lo scatenato mozambicano. Sistematico in modo scientifico (un bel calcione…) la mente dei biancorossi Coluna, i rossoneri pian piano si riorganizzano, e pareggiano con una mezza girata in mischia grazie a Josè Altarini a cui riesce anche, di segnare il gol del raddoppio, con una memorabile galoppata da metà campo. Il brasiliano è ancora capocannoniere assoluto nella storia della Champions grazie alla la bellezza di 14 gol .Rivera e c. diventano "gli eroi di Wembley " 1963 – ‘64 E’ il momento di Milano; al Milan succede l’ Inter di Helenio Herrera che, in una memorabile finale disputata al Prater di Vienna, infilza ( guarda un po’…) il Real Madrid ancora di Di Stefano e Puskàs per 3-1. Proprio gli spagnoli avevano eliminato nel 2° turno i campioni in carica del Milan, con un complessivo 4 -3 finale, mentre i nerazzurri avevano saltato di seguito, gli ostacoli dell’ Everton (lo scoglio più duro), il Monaco, il Partizan Belgrado, ed in semifinale il Borussia Dortmund. Il 27 – 5 – 1964 gli uomini del "Mago" che scesero in campo furono: Sarti, Burgnich, Facchetti; Tagnin, Guarneri, Picchi; Jair, Mazzola, Milani, Suarez, Corso. Al 43° del 1° tempo, Sandro Mazzola spara all’ improvviso dai venti metri un fendente imparabile per il portier spagnolo Vicente, dopo che le due squadre si erano praticamente equivalse. A questo proposito anni dopo il figlio del grande Valentino dirà : "dopo aver segnato ero inebriato come non mai, in completa estasi; fu Suarez a farmi rientrare nella realtà scuotendomi ed affermando : pensi che sia già finita ? con il Real una partita non finisce mai !". Al 60° raddoppia Milani, Felo mette un po’ di paura dimezzando il distacco, ma sarà ancora Mazzola a realizzare un altro splendido gol, al termine di un’ entusiasmante discesa. Angelo Moratti a fine gara può giustamente esultare, portato in trionfo da tutti i giocatori. Ferenc Puskàs, alla sua ultima partita con il Real, renderà omaggio al non ancora "Baffo" dicendogli a fine gara : "sei un degno erede di tuo padre". Mazzola si laureerà anche capocannoniere della competizione con 7 gol. 1964 – ‘65 Il racconto dell’ anno calcistico fa capire perché tanti 50enni di oggi hanno l’ Inter nel cuore; i nerazzurri, come direbbero gli inglesi, centrano uno storico "trouble", conquistando nello stesso anno lo scudetto, la Coppa Intercontinentale, e di nuovo la Coppa campioni, vivendo l’ emozione di vincere il trofeo davanti al pubblico amico (Milano, 27 -5- 1965). Gli avversari sono una vecchia conoscenza del calcio italiano, il Benefica di Eusebio che viene battuto sotto una pioggia torrenziale, grazie ad un tiraccio di Jair passato sotto le gambe di Costa Pereira, beffato da un pallone formato saponetta. Ma quella vittoria, più che per la finale stessa, viene ricordata per la battaglia vinta in semifinale contro gli inglesi del Liverpool. In Inghilterra il ritmo frenetico dei "reds" stordisce i nerazzurri, che vengono sconfitti per 3 -1, sfruttando al meglio, per fortuna, l’ unica occasione creata in contropiede grazie a Mazzola. A S. Siro dopo solo otto minuti una delle mitiche "foglie morte" di Mariolino Corso porta in vantaggio l’ "Herrera Band ", che raddoppia al 26° con lo straniero di Coppa, Joaquim Peirò , che, scaltrissimo, ruba la palla al portiere mentre sta per effettuare un rinvio con la sfera in mano. Non esisteva ancora la regola del gol in trasferta e quindi, per approdare in finale, serviva un altro gol che, arriverà, a venti minuti dalla fine, messo a segno, dall’ attuale Presidente del club meneghino: Giacinto Facchetti. Anche il Bologna di Fulvio Bernardini visse l’ emozione della massima rassegna continentale, dopo aver battuto nel famoso spareggio di Roma (7 – 6 – 1964), proprio l’ Inter, ma venne fatto fuori al 1° turno dai belgi dell’ Anderlecht per sorteggio (allora poteva ancora decidere la classica monetina). Ancora oggi i tanti amanti del "Biscione" aspettano di rivivere simili emozioni… 1965 – ‘66 A sorpresa, con una squadra completamente indigena, priva dei suoi storici "Assi" (era rimasto il solo Gento), sul trono d’ Europa si risiede il Real Madrid. La favoritissima Inter viene eliminata in semifinale proprio dagli iberici, che li sconfiggono per 1 – 0 al Bernabéu, impattando 1 -1 a Milano. Forse l’ eccessiva prudenza mostrata in Spagna fu, la causa dell’ inatteso mancato " tris". A Bruxelles, l’ undici maggio 1966, le merengues sconfiggono il Partizan Belgrado per 2 – 1, conquistando la loro sesta Coppa. 1966 – ‘67E’ ancora l’ Inter della "leggenda"a tenere alta la bandiera tricolore nella dodicesima edizione del torneo principe in Europa. E’ sarà ancora il Real Madrid a contrastare il passo della "Beneamata", come amava dire Gianni Brera, ma stavolta in semifinale a spuntarla sono i nerazzurri, vincenti sia in casa grazie ad un gol di Cappellini, e sia in Spagna con un perentorio 2 – 0. E’ rimasta storica in quella edizione il 2° gol realizzato a Budapest contro il Vasas da Sandrino Mazzola, che dopo aver scartato mezza difesa più il portiere, attese così tanto per tirare che, racconta la leggenda, venne citato per danni da un tifoso fuori dai gangheri ,che ruppe il …televisore con una scarpa, tanta fu l’ansia che generò il suo temporeggiare nella conclusione. Ma quella azione di "Mazzolino" sarebbe da inserire in un video base, per imparare come concludere freddamente sotto porta. A Lisbona il 25 – 5 -1967 l’ Inter comincia a vivere l’ inattesa esperienza di perdere tutto in pochi giorni : passa in vantaggio con un rigore di Mazzola, ma nel 2° tempo due botte da fuori area di Gemmel e Chalmers dei Glasgow Rangers fanno svanire il sogno della terza Coppa. Una settimana dopo a Mantova, gli uomini di Herrera perdendo per 1 -0, a causa di una clamorosa papera di Giuliano Sarti verranno scavalcati in classifica al fotofinish dalla Juventus, che le sfilerà uno scudetto ormai sicuro. La successiva eliminazione perpetrata anche in Coppa Italia sancirà, la fine del ciclo, di una delle più grandi squadre di club di tutti i tempi. 1967 – ‘68 E’ il Manchester United a far giungere per primo il trofeo nella "patria del calcio", l’ Inghilterra. Appena dieci anni prima (6 -2-1958), di ritorno da una trasferta di Coppa dei campioni da Belgrado, l’ aereo che trasportava la squadra cadde nei pressi di Monaco di Baviera, causando la morte di sei giocatori (fra i quali Duncan Edwards, ). Quella formazione era denominata "Busby Babies", dal nome del non ancora "Sir Matt", che aveva costruito a partire dalla metà degli anni ’40, con pazienza e abnegazione un team di campioni in erba. Bobby Charlton , l’ alfiere della vittoria inglese ai mondiali del ’66, fortunatamente si salvò dalla sciagura, e da lui Busby, pur con la morte nel cuore, ripartì per riformare una compagine di eguale spessore. Il momento tanto atteso giunse il 29 maggio 1968 nella magica atmosfera dei centomila di Wembley, avversario una vecchia conoscenza del calcio italiano, il Benefica di Eusebio. Al 54° minuto Charlton porta in vantaggio gli inglesi, ma a dieci minuti dal termine Graca riporta le squadre in parità. Proprio al 90° Eusebio avrebbe la possibilità di riportare la coppa a Lisbona, ma Alex Stepney, (portiere per undici stagioni a guardia dello United), compie una vera e propria prodezza, complimentato anche dalla sportivissima "Pantera Nera". Il Manchester dilaga nel 1° tempo supplementare; segnano il "Pallone d’ oro" 1968 George Best, Brian Kidd, ed ancora Charlton. La Juventus "operaia" di Heriberto Herrera, fa la sua bella figura venendo eliminata solo in semifinale da Eusebio e compagni. 1968 – ‘69Milano ritorna sul tetto d’ Europa, questa volta per merito del Milan del "Paròn" Rocco e di Gianni Rivera, che poi succederà a Best come miglior giocatore europeo dell’ anno. I rossoneri dovranno superare una dura selezione per arrivare fino in fondo. Nei quarti superano in Scozia il Celtic Glasgow per 1 – 0 (gol di Prati), dopo aver impattato a reti bianche in casa. Da leggenda lo scontro in semifinale con i campioni del Manchester; a S. Siro soriani e Kart Hamrin (150 gol in serie A) fissano sul 2 – 0 il punteggio nella gara d’ andata, ma all’ "Old Trafford" Charlton, Best, Kidd, e Denis Law (ex Torino e pallone d’ oro 1964) si scatenano in tutta la loro potenza, facendo diventare l’ area rossonera una seconda Alamo. Il fortino viene espugnato solo al 70° con "Sir Robert" Charlton , ma lo 0 – 1 subito garantisce l’ accesso alla finalissima di Madrid, Grande fu la difesa, ma grandissimo fu il portiere Fabio Cudicini, che i giornali inglesi soprannominarono "Ragno Nero" (Black Spider) .A contendere il trofeo al Milan il 28 – 5- 1969 si presenta l’ Ajax di un giovanissimo Johan Cruyff , di lì a poco futuro denominatore d’ Europa. Ma quella sera, la magistrale combinazione Rivera – Prati funzionò a meraviglia, tanto che "Pierino la peste" mise a segno una tripletta con l’ ausilio di una rete anche di Soriani. Gli olandesi riuscirono a rimettersi temporaneamente in corsa con un rigore di Vasovic sul 2 – 0. Trapattoni fermò il non ancora "Profeta del gol", per alcuni critici fu il trionfo del cosiddetto "gioco all’ italiana" sul nascente gioco a tutto campo dei tulipani. Rocco visse così l’ emozione di rivincere dopo Londra, di nuovo la Coppa dei campioni dopo sei anni. I suoi "ragazzi" in quella magica serata furono : Cudicini, Anquilletti, Schnellinger. Rosato, Malatrasi, Trapattoni. Hamrin, Lodetti, Soriani, Rivera, Prati. I gol vennero messi a segno da Prati al 7° e al 39° del primo tempo, da Vasovic su rigore al 61°, da Soriani al 66°, ed ancora da Prati al 74°. 1969 – ‘70 La finale si disputa a Milano il 6 – 5- 1970, ma i rossoneri non riescono ad arrivarci, eliminati negli ottavi di finale proprio dai futuri vincitori, gli olandesi del Feyenoord che ribaltono lo 0 – 1 subito in trasferta con un perentorio 2 -0 a Rotterdam. I campioni d’ Italia della Fiorentina invece fanno più strada, ma non vanno oltre i quarti di finale dove vengono eliminati con un 3 -1 dagli altri finalisti del torneo, i giustizieri dell’ Inter nel ’67, gli scozzesi del Celtic. Resta primaria nella storia della società viola, la vittoria ottenuta a Kiev contro la Dinamo nell’ andata degli ottavi di finale, con reti di Chiarugi e Maraschi. In una serata piovosa come quella della finale del 1965, i biancorossi con la maglia a quarti, si impongono per 2 – 1 nei supplementari grazie ad un delizioso pallonetto di Kindvall, portando così per la prima volta il trofeo in Olanda.1970 – ‘71Signori, ecco il calcio totale. L’ Ajax di Johan Cruyff vince la prima di tre Coppe consecutive, sconfiggendo a Wembley la squadra greca del Panathinaikos, giunto a sorpresa fino all’ atto conclusivo. Rispetto alla formazione battuta due anni prima dal Milan nell’ undici vittorioso troviamo Johan Neeeskens ( un mix fra Emerson e Tardelli ) e Kim Surbier, ottimo terzino fludificante (come si diceva allora ). Il 2 giugno 1971 i "lancieri" diventano campioni d’ Europa scendendo in campo con : Stuy, Surbier, Neeskens; Vasovic, Hulshoff, Rijnders; Swart, Van Dijk, Keizer, Cruyff. Gol di al 5° di Van Dijk accompagnato da un’ autorete a tre minuti dalla fine. Il Cagliari di Gigi Riva dopo aver superato con un complessivo 3 -1 i francesi del St. Etienne , deve fare a meno, proprio del suo alfiere, per la gara di ritorno con l’ Atletico Madrid in Spagna, dopo aver vinto al S. Elia per 2 – 1. Appena quattro giorni prima in una gara di qualificazione per gli Europei del 1972, Austria – Italia a Vienna un rude intervento di un difensore (si chiamava Hof) provocò a "Rombo di Tuono" ( di breriana invenzione ) , la rottura del perone destro e dei legamenti della caviglia. Si disse, che fu una vendetta per un presunto cazzotto mollatogli da Riva, in una gara di due anni prima valevole per la Mitropa Cup. Fatto sta che gli spagnoli vincono per 3 – 0 facendo svanire il bel sogno dell’ "allenatore filosofo" Manlio Scopigno.1971 – ‘72Dopo cinque anni, una delle regine storiche d’ Europa, l’ Inter, si riaffaccia nel miglior salotto del Vecchio continente . E lo fa nel migliore dei modi, giungendo fino alla finalissima di Rotterdam del 31 maggio 1972, dove però la miglior prestanza atletica dell’ Ajax ha il sopravvento, unita a doti tecniche quantomeno paritarie rispetto ai più celebrati nerazzurri. Mazzola e c. dovettero superare una quantità di scogli davvero duri da superare, a cominciare dall’ epica sfida con il Borussia Mònchengladbach , passata alla storia come la "partita della lattina". In Germania (siamo negli ottavi di finale), al 35° del 1 t., mentre il punteggio è a favore dei tedeschi per 2-1, una lattina piena di coca – cola colpisce al capo Roberto Boninsegna, che non sarà più in grado di proseguire. La leggenda vuole che la vera lattina fu fatta sparire , ma il furbissimo Mazzola catturò al volo un’ altra lattina piena, consegnandola all’ arbitro. La partita poi divenne un monologo dei biancoverdi (fra i quali ricordiamo Bertie Vogst, l’ex c.t. della Germania), con gli interisti ormai certi della vittoria a tavolino, tanto che il punteggio finale (7 – 1!), assunse proporzioni da set tennistico. Grande fu la sorpresa dei dirigenti nerazzurri, quando scoprirono che il regolamento dell’ U.E.F.A. non prevedeva l’ eventualità che il risultato del campo potesse essere modificato ! ci volle tutta l’ abilità dialettica dell’ indimenticabile Avv. Prisco, affinché l’ Inter potesse ottenere almeno la ripetizione della partita, da disputarsi a Berlino dopo la partita di ritorno (che automaticamente diventava quella d’ andata) a Milano. La decisione provocò (com’ era prevedibile) astiose polemiche da parte tedesca (i soliti italiani…), ma non ci fu nulla da fare: il 7 -1 non venne omologato. A S. Siro il 3 novembre 1971 con reti di Bellugi, Boninsegna, Jair e Ghio la squadra allenata da "Robiolina" Invernizzi si impone per 4 -2. A Berlino è il giovanissimo Ivano Bordon che diventa l’ eroe della serata, parando un rigore a Sieloff dopo soli tredici minuti. La forte difesa nerazzurra farà il resto e lo 0 – 0 finale premia (fra mille polemiche) la nostra rappresentante. Durissimi anche gli scontri nei quarti con lo Standard Liegi (2 – 2 complessivo e qualificazione grazie al gol in trasferta) ed in semifinale con il Celtic Glasgow ( ricordate la finale del ’67 ?) superato ai calci di rigore dopo due pareggi a reti bianche. In finale l’ urto di Cruyff e c., viene ben contenuto fino al 48°, quando un grave errore commesso in tandem da Vieri e Giubertoni, consente al "Papero d’ oro" (l’ altro soprannome di Cruyff) di sfondare la retroguardia italiana. L’ Inter reagisce, sfiora il gol con Boninsegna, ma al 77° ancora per merito di Cruyff i biancorossi scrivono la parola "fine" sul match. Di ritorno ad Amsterdam, alla maniera inglese, tutta la squadra sfila su un camion per tutta la città, fra due ali di folla entusiasta. Anche la fredda Olanda comincia ad entusiasmarsi per un pallone…1972 – ‘73Ancora una volta è la rappresentante italiana, la Juventus di "Cesto" Vycpalek (lo zio di Zeman, di recente venuto a mancare) ad immolarsi in finale ai nuovi "profeti". Al "Maracanà" di Belgrado, davanti a centomila spettatori (con foltissima rappresentanza italiana), basta un gol realizzato di testa con un diabolico pallonetto da Johnny Rep dopo appena quattro minuti, per far svanire il bel sogno dell’ Italia bianconera. Josè Altarini anni dopo dirà: "passammo una settimana in ritiro, in un immenso ma tetro albergo della Capitale jugoslava, per prepararci meglio all’ evento; gli olandesi invece, arrivarono solo due giorni prima in compagnia di mogli e fidanzate!". In effetti Capello e c. in partitasembrarono fin troppo paurosi di sbagliare, rendendosi pochissime volte pericolosi. Ma quella sfortunata finale nulla tolse all’ ottimo cammino compiuto in tutta la manifestazione dai bianconeri, arrivati all’ atto conclusivo dopo aver superato squadre più che valide. Nei sedicesimi affrontano i francesi dell’ Olympique Marsiglia, che vince in Francia per 1 – 0, risultato assolutamente insufficiente per contenere la Juve a Torino, già sopra di tre gol al fischio dell’ intervallo. Un doppio 1 -0 basta per allontanare la minaccia del Magdeburgo, terribili tedeschi dell’ Est, giustizieri del Milan nella finale di Coppa delle coppe dell’ anno prima. Grazie al 2 -2 rimediato in Ungheria ( Altafini ed Anastasi), anche l’ Uipesti Dozsa viene eliminato, dopo lo 0 -0 del Comunale. I presuntuosi inglesi del Derby County (certi di vincere) vengono seccamente sconfitti in un soleggiato pomeriggio torinese per 3 – 1 (due gol di Altarini), risultato al quale non riusciranno a rispondere in Inghilterra ( 0 – 0). Il 30 maggio 1973 così si schierò la Juve davanti ai campioni d’ Europa : Zoff, Marchetti, Longobucco; Furino, Morini, Salvadore; Altarini, Causio, Anastasi, Capello, Bettega. Di lì a poco Cruyff lascerà l’ adorata maglia biancorossa, irresistibilmente attratto dalle pèsetas degli azulgrana del Barcellona; termina un’ altra "striscia" storica della coppa più importante d’ Europa. 1973 – ‘74 Termina l’ era dell’ Ajax, ed inizia quella del Bayern Monaco. La compagine teutonica (prima squadra tedesca ad imporsi nel massimo trofeo continentale), piena di assi del calcio mondiale come il centravanti Gerd Muller, il libero Franz Beckenbauer (detto Kaiser Franz), il portiere Sepp Maier, il terzino Paul Breitner , l’ ala sinistra Ulie Hoeness, deve disputare due finali per avere ragione degli spagnoli dell’ Atletico Madrid. All’ epoca solo per la finale era prevista la ripetizione, e così avvenne visto che lo scontro di Bruxelles del 15 – 5 – 1974 si concluse sull’ 1 -1 dopo i t.s., con il Bayern che riuscì ad impattare in extremis (al 119°), la rete del forte attaccante iberico Luis (già giustiziere del Cagliari nell’ edizione del 1971). Ma nel replay, i bavaresi si imposero nettamente per 4 – 0, dominando l’ incontro dall’ inizio alla fine (doppietta di Muller, Hoeness, Breitner). Tutti i giocatori sovra citati appena due mesi dopo, con la maglia bianca della Germania, divennero Campioni del Mondo sconfiggendo a Monaco di Baviera la favoritissima Olanda di Johan Cruyff. La nostra rappresentante, la Juventus, non ripeté la brillante cavalcata dell’ anno precedente, venendo eliminata al 1° turno dai tedeschi orientali della Dinamo Dresda, che dopo aver vinto per 2 -0 in casa, limitarono i danni a Torino uscendo sconfitti per 3 -2 1974 – ‘75 Beffa atroce per i Campioni d’ Italia della Lazio, che a seguito degli incidenti verificatesi l’ anno prima in Coppa Uefa contro gli inglesi dell’ Ipswich Town, vengono esclusi da qualsiasi manifestazione di carattere europeo. E’ ancora il Bayern ad imporsi, superando la squadra inglese del Leeds United a Parigi il 28 – 5 – 1975 al termine di una gara funestata da gravi incidenti causati dai supporters britannici, dopo un gol non convalidato dall’ arbitro francese Kitabdjian. Nel finale grazie a due reti di Roth e Muller , Franz Beckenbauer può alzare al cielo per la 2° volta la Coppa più prestigiosa. Per la terza volta di seguito (questa volta in condominio con altri 4 giocatori) Gerd Muller si laureò capocannoniere del torneo. Il tedesco è stato uno dei più grandi attaccanti di sempre, capace di realizzare 365 gol in 420 partite in Bundesliga, e di centrare per 68 volte in appena 62 incontri la rete avversaria con la maglia della Nazionale. Cifre davvero da capogiro!. 1975 – ‘76Si affaccia alla ribalta il calcio francese grazie ai verdi del Saint Etienne, che sfidano il Bayern nella finale di Glasgow del 12 – 5 – 1976, dopo essere stati semifinalisti nell’ edizione precedente, eliminati proprio dai biancorossi bavaresi. Ma sono di nuovo Muller e c. ad avere la meglio, grazie ad un missile su punizione di Roth al 57° minuto, eguagliando l’ impresa dell’ Ajax. Di quella edizione c’è da ricordare il ritorno ad alti livelli del Real Madrid, fermato però in semifinale dal Bayern. La Juventus, dopo aver superato al 1° turno con qualche affanno i bulgari del C.S.C.A. di Sofia ( 3 -2 complessivo), negli ottavi deve arrendersi all’ altra compagine tedesco – occidentale del Borussia Monchengladbach, che vincono per 2 -0 in Germania, e pareggiano per 2 -2 a Torino, dopo che i bianconeri erano scattati in avanti di due gol, pareggiando il conto dell’ andata. 1976 – ‘77 Sino a quel momento nella patria del calcio (l ‘Inghilterra) la coppa era giunta una sola volta, per merito del Manchester di Matt Busby nel 1968; questa "onta" andava cancellata, e da questo momento in poi, per ben sei stagioni, l’ Europa sarà tinta dai figli di Albione. Nell’ anno in cui la finale dopo sette anni si disputa nuovamente in Italia ( Roma, 25 – 5 – 1977) , è il Liverpool di Kevin Keegan a trionfare sconfiggendo per 3 – 1 il giustiziere del Torino di Gigi Radice, vera e propria bestia nera delle italiane, il Borussia Monchengladbach. Dopo il botta e risposta fra Mc Dermott e il danese Simonsen (giocatore di classe sopraffina), i "reds" piazzano lo scatto decisivo grazie a Smith ed a un rigore del Capitano Neal, provocato da quel folletto inarrestabile di Keegan, per ben due volte "Pallone d’ oro". Quella notte anche la Fontana di Trevi partecipò alla festa , letteralmente invasa dai tifosi inglesi. Come già detto, i granata del Toro, furono eliminati dal Borussia negli ottavi di finale, dopo aver superato con un 3 -2 complessivo gli svedesi del Malmoe. Ma è comunque passata alla storia la gara di ritorno disputata in Germania, nella quale Graziani e c., pur falcidiati da ben tre espulsioni dall’ arbitro belga Dalcourt, riuscirono a resistere sullo 0 – 0, con il simpatico "Ciccio", attuale trainer del Cervia, costretto a vestire la maglia di portiere negli ultimi venti minuti, causa l’ espulsione di Luciano Castellini. Tutto ciò purtroppo non bastò per la qualificazione, visto che nell’ andata al Comunale, i tedeschi si imposero per due reti ad una.1977 – ‘78Secondo successo consecutivo del Liverpool, che nel tempio di Wembley, grazie ad una rete del sostituto di Keegan ( ammaliato dai marchi dei tedeschi dell’ Amburgo) lo scozzese Kenny Dalglish, supera il 10 – 5 – 1978 i belgi del Bruges, che in semifinale avevano impedito alla Juventus di Giovanni Trapattoni di arrivare all’ atto conclusivo. I bianconeri dopo aver maramaldeggiato contro i ciprioti dell’ Omonia ( 3 – 0 e 2 – 0) e con gli irlandesi del Glentoran, battuti per 5 – 0 in Italia dopo l’ 1 -0 colto in Britannia, nei quarti di finale hanno ragione dell’ Ajax di Rudy Krol solo ai calci di rigore, dopo che entrambi gli incontri si erano chiusi sull’ 1 -1. Gran protagonista Dino Zoff autore di due parate. Nella prima semifinale al Comunale di Torino, Bettega e c. devono sudare le proverbiali sette camicie per ottenere la rete del successo all’ 87° (contro il Bruges) proprio con l’ attuale vice – presidente bianconero, irretiti dalla perfetta tattica del fuorigioco applicata dai belgi. Nel ritorno dopo la doccia fredda di un gol subito al , la Juve si riprende bene, sfiorando il pareggio in più di un’ occasione. Ma quando sembra una nuova decisione dagli undici metri, un gol al 117° di Van der Eycken ( futuro genoano) regala la finalissima agli uomini di Ernst Happel ( all’ epoca allenatore anche dell’ Olanda). Nel recupero non viene fischiato un rigore a favore della vecchia Signora (netto fallo di mano), deludendo ancora una volta le aspettative della sterminata legione di appassionati bianconeri….

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