Dai brividi agli applausi, il Napoli riscopre Britos

Miguel Angel BritosQuando il tifoso napoletano si trasforma in commercialista, per sconfessare l’operato della società, cita sempre e comunque gli otto milioni spesi per l’acquisto di Miguel Angel Britos, ragazzone uruguaiano pescato a Bologna nel 2011. Forse è l’investimento più criticato degli ultimi anni, secondo solo ai 15 milioni investiti per acquistare Gokhan Inler. 62 presenze in tre anni, uno stop di quattro mesi appena arrivato a Napoli (infrazione al quinto metatarso del piede destro) che ha condizionato la sua prima stagione partenopea e dato adito a chi non riusciva proprio a giustificare la spesa fatta per vederlo in maglia azzura. Il secondo anno è iniziato con l’ennesimo infortunio e la terza stagione lo ha visto prima titolare, un segnale della fiducia che Benitez ha sempre riposto in lui, ma poi in un vortice di errori è scivolato pian piano nelle gerarchie e dalla panchina ha osservato le buone prestazioni del “rivale” Federico Fernandez.

Insomma nei primi tre anni azzurri il bilancio di Britos non è stato dei migliori con una buona dose di sfortuna, gli errori banali messi in mostra in più di una circostanza, i brividi lungo la schiena dei tifosi e le poche note positive in campo. Il ragazzo faceva notizia più per gli asado e la pesca che per le prestazioni in campo eppure quest’estate si è posto il veto ad una sua partenza. Bigon crede in lui al punto da rifiutare ogni offerta e ricevere la solita pioggia di critiche nel suo ormai encomiabile ruolo di capro espiatorio per ogni singolo movimento di mercato. Accanto al ds c’è anche Rafa Benitez che crede fermamente in Miguel Angel. Lo spagnolo apprezza da sempre il prototipo di difensore con grande prestanza fisica e in grado di spadroneggiare in area di rigore sulle palle alte, caratteristiche che sono peculiari per il suo modo di intendere il calcio e che sono facilmente riscontrabili nel ragazzo di Maldonado, luogo di nascita di Britos che riporta alla memoria quel Ruben che ha vestito la maglia azzurra dalla C alla A.

Ad inizio anno l’esuberanza e l’intrapredenza del giovane Koulibaly avevano stregato lo staff dello spagnolo e l’attenzione prestata al francese sembrava chiudere ogni tipo di possibilità all’uruguaiano che con pazienza e grande sacrificio ha atteso la sua occasione. Benitez aveva in programma un altro impiego per il buon Britos, colmare le lacune della fascia sinistra per l’assenza di Ghoulam impegnato in Coppa d’Africa e l’ormai perenne infortunio di Zuniga, adattando l’ex Bologna come terzino un po’ più bloccato per dare maggiore equilibrio alla squadra. Britos è stato impiegato in quella posizione per ben 14 volte mostrando tanta buona volontà e dando comunque un ottimo contributo come dimostra la media di 7.27 ricevuta dal portale inglese WhoScored. Poche le sbavature, tanta la cattiveria. Nel frattempo Koulibaly inizia a mostrare i primi segni di difficoltà, la prima stagione in un campionato difficile come quello italiano è sempre complicata e così il francese perde terreno a favore proprio di Britos che si sposta in zona centrale e non molla più il posto.

Poco prima Andujar aveva preso possesso tra i pali ed ecco un altro cambio in corsa con Britos ad affiancare Raul Albiol nella semifinale di Coppa Italia in casa della Lazio dove tiene a bada lo spauracchio Klose. Contro l’Inter in campionato rientra Koulibaly ma sembra non avere più la brillantezza di inizio stagione e così dopo la parentesi pessima di Verona, la coppia Britos-Albiol ritorna a ricomporsi e diventa quella di maggiore affidabilità. A Mosca l’uruguaiano è il migliore in campo, contro l’Atalanta tiene a bada Denis e anche nella sconfitta in casa della Roma mostra di essere in ottime condizioni. A Wolfsburg si compie il sorpasso decisivo sul collega francese: maglia da titolare e prestazione esaltante contro Dost. I tifosi sono sorpresi, scettici etichettano quella partita la classica eccezione che conferma la regola e invece l’uruguaiano si conferma anche in campionato annullando Okaka nella trionfale vittoria di domenica. Grande senso della posizione, chiusure tempestive, anticipi perfetti e dominio sulle palle alte: Britos mette in mostra tutto il suo repertorio ed arriva il momento della rivalsa, della riscoperta di un giocatore che è stato plasmato da Rafa Benitez con pazienza certosina e che con grande umiltà ha sempre tenuto un comportamento da vero professionista. Il tecnico spagnolo è riuscito a trasformalo da ranocchio a principe, da esubero a tassello importante per il rush finale richiesto dalla stagione.

Quando il gioco si fa duro, i duri scendono i campo e dunque ecco un Britos tutto nuovo che riscopre l’ebbrezza della titolarità, gennaio e gli echi di Amburgo e Kazan sono ormai lontani, Miguel Angel è pronto a smentire tutti in Italia e in Europa.

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