Corbo: “Questione stadio: tre temi urgenti per ADL”

Il Napoli ha annunciato sabato sera uno stadio da ventimila posti, con altrettanti soci e poltrone di velluto azzurro. Mancavano 20 minuti alla terza vittoria del campionato e 24 ore al primato, grazie alla vittoria dell’Inter sulla Juve. Questo sogno di fine estate va protocollato tra le più spettacolari utopie italiane. In cima c’è il ponte sullo Stretto di Messina.
Il discorso di Aurelio De Laurentiis, che leggerà questo articolo on-line al suo arrivo in Cina, apre comunque tre temi urgenti. Perché il presidente del club più invidiato d’Italia per bilancio, classifica e gioco si rivolge a Sky e Mediaset per parlare da Milano ai tifosi del Napoli? Se davvero vuole sottrarsi a striscioni e cori ostili, è meglio chiarire o inasprire le posizioni? Preferisce la pace alla sfida? Terzo, volando nell’universo dal pianeta delle idee a quello delle cose, lo stadio San Paolo a che punto è?
A De Laurentiis sabato interessava spiegare perché Sky non lo avrebbe inquadrato in tribuna, magari accanto al sindaco de Magistris. . Vero, si vede male. Ma vittorie da sogno ne aveva vissute tante.
Comunicando che non sarebbe mai più venuto al San Paolo, De Laurentiis ha inteso forse disarmare chi lo contesta da tempo. Uno striscione ironico per il prezzo alto di biglietti e abbonamenti (“Settore Popolare” su gradoni vuoti) era già esposto in Curva B. Protesta legittima. Riprovevole invece il volgare coro, per fortuna attenuato dall’applauso di altri tifosi.
Fermiamoci su questo punto. Contestare i prezzi è corretto, ancora meglio con l’eleganza dello striscione. Insultare il presidente che ha reinvestito 112,5 milioni, affidato a Sarri la più bella squadra del momento, pescato Milik e allargato la rosa di qualità è inspiegabile. Quindi: è sospetto. Che doveva fare di più di e meglio la società? A sua insaputa, De Laurentiis ha forse indovinato anche la cessione di Higuain.
Più che sognare uno stadio irrealizzabile, anche perché nella sua cultura di impresa non c’è l’ investimento immobiliare, è tempo perso. De Laurentiis farà bene a tornare nel suo stadio, fissando prezzi che non allontanino i contestatori, semmai li riportino tra i suoi ammiratori. Ma è più facile cercare la pace o inventare una guerra? Coraggio, Aurelio. Ci sono tutti i presupporti perché i tifosi onesti di ogni età riconoscano il merito degli attuali successi. De Laurentiis può non essere simpatico, ma ha il diritto di non essere offeso.
Eccoci allo stadio. Il San Paolo è entrato nella campagna elettorale. Fu votata una delibera per chiedere un prestito al Credito Sportivo di 25 milioni. Per un maquillage: bagni, seggiolini e poco altro. Non si è visto un muratore né un mattone nuovo. Non solo, è in vigore dal 10 settembre 2015 una convenzione-ponte ormai scaduta. Va rifatta. Ed il consiglio comunale prescrive un indirizzo: nell’accordo, va fissato il limite di 20 euro per i posti popolari. Finora neanche un rigo. A Napoli vince solo la squadra. Intorno c’è il nulla.

(Antonio Corbo, La Repubblica Napoli)

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