CAMILO, RESTA CU’ MME!

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Certe vicende riguardanti il futuro di un calciatore sembrano davvero delle storie. Storie dove ci sono i buoni e i cattivi, e le parti vengono assegnate dallo sceneggiatore, ma il pubblico può scambiare i ruoli a seconda dei fatti che si succedono. Storie così lunghe e tormentose che De Laurentiis, da vero intenditore, potrebbe ricavarne un bel filmone da cassetta (pardon, da DVD taroccato). Questa è la storia, lunga e tormentosa appunto, di Juan Camilo Zuniga. Una storia in cui ironia e serietà si mescolano alla pari e la rassegnazione a eventi oramai inevitabili lascia il posto alla suspense dei colpi di scena.

Questo melodrammone è la classica storiella nella quale, all’inizio della trama, ci sono quelli che hanno torto e quelli che hanno ragione, anche se non totalmente. I primi sono i dirigenti del Napoli capeggiati dal Grande Capo Don Aurelio, il quale, pur di non macchiare l’onore sacrale garantito dai Fair Play finanziario, non vuol schiodarsi dal tetto ingaggi fissato. Nulla di delittuoso, se non fosse che il povero Camilo si ritrova infelice e mogio. “Bravo presidente, fa bene non scendere a compromessi con quel bimbetto capriccioso”, gli dicono i suoi accoliti. Ma il colombiano è un ragazzo con la testa sulle spalle e non è capriccioso: vuole solo giocare nel Napoli, e in fin dei conti, come ogni professionista che si rispetti, chiede un semplice incentivo. Il pubblico, che mastica calcio dalla mattina alla sera, lo sa e si schiera tutto dalla sua parte. “Che male ha fatto? Poverino, accontentatelo!”. E, oltre a parteggiare per lui, comprende quelle che sono le intenzioni del suo amicone paterno Riccardo Calleri, ritenendolo un ‘buono’. O almeno prova a comprenderle, visto che non tutti i procuratori sono persone interessate a fare gli interessi dei loro tutelati. E il fan di Zuniga pensa: “Mmmmh, quello lì sarà anche una persona onesta, ma non mi convince: ha detto che il nostro idolo è corteggiato addirittura Arsenal e Barcellona. E poi c’è la Juve…”. Però il buon Riccardo si dice sicuro: “Tranquilli: la nostra richiesta l’abbiamo fatta, ora aspettiamo che il Napoli faccia un passo avanti”. Eppure il passo avanti non arriva, tanto che la piazza napoletana è in subbuglio, sempre più convinta che Don Aurelio se ne freghi dei suoi gioielli. E che Calleri in fondo non abbia torto.

Invece, una bella sera di Luglio, Don Aurelio vuota il sacco davanti a tutti: “Zuniga è una vittima del suo procuratore, che crede di essere il Genio del calcio mondiale. Al giocatore abbiamo proposto il rinnovo due volte, ma non abbiamo avuto risposte, perché chi lo gestisce lo vuole lontano da Napoli”. I dubbi sull’amicone del giocatore diventano fondati, e chi prima era diffidente nei confronti del Grande Capo ora lo guarda con occhi diversi, realizzando che sarà anche privo di savoir-faire, ma in fin dei conti non è un cattivone. Il vero cattivone, semmai, è proprio Calleri. Il quale continua la favoletta del “il Napoli non s’è fatto avanti con noi” e frattanto, furbetto e astuto come una buona fetta dei procuratori, temporeggia e aspetta che le big d’Europa si facciano avanti, cariche di fragranti banconote raccolte in più mazzetti di quanti ne caccerebbe la dirigenza partenopea. Ci va a guadagnare il ragazzo, giocando in un club glorioso? No, ci guadagna anche lui, l’agente! I tifosi l’hanno capito, e qualcuno di loro sospetta ben altro: Camilo è già della Juve. Eh sì, perché dalle parti di Torino ci sono altri ‘cattivi’ (ma da una vita, oramai…) che muoiono dalla voglia di vederlo in bianconero, senza fare nulla per nascondere il loro desiderio. Una parte, una piccolissima parte di pubblico pensa di essere superesperta di mercato, e alla prima uscita amichevole dileggiano il poveretto: “Chi non salta è juventino!”. E lui che ti fa? Li sfotte a sua volta saltellando a ritmo di coro. Il lieto fine sembra lontano, tutti sono pessimisti. Ma ecco che, inatteso, subentra sulla scena un altro ‘buono’. Anche lui è un ‘Don’, e ne ha ben donde visto che è un gentilhombre spagnolo di sani principi: si chiama Rafael Benitez. Questo brav’uomo, dopo che i suoi ragazzotti (compreso il nostro Camilo) hanno fatto carne e macello del Bologna, dice: “Abbiamo parlato io, il presidente e Bigon del rinnovo di Zuniga: la società gli ha proposto il rinnovo, il giocatore vuole rimanere, siamo fiduciosi”. Uno come il buon Don Rafael non dice mai bugie. Torna improvviso l’ottimismo. Tempo due giorni e il presidente conferma la clamorosa novità: “Abbiamo offerto a Zuniga il 40% in più rispetto alla Juventus, sta a lui decidere: al ‘chi non salta è bianconero’ ha saltato, non può tradire la fede del pubblico”. Allora è vero: Don Aurelio vuole trattenerlo! E per di più con un ingaggio bello consistente, di certo superiore ai 2 milioni. Tuttavia i cattivi non mollano: la Juventus resta alla finestra, toma toma, e l’amicone Calleri è volato a sondare il terreno in Spagna, a Barcellona, perché i catalani lo vorrebbero qualora si liberasse a parametro zero tra dieci mesi. Giocherebbe con Messi, Neymar, Xavi, Iniesta, Dani Alves, Sanchez e compagnia cantante: cosa si può volere di più dalla vita? Ma percepirebbe un ingaggio raddoppiato, con una conseguente percentuale al manager, congrua abbastanza da non dispiacergli, altroché…

Una bella storia, dunque. Una storia alla quale la parola fine è ben lungi dall’essere scritta. Eh, e che finale sarà? Don Aurelio ridiventerà cattivo, stufandosi della questione e lasciando che il simpatico colombiano vada a raffreddarsi in Piemonte oppure a farsi i bagni a Lloret de Mar? O tirerà dritto e compirà la mossa decisiva, sacrificandosi per trattenere un giocatore fondamentale per i destini azzurri? Chissà, quelle dichiarazioni, quel confermare la proposta di rinnovo fatta al giocatore sembrano corrispondere al vero. Quasi come se il presidente, smessa la maschera del Grande Capo, voglia ammorbidirsi e venire incontro a Zuniga, supplicandogli di rimanere: “Ti prego, resta!”. I presupposti per un bel cinepanettone campione d’incassi ci sarebbero; del resto, proprio in questi giorni, gli azzurri stanno girando le scene del nuovo film di Natale prodotto dal patron. Un bel film dove si piange e si ride, dunque. Un drammone all’italiana. Il titolo: “Camilo, resta cu’ mme!”. E come colonna sonora, ad accompagnare i titoli di coda, la canzone più ovvia e scontata: l’omonimo brano di Pino Daniele, un classico del suo repertorio. Quello del presidente è un messaggio d’amore, forse un po’ patetico quanto il suo stile kitsch, ma efficace a convincere l’esterno sinistro a rimanere e resistere alle sirene di Calleri e della Juve. Presidente, lo convinca a restare! Faccia ogni sforzo! Prima che sia tardi. Prima che il dramma diventi farsa.

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