AL SAN PAOLO DI NOTTE? LASCIATE OGNI SPERANZA, VOI CHE ENTRATE…
E sono sette. Il Napoli sotto i riflettori del San Paolo sa solo vincere. I ragazzi di Reja, battendo il Palermo, di fatto si chiamano fuori da qualsiasi discorso salvezza, rilanciando le proprie ambizioni Uefa. Un Napoli a due facce, comunque, quello sceso in campo nel catino di Fuorigrotta. Un primo tempo a dir poco bruttino per Cannavaro e compagni che si sono fatti imbrigliare da un buon Palermo. La squadra di Colantuono è scesa in campo col piglio giusto, mettendo in grossa difficoltà la retroguardia azzurra. L’assenza di Santacroce si è fatta sentire non poco visto che ad Amauri è stato concesso praticamente tutto. Mai in anticipo sull’italo-brasiliano che, da solo, ha sempre tenuto in apprensione i tre centrali azzurri. Lo schieramento rosanero, inoltre, con tre uomini tra le linee e gli inserimenti degli esterni di difesa (Balzaretti soprattutto), ha fatto il resto. Sono stati Savini e Grava a farne particolarmente le spese. I due azzurri non hanno interpretato bene la partita col risultato che sono stati insufficienti sia nella fase offensiva (ma a questo eravamo ormai abituati) sia in quella difensiva. In pratica il Paleremo ha fatto la partita che ci si aspettava facesse il Napoli: squadra corta, grande pressing e verticalizzazioni veloci.
Probabilmente i fischi dell’intervallo hanno scosso gli azzurri e soprattutto Reja. Il tecnico goriziano fa la mossa che non ti aspetti. Fuori Grava e Savini, dentro Garics e Bogliacino. Il Napoli cambia volto passando con la difesa a quattro e il rombo a centrocampo. Ed è stata proprio questa la chiave di volta della partita. E, probabilmente, lo poteva essere anche per le trasferte di Cagliari, Genova, Torino, Reggio ecc. Quando si è sotto pressione, chiudersi in difesa equivale a condannarsi nel calcio moderno. Tenere il baricentro alto è fondamentale per evitare di venire schiacciati. In pratica, quello che ha fatto Reja questa sera. Il punto è che questo atteggiamento può essere tranquillamente adottato anche lontano dalle mura amiche del San Paolo. Con questo non si vuole dare nessuna lezione di calcio a mister Reja. Si tratta, evidentemente, solo di diversi punti di vista.Intanto questi tre punti riaprono agli azzurri le porte per un discorso Uefa. Certo, si tratterebbe di sfruttare la porta di servizio. Quell’Intertoto tanto bistrattato ma che, alla fin fine, ti apre scenari importanti. Il problema è che parteciparvi significherebbe anticipare di parecchio la preparazione precampionato, col rischio di arrivare a fine stagione con le gambe pesanti, il fiato corto e la mente sovraccarica. Indubbiamente l’idea di bruciare le tappe e ricalcare sin da subito palcoscenici europei stuzzica tutti, De Laurentiis in primis. Quindi se Intertoto dovrà essere, sarà meglio che lo si affronti con la giusta mentalità e con una rosa (ampia) all’altezza. Adesso, però, non voliamo troppo con la fantasia. Prima di poter vincere la guerra ci sono da affrontare ancora sette battaglie. Questo Napoli, a volte sfrontato ed irriverente, però, ha già dimostrato di non potersi precludere nessun traguardo. Non ci resta, dunque, che aspettare tanto, come direbbe il direttore Marino, “il tempo è galantuomo…”.
