RUOLI SCOPERTI, INCOGNITE E CESSIONI AFFRETTATE: IL SOLITO MERCATO DI GENNAIO

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Sarà anche vero che fare calciomercato a Gennaio non è mai facile. Ciò però non toglie che sulle trattative si possa essere comunque attivi e vigilanti. Guai se il mantra del ‘mercato invernale difficile’ venisse sfruttato a mo’ di alibi da chi fa buchi nell’acqua. E quindi guai se, a sessione terminata, lo utilizzasse anche lo stesso Napoli per giustificare una campagna acquisti/cessioni deficitaria e incompiuta. Un mercatino che ha consentito soltanto di puntellare la rosa (attenzione: puntellare, non rinforzare …) peraltro a metà, giacché non ha turato le falle presenti in essa. E come se non bastasse resta il rammarico per certe partenze che forse si potevano evitare. Si rimane così, con le pive nel sacco per i colpi mancati, i tanti dubbi sui nuovi arrivi, la conferma dell’inadeguatezza del direttore sportivo e molti pensieri cupi sull’operato del presidente. E qualche obiezione nei confronti del tecnico.

Nulla da dire su Jorginho, del quale abbiamo parlato in questi giorni sottolineandone la sua duttilità tattica. Una partita e mezzo e ha già mostrato quanto di buono fatto a Verona: non è solo un regista, ma anche un incursore e finanche un centrocampista avanzato. E soprattutto è molto meno timido di Inler, stella mai spuntata in azzurro. Acquisto azzeccato, full stop. Ma è l’unico finora, se non altro perché l’abbiamo già visto giocare in Italia in questi mesi, a differenza degli altri nuovi arrivi tutti da verificare. A cominciare da Henrique, 27 anni, bravo di testa e di piede, forte fisicamente, impiegabile anche come mediano di rottura dinanzi alla difesa, ma un po’ lento. Però l’ha voluto Benitez. E c’è da credere che abbia voluto anche Ghoulam, esterno basso mancino adattabile come laterale avanzato (suo ruolo originario) o addirittura come centrale arretrato, molto tecnico e dotato di gran corsa e resistenza fisica. Se essi diverranno punti fermi sarà il tempo a dircelo; in tal caso, chapeau a Don Rafael. Ma verrebbe da chiedersi: è tutto qui? E il mediano da battaglia, che avrebbe fatto le veci dell’uccel di bosco Behrami? E il vice-Higuain, dato che Zapata è forse ancora troppo acerbo per il mister? Non, non ci sono. Trattasi di lacune che andavano necessariamente riparate lì dove invece la dirigenza ha toppato. Non tanto per il reclamizzato Gonalons, però per Capoue bisognava muoversi molto prima in modo da mercanteggiare col Tottenham. Senza dimenticarci di un certo Essien, sul quale c si e' letteralmente addormentati sicché alla fine è finito al Milan a parametro zero. E in attacco, al di là della penuria di arieti all’altezza, un tentativo per Osvaldo in rotta col Southampton non lo si poteva fare, magari con la stessa formula (prestito oneroso) tramite la quale è finito alla Juventus? Non è longilineo quanto Higuain, ma da centravanti atipico qual è avrebbe fatto faville.

Ah già, ci dimenticavamo che è arrivato anche Andujar. Nulla quaestio, col Catania ha sempre fatto bene. Il problema è che il suo arrivo, stante la riconferma di Rafael, annuncia di fatto l’addio di Reina. Appunto, gli addii. Quello del portierone spagnolo fa male, non solo dal punto di vista tecnico ma anche per l’empatia tra lui e la città. E non fa tanto bene nemmeno la partenza di Armero, anzi. Ok, andava rivisto a livello difensivo, tuttavia avrebbe potuto rivelarsi prezioso in fase offensiva, soprattutto perché lo stesso Benitez a Dimaro disse di lui che era impiegabile anche come esterno alto; lì davanti, insomma, sarebbe stato utile. E come lui, in quello stesso ruolo, anche Vargas, per note caratteristiche tecnico-tattiche. Dopo il prestito al Gremio poteva essere reintegrato con tutti gli onori, invece si è deciso di farlo emigrare direzione Valencia, lì dove ha ritrovato con piacere il suo vecchio mister Pizzi. La rocambolesca cessione di Cannavaro ‘Capitan Precario’ al Sassuolo lascia adito a un elaborato discorso tecnico-emotivo. Da una parte dispiace senz’altro per l’attaccamento alla maglia, per l’orgoglio da napoletano doc (detto senza ironia), per l’impegno che talvolta ha profuso nello scendere in campo. Ma dall’altra bisogna avere obiettività: finire ai margini per motivi tecnici (Benitez dixit) può starci se, a fronte della grinta, sei privo di piedi buoni e ti mostri inadeguato al modulo. Eppoi la piazza napoletana in passato ha fatto il callo a dipartite peggiori, figuriamoci se vale la pena strapparsi i capelli per un difensore da 6/6.5 ma non da 8

Tirate le somme, a chi attribuire le responsabilità dell’ennesimo mercatino delle pulci? Benitez ha il minimo delle colpe, eppure qualche capo d’accusa glielo si può muovere: ad esempio, quello di essere eccessivamente fiducioso, a priori e senza controprova, dei nuovi elementi, il che fa un po’ il pari col suo difetto di essere stato troppo buono e ottimista verso quei giocatori (Maggio, Pandev, Inler) finora maggiormente deludenti. E un’altra colpa gli va affibbiata: quella di non aver battuto abbastanza i pugni sulla scrivania di Don Aurelio come su quella del dottor Bigon. Bigon, ecco, altro responsabile. Del suo insufficiente modus operandi in sede di mercato ne abbiamo parlato così tanto in questi quattro anni che ormai cose da dire in tal senso non ne abbiamo più. Va bene il fair play finanziario ma ora il presidente ha il dovere di cambiare strategia a partire da giugno. In caso contrario, di mercatini come questo ne dovremmo descrivere ancora.  

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