IL CAMMINO PER L’EUROPA AD UN BIVIO

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E' un Napoli ancora da decifrare quello uscito dal San Paolo nel sofferto match contro l’Atalanta che ha visto gli uomini di Mazzarri battere l’undici di Colantuono in una partita al cardiopalma in cui l’attacco è tornato ad essere efficace e si è rivisto finalmente una squadra capace di costruire e di dare ampio respiro alla manovra.Anche se gli inspiegabili errori della difesa e dei singoli lasciano ancora degli strascichi di preoccupazione nei tifosi per il prosieguo del campionato che ora entra nella fase culminante con le ultime nove gare da giocare e soprattutto con lo scontro diretto per la qualificazione diretta alla Champions contro il Milano a cui il Napoli dovrà arrivare in condizioni fisiche e mentali migliori rispetto a quelle messe in mostra nelle ultime sei giornate.Abbandonato ormai definitivamente il sogno scudetto, gli azzurri ora hanno l’obbligo di preservare il secondo posto dagli attacchi dei rossoneri di Allegri che negli ultimi mesi stanno avendo un rendimento da capolista e che rimangono gli avversari più accreditati a scippare quel secondo posto che solo fino a due mesi fa sembrava un palliativo e che invece ora è diventato un traguardo da difendere con i denti e io direi con il sangue.E già, perché non centrare il secondo posto potrebbe rappresentare l’inizio di un ridimensionamento delle ambizioni di squadra e società per il prossimo anno, un passo indietro senz’altro verso l’obiettivo minimo della crescita costante della squadra verso traguardi sempre più prestigiosi.Soprattutto per De Laurentiis per cui l’Europa che conta ha rappresentato una vetrina importante per la crescita del brand la mancata qualificazione diretta alla Champions sarebbe un danno immane più del deterioramento definitivo del rapporto con Mazzarri che si avrebbe in caso di addio all’Europa.Insomma non c’è via di uscita se si vuol crescere: qui si gioca la Champions o si muore!Certo è che le voci di mercato che si susseguono circa un addio a fine anno di Cavani non contribuiscono a rasserenare un ambiente che rimane scocco e deluso dagli ultimi risultati che hanno contribuito a far allontanare la capolista Juventus quando tutti avevano pronosticato una lotta a due all’ultimo respiro, complice anche l’impegno europeo dei bianconeri che, a detta di molti, avrebbe sottratto energie per il campionato ed invece, al contrario di quello che accadde al Napoli l’anno scorso, è diventato forza propulsiva e non un fardello.Ma si va avanti con difficoltà senz’altro ma anche con molta fiducia seguendo il vecchio adagio popolare per cui “chiù nera ra mezzanotte nun po’ venì”, nella la speranza che il punto più basso della stagione sia alle spalle.E’ ora di guardare avanti dopo la pausa a quel Torino che cade a fagiolo proprio per testare l’orgoglio del Napoli. Si gioca all’Olimpico di Torino, stadio portafortuna per il Napoli dell’era De Laurentiis, teatro forse della partita più spettacolare ed elettrizzante dell’era Mazzarri, quel 2-3 contro la Juventus che costituisce un buon viatico nella ricerca del risultato favorevole a cui il Napoli è costretto a mirare a tutti i costi.Si va in scena contro il Torino di Cairo, un personaggio che nell’imprenditoria come nel calcio è additato come il braccio destro di Berlusconi, quasi a dare un sapore di anticipo di quello che sarà lo scontro del dentro o fuori del prossimo 7 aprile a San Siro.E se le cose dovessero andar bene sabato sera a Torino, chissà che questa volta il servo non diventi un talismano in mano ai nemici del padrone.Staremo a vedere, anche se per arrivare al successo il Napoli dovrà essere migliore di quello visto contro l’Atalanta, sia sotto il profilo del gioco che sotto l’aspetto psicologico che, in questa fase della stagione, potrebbe fare la differenza per accedere all’Europa che conta, ed in questo Mazzarri avrà una importanza tale da divenire egli stesso artefice della propria permanenza o meno alle falde del Vesuvio anche nella prossima stagione, con che compito poi lo deciderà De Laurentiis.

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