DOMENICA AL SAN PAOLO ARRIVA IL MAESTRO ZEMAN
"Continuo a dire che bisogna dare qualcosa alla gente che fa sacrifici e paga il biglietto per venire allo stadio”. Parole e musica di Zdeněk Zeman alla Domenica Sportiva, meno di un mese fa, al termine di Roma-Milan. Dopo un inizio difficile, Zemanlandia è tornata, ma per comprendere il personaggio Zeman bisogna ripartire da dove tutto ebbe inizio: Foggia. Siamo alla fine degli anni ‘80, quando il re del grano Don Pasquale Casillo accetta il consiglio di un fine conoscitore di calcio, come Peppino Pavone, e strappa al Licata lo sconosciuto trainer boemo.In Puglia, l'uomo dell'est con pochi soldi crea un meccanismo perfetto che vince e diverte arrivando in Serie A e spaventando le grandi. Signori, Baiano e Rambaudi tre ragazzi sconosciuti a suon di goal incantano l'Italia del pallone diventando il sogno proibito dei grandi club. Eppure, Beppe Goal quando arrivò a Foggia per un miliardo e mezzo aveva segnato appena 5 goal con la maglia del Piacenza. Troppo poco per essere accolto con un "ciao bomber" dall'acuto maestro boemo. Zeman però aveva ragione, perché alla fine saranno ben 188 le reti in A del suo pupillo. Signori fu solo il primo di una lunga serie di giovani di belle speranze diventati affermati campioni sotto la guida del Maestro. Da Totti a Insigne generazioni di talenti cresciute facendo i temuti gradoni ancora oggi ringraziano il taciturno uomo proveniente da Praga. "Non siamo in un villaggio Valtur" ha sentenziato durante l'ultimo ritiro estivo con la Roma, perché passione, lavoro e dedizione sono da vent'anni gli unici ingredienti del suo modo di fare calcio.Il muto, così come ancora oggi lo chiama il suo scopritore, dopo Foggia, si trasferì nella Capitale incantando la tifoseria delle due sponde del Tevere da sempre divisa da una storica rivalità, ma accomunata dalla medesima passione per il bel gioco. Trasformare in realtà l'utopia di un calcio divertente, ma mai vincente. Era questo l'obiettivo del boemo negli anni romani, ma nell'estate del '98 tutto andò in frantumi, perché la verità spesso fa male. "Il calcio deve uscire dalle farmacie e dagli uffici finanziari" affermò il silenzioso uomo dell'est in un'intervista al settimanale l’Espresso. Parole che squarciarono l'omertoso mondo del pallone nostrano, ma doping, calciopoli e fair play finanziario, qualche anno più tardi, hanno confermato la triste realtà anticipata dal boemo. Qualcuno allora non gradì e Zeman fu costretto ad un lungo e forzato esilio. Solo Don Casillo gli restò fedele portandolo ad Avellino per ricreare Zemanlandia, ma il sistema non gradì castigando con la retrocessione gli irpini. Insegnare calcio, però, è stato sempre il suo unico obiettivo e, dopo la romantica parentesi del ritorno nella sua Foggia, tutto è ricominciato a Pescara. Verratti, Insigne e Immobile sono state le sue ultime scoperte, prima di ritornare sulla panchina giallorossa ove Zemanlandia si era bruscamente interrotta.Domenica la sua Roma sbarca a Napoli, dove il maestro è passato senza lasciare il segno, ma il suo amore per i giovani e il suo calcio spumeggiante hanno colpito anche il patron azzurro e non è escluso che un giorno il suo 4-3-3 possa deliziare anche il pubblico del San Paolo. Intanto, accogliamolo con tutti gli onori, come è avvenuto a San Siro, perché il suo calcio è il nostro calcio e le sue battaglie non hanno colore…
