DODICI MESI DI OTTOVOLANTE

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La vita è una ruota, recita uno degli adagi più antichi del mondo. Una ruota panoramica, aggiungeremmo noi modernizzando un po’ la questione. Un attimo prima sei su, in cima al mondo, e guardi tutti dall’alto; un attimo dopo sei giù e non vedi l’ora di tornare dove ti sentivi re. Per fortuna la vita non è come la giostra: il giro non finisce mai, e quindi così come sei tornato in basso puoi risalire di nuovo, e sempre più in alto. Questo è l’augurio che ci sentiamo di fare al Napoli per un 2013 di crescita, che abbia meno bassi e molti più alti. Intanto, come si fa sempre alla fine di un anno, ripercorriamo l’intero 2012 azzurro, con i suoi up e i suoi down.

 

GENNAIO

 

UP – Il nuovo anno si apre nel migliore dei modi: arriva a Napoli Edu Vargas, fresco vice-Pallonedorosudamericano, pronunciato tutto d’un fiato. Acquisto milionario e arrivo in pompa magna: De Laurentiis ha preso un altro campione in grado di stupire il mondo. Mai previsione si rivelerà più sbagliata. Ma allora non potevamo ancora saperlo. 

DOWN – I primi scricchiolii di una stagione che si affloscia come un soufflé si percepiscono, presagio funesto, al San Paolo contro il Bologna. Pareggio stentato strappato a Pioli e tanta, tantissima presunzione. Altro presagio: al largo delle coste toscane affonda la Costa Concordia del napoletanissimo Schettino, che all’inaugurazione ospitò proprio gli azzurri. Lo scoglio Mazzarri lo prenderà in pieno a maggio. Ed avrà sempre gli stessi colori, e sempre lo stesso nome e cognome: Stefano Pioli. 

 

FEBBRAIO

 

UP – Momento più alto della storia recente azzurra, il Napoli asfalta il Chelsea al San Paolo con una prestazione mastodontica. Finisce 3-1, doppio Lavezzi e il sigillo di Cavani per un sogno che sembra infinito, e invece finirà presto. Come la permanenza del Pocho, allo zenit della sua esperienza partenopea. Cinque giorni dopo, infatti, arriverà il gol che tramortisce l’Inter e dà il via alla trattativa col PSG.

 

DOWN – L’anno prosegue all’insegna dei ribaltoni: ciò che sembra un disastro si rivela un trionfo, e viceversa. Il Napoli si schianta a Siena in una semifinale di Coppa Italia giocata male, anzi malissimo, con un alone di crisi che inizia a farsi largo nello spogliatoio. E’ il 9 febbraio, per fortuna quell’alone sparirà subito dopo.

 

MARZO

 

UP – E’ festa al San Paolo quando arriva il temutissimo Cagliari, nemico giurato degli ultimi anni. Finisce addirittura in goleada, un 6-3 indimenticabile come la faccia di Cellino a fine partita. Unica macchia, aver regalato una tripletta ad un certo Larrivey, uno dei tanti “scienziati” che si svegliano solo contro il Napoli. Non sarà il primo, e purtroppo neanche l’ultimo.

 

DOWN – Violenta come una mannaia si abbatte sulla testa di Lavezzi e compagni la vendetta del Chelsea. Si parte bene, si finisce malissimo: 4-1 allo Stamford Bridge e sogno europeo che svanisce in 90 minuti. L’unica consolazione è quella di aver perso contro i futuri campioni d’Europa. Consolazione piuttosto magra, a dire il vero. 

 

APRILE

 

UP – Più che il successo contro il Novara, è la vittoria di Lecce a dare al Napoli uno slancio importante. Era un momento nero, anzi nerissimo, con le tre sconfitte consecutive dei primi giorni di aprile. Quattro giorni per una rinascita, per sperare ancora in un terzo posto mai accantonato. Che purtroppo, come sappiamo, svanirà al fotofinish. 

 

DOWN – Potremmo dire la sconfitta contro la Juve, un pessimo pesce d’aprile che significa addio ai sogni scudetto, o le tre sconfitte consecutive che mettono la pietra tombale definitiva. Ma come momento più triste di questo mese non possiamo che scegliere la morte di PierMario Morosini. Che non era del Napoli, ma era un interprete del nostro sport. Tanto ci basta perché la ferita sia ancora aperta, anche ora che quest’anno sta finendo.

 

 

MAGGIO

 

UP – Si comincia dalla fine: il primo trofeo alzato al cielo da Paolo Cannavaro. Finale di Coppa Italia, 2-0 e Juve annichilita. Il capitano alza al cielo la coppa e Napoli esplode in un tripudio che neanche lo scudetto di 25 anni fa. Segno che la città freme, vuole urlare ancora, vuole vincere e gioire come un quarto di secolo fa. I tempi sono maturi: che la coccarda circolare sulla maglia sia solo un trampolino di lancio. 

 

DOWN – Un nome che ormai a Mazzarri provoca l’orticaria: Stefano Pioli. Il suo Bologna, ormai senza più obiettivi, fa il colpaccio del secolo al ‘Dall’Ara’ per salutare i suoi tifosi. Un 2-0 alla penultima giornata contro il Napoli terzo in classifica e ad un passo dalla qualificazione in Champions League. Che dopo quella partita, manco a dirlo, svanirà inesorabilmente. 

 

GIUGNO

 

UP – Il campionato va in archivio ed inizia l’Europeo in Polonia e Ucraina. I sorrisi per i napoletani (non tutti, a dire il vero) arrivano dalla bella Nazionale di Prandelli, che contro ogni pronostico arriva fino alla finale contro la Spagna. Nonostante un Maggio non all’altezza della situazione e un De Sanctis sempre in panchina. Ma in questa Italia, checché se ne dica, c’è anche una flebile venatura di azzurro-Napoli. 

 

DOWN – Lo scandalo scommesse, che fino a quel momento non aveva mai sfiorato il Vesuvio, si abbatte come una mannaia anche sul Napoli. Matteo Gianello indagato per combine confessa e tira dentro anche Grava e Cannavaro: si accende la miccia di una bomba che esploderà sei mesi dopo. Guai anche per un altro napoletano, Mimmo Criscito, che per un avviso di garanzia sarà estromesso dall’Europeo.

 

LUGLIO

 

UP – C’è chi lo considera un affare, chi invece lo considera un disastro sportivo. Comunque sia l’estate azzurra è segnata dalla cessione di Ezequiel Lavezzi, che si accasa al Paris Saint Germain per 31 milioni di euro. Pagata in toto la clausola rescissoria, una cifra spropositata e una plusvalenza considerevole. Che il Napoli sta utilizzando per ammortizzare le perdite derivanti dalla mancata qualificazione in Champions, e che spenderà (bene) nel 2013. Vedrete.

 

DOWN – Dolce e straziante come pochi saluti, l’addio del Pocho è una pugnalata per i tifosi partenopei. Così come la sua lettera di commiato, un tuffo al cuore per tanti appassionati che al rapido argentino hanno dedicato tanti cori e tante lacrime. In realtà è solo un capitolo che si chiude, sia per lui che per la squadra; se ne aprirà uno nuovo, con l’auspicio che sia positivo per tutti. 

 

AGOSTO

 

UP – Si chiude un mercato con pochi sussulti ma con due innesti che si riveleranno preziosissimi. Dalla Fiorentina arrivano a prezzo di saldo Valon Behrami e Alessandro Gamberini, “vittime” della rifondazione viola voluta dai Della Valle. Si riveleranno due puntelli importanti per il nuovo Napoli, base solida per costruire i successi futuri.

 

DOWN – Il solleone estivo si eclissa di botto quando a Pechino si consuma l’ingiustizia del secolo: un arbitraggio scandaloso scippa al Napoli la Supercoppa Italiana, in una partita fortemente condizionata dalle decisioni di Mazzoleni e i suoi collaboratori. Una bella rivincita per la Juventus, umiliata in Coppa Italia ma di nuovo sorridente con un altro trofeo in bacheca. Ed è già dalla location che si capisce quanto sia tarocca questa vittoria…

 

SETTEMBRE 

 

UP – Sei giornate, cinque vittorie e un pareggio. Il nuovo campionato del Napoli non poteva iniziare meglio. Bel gioco e tanti punti in cascina per i tempi bui, ma soprattutto la conferma di una verità prima soltanto sospettata: gli azzurri sono tornati grandi, e sono finalmente pronti a lottare per il vertice. Contro la Juve e contro tutti.

 

DOWN – Si gioca anche l’Europa League, esordio al San Paolo contro l’AIK Solna. Vittoria straripante per 4-0 e tanti sorrisi sul campo. Molti meno sono i motivi di esser felici all’esterno dello stadio. Due aggressioni in pochi giorni ai paciosi tifosi svedesi (che si vendicheranno poi a Stoccolma) e tanto schifo. Perché, è bene ricordarlo ad ogni riga che scriviamo sull’argomento, questi animali con i veri tifosi (e con i veri ultras) non hanno nulla a che vedere. 

 

OTTOBRE

 

UP – Il nuovo mese si chiude com’era finito il vecchio: vittoria contro l’Udinese e leadership in campionato mantenuta. Sarà uno dei pochi sussulti di un ottobre nero come non mai per i colori azzurri. L’altra è la sofferta vittoria contro un Chievo mai domo: sei punti in un mese, un brodino. Serviranno per quando farà veramente freddo: a dicembre. 

 

DOWN – Tanti motivi per storcere il naso, dai disastri in Europa League (Dnipro e PSV i carnefici) a quelli in campionato, con la sconfitta a Torino a fare da spartiacque fra i sogni scudetto e la crisi di fine anno. Ma di tanti episodi ne scegliamo uno che ha fatto parlare tanto, forse anche troppo: il servizio della Rai sugli imbecilli juventini, quello che “i napoletani li riconoscete dalla puzza”. Momento down per il genere umano, non tanto per lo spirito sportivo. 

 

NOVEMBRE

 

UP – Il penultimo foglio del calendario segna una parziale rinascita di Mazzarri & co., sia in Italia che in Europa. La goleada di Genova e la vittoria a Cagliari sono i momenti più felici di un cammino che riprende quota, pur restando zoppicante. Ma il Napoli tiene botta e soprattutto raddrizza la difficile situazione in Europa League: vittorie con Dnipro e AIK e qualificazione in archivio. Con un turno di anticipo. 

 

DOWN – Quattro punti gettati letteralmente al vento, quattro punti che potevano fare molto comodo. Contro il Torino ci pensa uno sciagurato Aronica (a proposito, buona fortuna a Totò che torna nella sua Palermo) a regalare l’insperato pareggio agli avversari, contro il Milan un quasi 3-0 scintillante si trasforma in un 2-2 sul quale nessuno, neanche il più pessimista, avrebbe scommesso a fine primo tempo. Lezioni pesanti per gli azzurri, che siano utili per il futuro. 

 

DICEMBRE

 

UP – Sembra un fine d’anno glorioso quando il Napoli ospita il Pescara e gli rifila sei palloni, memore dei grandi successi in goleada degli anni ’80. Un mese che ha visto salire finalmente in cattedra uno degli acquisti più dispendiosi dell’era De Laurentiis, quel Gokhan Inler che ormai ha zittito ogni detrattore e che ora si appresta ad accompagnare gli azzurri fuori dalle secche, con quel boccione pelato pieno di fosforo e quei piedi alla dinamite. Perché 16 milioni non sono tanti quando prendi un campione. 

 

DOWN – Il fiele è sulla coda di questo 2012, macchiato irrimediabilmente dalla crisi di gioco e risultati, con il Bologna di Pioli ancora carnefice per le velleità di Mazzarri. Ma è soprattutto la penalizzazione in classifica con conseguente squalifica di Cannavaro e Grava a tramortire Partenope e i suoi tifosi. Un’umiliazione indescrivibile nata per colpa di un veronese sfigato e disonesto, che ha trascinato all’inferno un’intera città, e non certo la sua città. Per Napoli, che a certe immeritate infamie è abituata, resta l’orgoglio per due suoi figli che hanno rifiutato una combine, non certo l’idiozia giuridica dell’omessa denuncia. La vergogna è meglio lasciarla ad altri, che hanno ben altro di cui rendere conto. 

 

Insomma, fra alti e bassi si chiude un altro anno di calcio, un altro anno di passione, un altro anno di Napoli. Bello ma non bellissimo, con momenti di grande gioia e altri di estrema tristezza. Che le batoste degli ultimi tempi siano le ceneri da cui rinascere più forti di prima, belli come il sole che illumina questa città anche il 31 dicembre. Ad maiora Napoli, con l’augurio che possa salire ancora la scala del calcio, anche se lastricata di… Pioli!

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