CINISMO, GRINTA E UN PIZZICO DI FORTUNA: ECCO IL VERO NAPOLI DI MAZZARRI
Dopo il letargo di Catania occorreva ripartire subito, immediatamente. Dare un segnale a se stessi, al campionato, alla Juventus sedutasi a Firenze, a una Lazio che, stop col Genoa a parte, conservava le sue velleità di squadra di vertice. Alla fine il segnale è arrivato: il Napoli c’è. Aiutato dagli episodi (ne parliamo tra poco), ma c’è. Per la vittoria, che significa di nuovo primo posto in condominio con la Juventus. Per il carattere, ritrovato come per magia insieme alla forma fisica, anche se qualcuno (vedi alla voce Pandev) ha tirato il fiatone più del solito. Per il cinismo con cui è riuscito a sfruttare le sue occasioni più nitide, e pazienza se le altre, rigore compreso, se l’è divorate tutte in un sol boccone come col Parma. Per aver applicato nel migliore dei modi lo stile di gioco che gliè più consono: aspettare l’avversario, farlo sfogare, ripartire con contropiede pericolosi e chilometrici, trovare il goal e chiudere poi ogni spazio per poter innestare di nuovo la quinta e sgommare ancora più velocemente.
Una vittoria niente male, dunque. Ma eccessiva, forse, nel punteggio, che ha punito oltremisura una Lazio calata a Fuorigrotta col chiaro intento di giocarsela a muso duro contro i partenopei. Una Lazio che dopo tre minuti era pure andata in goal, solo che a Klose forse non hanno mai detto che certi giochetti di mano li faceva unicamente un certo Re Diego. E tuttavia su quel corner di Hernanes la difesa azzurra, come al solito, si era prodotta in una dormita delle sue. Cosa sarebbe successo senza quel tocco malandrino? La palla sarebbe finita ugualmente in porta? Oppure, non arrivandoci il teutonico, l’avrebbe presa qualcun altro? E, soprattutto, perché cavolo sei uomini vestiti di giallo non si sono resi contro all’istante di quel tocco irregolare? Togliamoci il dubbio dalla testa. Resta il fatto che trattasi di un episodio cruciale, per come poteva finire quell’azione. E c’è da dire che la Petkovic-band non s’è scomposta, anzi. Con Konko e Candreva che stantuffavano a destra e i mediani a pressare sui nostri centrocampisti, i biancocelesti avevano tenuto ottimamente il campo, rendendosi pericolosi pur tirando solo da lontano. Poi, al 19’, l’altro episodio-chiave, quello che ha dirottato il match sui nostri binari. Percussione centrale di Hamsik, palla a Cavani, il Matador spara da lontano e trova l’armadio Ciani che si oppone mollemente al tiro e inganna Marchetti. La Lazio “presuntuosa”, come la voleva il suo tecnico al San Paolo, è diventata insicura, seppur volenterosa. E distratta: che dormita si sono fatti ancora Ciani e Konko sul lancio a obice di Cannavaro (!) che ha pescato il nostro Matador solo soletto, preciso nel piegare le mani del portiere avversario. I capitolini sono diventati, da allora in poi, ancora più insicuri, affidandosi solo alle giocate di Hernanes e Candreva, i cui traversoni erano preda di una difesa che aveva piazzato a doppia mandata una gabbia intorno a Klose. Il tutto mentre ora Ledesma ora Lulic venivano rintuzzati da un roccioso Behrami. Nella ripresa è poi successo che il Napoli si è persino concesso l’astuto lusso di lasciare ancora campo ai biancocelesti, che avevano pure messo un attaccante e un centrocampista offensivo in più per tentare il tutto per tutto. E ch’è successo? Che su un altro lancio lungo di un altro difensore (Campagnaro: che assist-men i nostri difensori!) Cavani, sul filo dell’offside, ha eluso la difesa a presepe biancoceleste e ha trafitto per la terza volta Marchetti: cinismo perfetto. Ed ecco che quindi, a giochi fatti, Mazzarri ha fatto ancora una volta i cambi giusti: Aronicaper un buon Gamberini, Vargas per il solito diligente Hamsik e, prim’ancora, Insigne che ha rilevato l’affannato Pandev e nel giro di pochi minuti ha messo a soqquadro la retroguardia biancoceleste, procurandosi in ultimo il rigore che Cavani ha inopinatamente sbagliato. Niente di grave, aveva già fatto tanto facendoci vincere. Però, caro Edi, la soddisfazione di far tirare il penalty al povero Lorenzo potevi lasciarla… Sarebbe stata una punizione esagerata per una Lazio ormai rassegnata, eppure ci sarebbe finanche scappata la quarta rete, ancora con Insigne e, udite udite, con un Zuniga troppo poco altruista nel voler tirare per forza in porta e non darla al Matador ben appostato. Niente male comunque il colombiano, mentre sul lato opposto Maggio è stato meno timido, ma si è perso troppo spesso Lulic: da rivedere.Come da rivedere è Inler: ha giocato meglio, presto per dire se ha trovato il quid per non smarrirsi più.
Quale Napoli, dunque, in vista del non facile impegno di Marassi contro la Sampdoria ferrariana? Un Napoli ritrovato, senz’altro. Diverso da quello abulico, bloccato e rilassato del Massimino. Un Napoli grintoso, testardo, astuto, essenziale nell’applicare quella “cazzimma” partenopea mancata tante volte in passato. Un Napoli cattivo e feroce, proprio come lo vuole il suo allenatore. Un Napoli che può commettere anche qualche errore nei fondamentali, ma che sa comunque produrre giocate di fino spettacolari e al tempo stesso redditizie. Un Napoli aiutato, ad ogni modo, anche dalla buona sorte, senza la quale tuttavia non si riesce a realizzare cose semplicissime, figuriamoci vincere una partita di calcio. Volenti o nolenti, questo è il Napoli di Mazzarri. E’ tra i Napoli migliori mai visti. Non è ancora il più bello, né il più vittorioso. Ma potrebbe esserlo in futuro. Soprattutto se chi di dovere darà al mister interpreti all’altezza. O no, dottor Bigon?
