JUAN ALBERTO SCHIAFFINO
E' stupefacente come un paese così scarsamente popolato come lì Uruguay ( appena tre milioni di abitanti circa ), riesca da sempre ad essere ad alti livelli nel panorama calcistico mondiale, al di là dell' ultima sfortunata olimpiade ( l' anno scorso Forlan e c. hanno vinto la coppa America ). Oggi un simbolo della " celeste " è il nostro Edinson Cavani, negli anni '50 la stella dei sudamericani era invece Juan Alberto Schiaffino detto " Pepe ", così' soprannominato da sua madre, per colpa del carattere sanguigno del suo " bambino ". Ma anche da grande Schiaffino non modulò il suo comportamento, che i più definivano particolarmente difficile. Di origine italiana ( il nonno era di Camogli in Liguria ), Schiaffino viene al mondo il 28 luglio 1925 a Montevideo, debutta giovanissimo con i giallo neri del Penarol con i quali vince quattro titoli nazionali. Secondo il grande Gianni Brera era stato il più grande regista che egli aveva veduto nella sua lunghissima carriera di cronista. Longilineo polivalente, in possesso di una tecnica assolutamente straordinaria, fu in pratica il portatore in Italia del cosiddetto tackle in scivolata, oltre ad andare spesso in gol con il suo tiro secco e preciso. In parole povere un fuoriclasse autentico, dotato inoltre di un altissimo senso di serietà' professionale. Con l' Uruguay insieme ai suoi compagni compie una straordinaria impresa nel 1950, andando a conquistare il titolo mondiale in casa del Brasile, a Rio de Janeiro battendo i padroni di casa al Maracanà di fronte a 200.000 persone, gettando nello sconforto un intero paese ( alla fine si contarono ben 34 suicidi ). Nella gara decisiva, Schiaffino e Alcide Ghiggia rovesciarono l' iniziale gol di Friaca all' inizio del 2° tempo, conquistato un successo assolutamente inatteso alla vigilia. Celebre è l' immagine di Juan Alberto che esce dal campo piangente abbracciato al suo capitano Varela. Per l' Uruguay si trattò del 2° titolo mondiale dopo quello conquistato in casa nel 1930. Quattro anni dopo in Svizzera, l' Uruguay si battè sino all' ultimo per conservare il titolo, ma fu beffato in semifiinale dalla grande Ungheria di Puskas che si impose al termine di una partita epica col punteggio di 4 -2. Emissari del Milan durante quei mondiali nella vicina patria del cioccolato lo contattarono per un possibile passaggio all' ombra della Madonnina. Detto, fatto : per una somma vicina ai 50 milioni di vecchie lire Schiaffino fa il viaggio a ritroso si suo nonno, e approda nel " bel paese ". i suoi capricci lo portano a frequenti scontri con Gipo Viani e con alcuni compagni di squadra, ma il suo immenso talento fa si che in cinque stagioni il Milan vince ben 3 scudetti ( 1955, 1957 e 1959 ), in un impianto che comprende fra l' altro elementi del calibro di Nordhal e Liedholm, e viene sconfitto soltanto in finale nella coppa dei campioni edizione 1958 dal Real Madrid di Di Stefano. Lascia Milano per Roma sponda giallo rossa nel 1960 con un bottino di 48 gol in 149 partite. Nonostante avesse già 34 anni, la Roma versa nelle casse del Milan la bella somma di 102 milioni di vecchie lire, ma l' avventura nella Capitale durerà appena due campionati. Veste anche la maglia dell' Italia in 4 occasioni in qualità di " oriundo ". Famosa era la sua proverbiale parsimonia ( una volta a Genova rinunciò a prendere un caffè perché non rimborsato dalla società…), ma era anche un eccellente imprenditore, riuscendo a far fruttare al meglio i suoi lauti guadagni investendo in immobili e terreni nel natio Uruguay, dove tornò a fine carriera, e dove è spirato alla età di 77 anni il 13 novembre 2002. Juan Alberto Schiaffino, oltre ad essere il più grande calciatore uruguaiano di sempre, è considerato ancor oggi uno dei maggiori interpreti del " gioco più bello del mondo " nell' intero panorama mondiale di ogni epoca.
