FINE DELLE TRASMISSIONI
E’ finita come peggio non poteva: due goal presi nella maniera più ingenua possibile, una caterva di occasioni da rete sprecate a causa di un mix di frenesia, scarso cinismo, imprecisione e anche sfortuna (vedi le traverse colpite), un finale nervoso in cui gli azzurri recitano la parte peggiore con i diffidati Aronica e Cavani, che si fanno ammonire chiudendo anzitempo la stagione, più Dzemaili espulso ingenuamente per reciproche scorrettezze nei confronti di Morleo nella rissa finale da campetto di periferia che prende corpo a pochi minuti dalla conclusione delle ostilità; e, su gli altri campi, le vittorie di Udinese e Lazio, che prevalgono su squadre deboli e senza più obiettivi e scavalcano i partenopei facendoli scivolare al quinto posto. That’s all, folks! Il sogno Champions-bis svanisce in una tale prospettiva: è difficile, per non dire impossibile, sperare che i ragazzi di Guidolin cadano contro un Catania che domenica sera si limiterà a una sfilata sul red carpet del ‘Massimino’; sull’altro fronte invece, con i risultati di oggi già a portata di mano non crediamo che l’Inter, prossima e ultima avversaria della Lazio, abbia ancora stimoli e furori agonistici da vendere: nel derby della Madunina saranno le maggiori motivazioni del Milan a prevalere ed è facile immaginare che, dopo aver perso stasera, la Stramaccioni-band concederà campo anche alla Lazio dandole la possibilità di giocarsela fino alla fine con i friulani. Quindi, adieu musichetta…
Oltre a farci male da soli sciorinando tali calcoli e combinazioni di risultati, i quali non possono che confermare il mesto verdetto della stagione azzurra, infilziamoci il forchettone nel petto analizzando anche il modo con cui il Napoli ha perso. Chissà con quale convinzione, con quali pensieri, i partenopei erano saliti in Emilia: ci poniamo questa domanda, dato che nei primi minuti l’impressione da noi avuta era che i Mazzarri-boys la partita la volevano vincere davvero, ah se avevano questa voglia! Si erano resi pericolosi, avevano finanche colto un legno dai 30 metri con Cannavaro, improvviso cecchino manco fosse Arie Haan, e sembravano tenere testa ai fuochi fatui di un Bologna che comunque voleva onorare la stagione, anche se la squadra di Pioli pareva prossima a cadere da un momento all’altro. Poi, al 17’, arriva l’errore, un errore ingenuissimo ed evitabile al massimo, un errore che in certe partite non si deve affatto commettere; eccoti Aronica che, per andare a raddoppiare la marcatura su Morleo (inutilmente, visto che su di lui c’era già Maggio), scatena una terribile e mortifera reazione a catena, perché si perde Acquafresca lasciandolo a Britos, il quale è costretto a scalare scoprendo inevitabilmente il centro, lì dove Diamanti raccoglie la sponda dell’attaccante, elude Inler (a sua volta impegnato vanamente nell’intercettare Acquafresca) e batte De Sanctis: un goal da polli, dovuto ancora una volta a una sbagliata e disattenta interpretazione della fase difensiva, a una distrazione di massa accentuata, come sempre, dall’handicap congenito di giocare con la sempiterna difesa a tre. Dicevamo prima, il Napoli era andato a Bologna convinto di vincere. Meglio, convinto di aver già vinto, sicuro che quella partita si portava a casa comunque fosse andata e comunque si fosse giocato; difatti quel goal subìto, per quanto immeritato, ha sconvolto i piani degli azzurri, che da quel momento in poi hanno lentamente, ma progressivamente, perso la loro sicumera, sbagliando una serie incredibile di palle-goal, cercando il tiro a tutti i costi condizionati dalla rabbia, dalla fretta per il tempo che già passava, dalla sensazione che qualcuno da lassù stesse mettendo loro i bastoni tra le ruote e avesse deciso che oggi doveva finire così. Poi, nel secondo tempo, ecco che entra in scena l’umile Walter con i suoi numeri d’alta classe: getta nella mischia Lavezzi relativamente subito, è vero, ma anziché levare Pandev, rimanendo l’attacco a tre con il Pocho e Hamsik alle spalle di Cavani, toglie da mezzo Maggio, facendo giocare il macedone largo a destra e senza mettere nemmeno la difesa a quattro con l’esterno della Nazionale scalato sulla linea dei difensori, mossa che, seppur fatta in corsa, aveva tanto volte tolto le castagne dal fuoco. Perché, stavolta, Mazzarri ha deciso così? Perché ha optato per questa strategia solo nove minuti dopo con Dossena al posto di Britos e il lodigiano a sinistra nel quartetto di difesa con Zuniga sul lato opposto? Sono domande alle quali il mister può rispondere solo con le sue arzigogolate parole, con i suoi funambolismi e i suoi alibi sempre pronti a coprire gli errori madornali che hanno reso deludente e amara questa stagione; ci rassegniamo scocciati all’evidenza, e tale scocciatura si manifesta anche all’atto di volervi raccontare il secondo goal del Bologna: si commenta da solo il modo con cui la difesa azzurra dà il benvenuto a Rubin sul dai-e-vai con Di Vaio, è un dejà-vu che quest’anno dinanzi ai nostri occhi si è parato infinite volte.
E’ una qualificazione Champions buttata, dunque. Si potrebbe dire che la parola fine sia stata scritta oggi con questo suicidio, anche se in realtà l’esito infausto è stato costruito lentamente nell’arco della seconda parte del campionato; un suicidio a piccole dosi, pertanto, scandito da quelle partite cruciali nelle quali il Napoli, rispetto alle sue dirette contendenti che pure giocavano a ciapanò, ha dimostrato di non avere la giusta maturità, di non saper tenere i nervi saldi, di non avere abbastanza cinismo e di peccare di eccessiva presunzione e convinzione in tali momenti cruciali. Al di là del fatto che vincendo oggi (perché oggi si poteva vincere, che diamine!) il discorso sarebbe cambiato, è per questi motivi che il Napoli questa Champions non la merita, non la merita punto e basta. Queste, e tante altre, sono le cause per cui gli azzurri hanno toppato su tutta la linea, ed è su queste cause che si dovrà dibattere e discutere dopo il 20 Maggio: sarà una discussione franca, chiara, dura. Anche se si riuscisse a vincere la Coppa Italia (sempreché si riesca a giocare alla pari con la Juventus).
