TRA SILENZI E DISTRAZIONI ALLA RICERCA DELL’UMILTA’ PERDUTA

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Il calcio non è una scienza esatta, ma le teorie si costruiscono sui numeri. Quegli stessi che, in modo inequivocabile, dicono che alla vigilia della Champions il Napoli è distratto. Tutto è cominciato da una prestazione superba in casa del City: prima di allora, gli azzurri avevano sempre vinto. Quella gara ha confuso le idee ad una squadra ancora brillante. Doveva essere un’iniezione di fiducia, è stato invece un bagno di superbia. Perché in quel momento il Napoli si è autoconvinto di essere una grandissima squadra, e questo ci può (anche) stare; non ci può stare, invece, perdere quell’umiltà che è stata alla base della cavalcata vissuta nella passata stagione.

Un turn-over esasperato porta un solo punto (e zero gol segnati) nel doppio turno contro Chievo e Fiorentina. Con i titolarissimi si batte il Villareal, con un leggero turnover ma con la testa alla Bundesliga si perde in malo modo contro il Parma, peraltro in casa. Senza tirare in porta ma stringendo i denti si riesce a fermare anche la corazzata Bayern Monaco. Ed ecco che si va a Catania con la testa in Germania, rimediando la terza sconfitta nelle prime nove gare di un campionato che vede in testa una squadra rinnovata e reduce da stagioni imbarazzanti.

Un campionato che il Napoli può ancora vincere, a patto che decida in fretta cosa fare da grande. Se l’obiettivo resta quello dichiarato (“andare avanti in Champions”), il rischio (quanto calcolato?) è quello di trasformare una stagione esaltante in un’annata da incubo. Passare il turno in Europa resta un’impresa, anche se la classifica è positiva; ma di questo passo, staccare un nuovo pass per l’Europa che conta potrebbe diventare un’utopia. Troppi i punti già persi per strada, e le cause sono note. Con un’aggravante: il comandante sta perdendo quella lucidità che l’aveva fatto apprezzare al di là dei risultati.

Mazzarri si calmi, perché il campionato è lungo ed entrare in guerra con il mondo dopo due mesi è quanto di peggio un allenatore possa fare. Soprattutto se non si ha la personalità ed il carisma di chi, dopo aver vinto un paio di Coppe dei Campioni, poteva permetterselo. Soltanto se la squadra ed il suo condottiero ritroveranno l’umiltà perduta, questo gruppo riprenderà a volare. La strada è un percorso ad ostacoli, perché quest’anno non si può contare sull’effetto sorpresa. Stavolta vincere è un obbligo, non un optional: e migliorare quanto fatto lo scorso anno, si sa, non è facile per nessuno, neppure per chi ha già fatto i miracoli.

Sarebbe pertanto opportuno non farsi prendere dal delirio di onnipotenza, ed accettare serenamente le critiche senza dare l’impressione di aver perso la bussola. Un intervento del presidente, costruttivo ma deciso, sarebbe altrettanto opportuno: la voce del padrone, dopo un lungo periodo di meditazione, farebbe bene a tutto all’ambiente. Magari, nel frattempo De Laurentiis avrà cambiato idea, ed avrà capito che la “Champions” non si conquista al primo tentativo, ma dopo un lungo percorso di crescita. Quello stesso che ha portato il Napoli dalla C al terzo posto in A, e che è durato sette anni. Si impara prima a camminare, poi a correre: è per questo che il fiato perso a livello internazionale ha lasciato la squadra in debito d’ossigeno entro gli italici confini.

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