ESPANA CAMPEON, MA NON E’ UNA SORPRESA. IL BILANCIO DI QUESTO PRIMO MONDIALE AFRICANO
Oltre a quello di essere per la prima volta sul tetto del mondo, la Spagna è protagonista di un altro curioso primato: essere passata attraverso la fase ad eliminazione diretta inanellando una serie interminabile di risultati di misura. 1-0 a tutti, e Coppa alzata al cielo da un commosso e commovente Casillas. Ma non per questo si può imputare qualcosa agli spagnoli, così come magari quattro anni fa si poteva eccepire sul successo dell’Italia. Lamentarsi di una simile inezia sarebbe come accusare Valentino Rossi di aver vinto senza però dare un giro di distacco agli altri. La differenza, più che i gol segnati, l’hanno fatto la sicurezza nei propri mezzi, la pulizia del gioco e l’incessante gestione del pallone, per la serie ho io l’interruttore e decido io quando accendere e quando spegnere la partita. Vittoria strameritata, con buona pace dell’Olanda che pure ci aveva sperato fino all’ultimo. Ma la semplicità con cui Iniesta è andato a rete a cinque minuti dalla fine (e ora non parliamo del calcio d’angolo non dato, please) ha vanificato gli sforzi di Snejder, o per meglio dire dei suoi compagni, visto che l’interista è rimasto avulso dal gioco per tutto il match.
Va in archivio quindi il primo Mondiale della Spagna, il primo africano, il primo in cui le due finaliste dell’edizione precedente escono entrambe al primo turno. Italia e Francia sono le grandi delusioni della competizione, ma non lo scopriamo certo oggi. Fra le sorprese possono essere annoverate di certo Uruguay e Cile, protagoniste di un bel gioco oltre ai risultati convincenti. Ma anche Ghana, Slovacchia, Messico e Paraguay meritano una menzione, così come la merita una Germania mai come ora frizzante più che coriacea, a dimostrazione che il talento oriundo (possibilmente naturalizzato per nascita e non per mancanza di alternative) cambia faccia anche alla squadra storicamente più solida del mondo. La doppia faccia di un’altra medaglia è quella delle strafavorite Argentina e Brasile, uscite entrambe ai quarti ma con una capacità di reazione sicuramente diversa. I tifosi verdeoro si rivoltano e aggrediscono la squadra, chiedendo e ottenendo la testa di mister Dunga, gli argentini ringraziano ed acclamano Maradona nonostante la disfatta tedesca e gli chiedono di ripartire. Cosa che non fa l’Inghilterra del “poltronissimo” Capello, che resterà alla guida dei Leoni nonostante il malcontento del pubblico. Per chiudere con la nota dolente, fa male il flop del calcio africano, una scuola con un grande futuro alle spalle, come si dice in questi casi. Fin dai tempi della Nigeria del ’94 tutti si sbilanciavano ad indicare l’Africa come prossimo continente guida dell’universo calcistico. Invece ancora una volta il fallimento è stato impietoso, soprattutto con il Camerun e la stessa Nigeria. Troppo debole l’Algeria, troppo sfortunata la Costa d’Avorio nel girone con Portogallo e Brasile. L’unico sorriso (a metà) arriva dal Ghana, fermatosi ad una traversa dalla semifinale dopo l’errore di Gyan al 120’ contro l’Uruguay. Un po’ poco radioso come presente ed ex futuro, non credete?
