DI NECESSITA’ VIRTU’
Il tempo passa. Il mercato è cominciato da tempo. Ma niente ancora. Nessuna novità. Di bomber neanche l’ombra. Nomi su nomi su nomi. E ancora nomi. Non si finirà mai. Purtroppo. Intanto il ritiro è cominciato. La nuova stagione del Napoli è cominciata ufficialmente. E altrettanto ufficialmente il mercato del Napoli è ancora in alto mare. Molto alto. Ai naviganti a questo punto, non resta altro che navigare. Cavalcare le onde. E Mazzarri questo, almeno questo, lo sa fare molto bene. Lo sta facendo, infatti. O quanto meno sta cominciando a farlo. Il ritiro si tiene a Folgoria. Molto, decisamente molto lontano dal mare. E la vacanza è finita, almeno per loro, già da qualche giorno. Eppure il nostro Walter ha portato con se, tra vestiti e roba varia, una bella tavola. Da surf ovviamente. Sa bene infatti, che tra un allenamento e l’altro dovrà cavalcarle quelle onde. E, tra un’onda e l’altra, inventare un bomber che non c’è. Almeno per ora. Si spera. Dunque, di necessità virtù. E purtroppo le necessità sono tante e da soddisfare. Urgentemente. Mazzarri lo sa, e già ha abbozzato un piano. Nella sua mente, almeno li, ballano da un po’ di tempo e sempre più concretamente, due idee da associare repentinamente. La necessità: il bomber di razza. La virtù: Ezequiel Ivàn Lavezzi.
Sin dai primi allenamenti infatti, insiste con il pocho prima punta. Lo invita a concludere il più possibile in porta. Lo invita a segnare. Lo spinge al gol. Ci sta provando. Sta provando ad inculcargli una mentalità diversa. Una mentalità da bomber di razza. Perché è proprio quello il problema dell’argentino. È quello che gli manca. Il tiro infatti, ha dimostrato più volte e a più riprese di averlo. Potente e preciso. Altroché. Oltre ovviamente a possedere quelle caratteristiche che lo hanno reso noto e che conosciamo tutti più che bene. Velocità, dribbling, fantasia, inventiva. C’è proprio tutto. Mister Mazzarri ora ha questo arduo ma non impossibile compito. Ha tutti gli ingredienti giusti a disposizione. Ingredienti di qualità. Deve solo trovare il modo per metterli insieme e sfornare un piatto sopraffino. Le premesse ci sono davvero tutte. È chiaro, se dipendesse solo dal cuoco la perfetta riuscita di ciò che intende cucinare, sarebbe tutto più semplice. Purtroppo però il calcio non è un arte culinaria, il campo non è una cucina, il pocho, soprattutto, non è una “chilata” di carne da cuocere ai ferri. A volte gli ingredienti nel calcio, anche se di altissima qualità, faticano ad amalgamarsi. E purtroppo non è detto che prima o poi debbano farlo per forza. A meno che non ci si lavori abbondantemente e continuamente su. Ininterrottamente. Ma queste parole per il nostro mister sono più che scontate. Ha esperienza, lui. Sa bene che fare di Lavezzi un bomber vero è tutt’altro che una passeggiata. Ma allo stesso modo sa bene, e lo sa meglio di noi, che si corre il rischio che questa sia l’unica soluzione. E allora al lavoro. Non è in fin dei conti impresa ardua. Basterebbe far comprendere al ragazzo che il suo lavoro, a dispetto di quanto voci malevoli dicono da tempo, non esclude la caratteristica, l’unica, che ci distingue dalle bestie. Ragionare. E di conseguenza, pensare. E il pocho dovrebbe cominciare a farlo. Almeno ogni tanto. Magari con calma, poco alla volta, tanto per abituarcisi. Per farci la mano. È proprio questo il punto. Ciò che distingue un calciatore, un vero calciatore, da un mero esecutore. La tecnica, e non solo nel calcio, non basta a se stessa. Dunque quando, tanto per fare un esempio, il nostro caro Ezequiel si esibisce in quelle spettacolari, divertenti quanto efficaci serpentine ed arriva nei pressi della porta, prima di eseguire ciò che ordina l’istinto dovrebbe pensare alle varie opportunità che gli si presentano: tirare in un modo piuttosto che in un altro, passare a un compagno piuttosto che a un altro e così via. Insomma il ragazzo è promettente. Deve “solo” imparare a pensare, a riflettere. Che sia troppo chiedere questo?
