OPERAZIONE RINASCITA
Per una volta, il così tanto vituperato “popolo della sciarpa” è riuscito a dare una lezione a tutti. Giocando d’anticipo, come fa chi sa il fatto suo. C’è riuscito esponendo uno striscione prima della partita fra Napoli e Fiorentina, invitando a fare quadrato e a non deprimersi con la stessa facilità con la quale ci si era esaltati non più tardi di un mese e mezzo fa. Quasi una premonizione, perché la gara con la Fiorentina non sarebbe sfuggita alla regola delle ultime settimane: il Napoli non sa più vincere.
Otto punti in nove gare. Il girone di ritorno è da retrocessione, quello di andata era da Europa. Soprattutto da quando è arrivato Mazzarri, che in una sera di marzo ha scoperto le ultime cose che gli mancavano da scoprire a Napoli: quanto è brutto perdere a Fuorigrotta e quanto è deprimente perdere due gare consecutive. Ancora una volta ha fatto da scudo a tutti dichiarandosi sereno e tranquillo, respingendo al mittente le accuse tipiche del momento. E, più di ogni altra cosa, ha messo all’indice la parola crisi.
Walter è uomo di calcio, di situazioni difficili ne ha vissute e non sarà certo questa a preoccuparlo. Deve però capire che, a lungo andare, diventa riduttivo parlare di arbitri, episodi e sfortuna. C’è un Napoli penalizzato dalle direzioni di gara, c’è un Napoli punito da avversari cinici e c’è un Napoli poco fortunato; tuttavia, c’è soprattutto un Napoli diverso dal bel Napoli ammirato fino alla gara con l’Inter. E questo il buon Mazzarri non può certo fingere di ignorarlo, perché da uomo di calcio se n’è accorto eccome.
Abbiamo ancora negli occhi quella squadra che, quando subiva un colpo in atteso, impiegava pochi minuti per rialzarsi e sferrare un contrattacco all’avversario. Quella squadra che non mollava mai, quasi si caricasse nelle circostanze avverse. La rimonta è riuscita a metà con la Roma, è stata fallita a Bologna e subita contro la Fiorentina. In proporzione ai punti lasciati per strada, sono cresciuti anche gli errori, e non solo quelli sottoporta: la difesa è diventata fin troppo perforabile, sette gol in tre gare sono troppi.
E troppo tempo si è sprecato a delineare gli scenari di presunti complotti, seminando facili alibi raccolti inconsciamente da una squadra che ora fatica a ritrovarsi. Vittima di un calo atletico, fisico e mentale, guaribile soltanto se contemporaneamente si ritroverà quell’elisir di lungo successo che ha trasformato un collettivo senz’anima in un gruppo invincibile. Perché il Napoli, purtroppo o per fortuna, è rimasto uguale. Ecco perché può rinascere per la seconda volta: a Mazzarri il comando delle operazioni, usando il bastone e la carota.
