CARO MISTER, ALMENO CI HAI PROVATO

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“Cul de Reja” dove sei, verrebbe da dire. Già perché probabilmente, tra arbitri ed episodi sfortunati, se il Napoli avesse vinto tutte queste prime quattro partite non avrebbe rubato nulla. Eppure i risultati dicono ben altro ed è così già partito il processo a Donadoni. Il tecnico bergamasco, come avviene spesso per gli allenatori gentiluomini come lui, rischia di pagare colpe non sue e di passare da capro espiatorio per l’ennesima campagna acquisti azzurra, cominciata bene e finita male. I limiti d’organico del Napoli e le carenze strutturali in determinati ruoli sono quasi lapalissiane, tanto che oramai non c’è neanche più bisogno di elencarle. Eppure ci si ostina a brancolare nella precarietà e nell’approssimazione, nonostante  i 50 milioni spesi sul mercato. Ma sono proprio questi 50 milioni, peraltro, che rischiano di diventare una spada di Damocle sulla testa di Donadoni, dal peso della quale sarà difficilissimo liberarsi. Nel calcio, purtroppo o per fortuna, non conta quanto, ma come si spendono i soldi, ed il Napoli dal gennaio 2008 in poi, salvo qualche eccezione, ha sprecato tanti milioni di euro, per ritrovarsi oggi, ancora una volta, con una squadra di centro classifica, che inevitabilmente non può bastare al pubblico partenopeo.

A Donadoni, in ogni caso, comunque andranno le prossime partite, che rischiano di segnare il suo destino in positivo o negativo, gli andrà reso l’onore delle armi. Nonostante le lacune e le costrizioni nel dover schierare per forza di cose giocatori fuori ruolo, l’ex ct ha cercato di dare un’identità al Napoli, che in queste prime 4 gare ha giocato sempre e comunque la sua partita in un determinato modo, a prescindere da chi fossero gli avversari. Anche l’ingresso di Hoffer al posto di Santacroce sullo 0-0, è un segnale comunque inequivocabile della volontà del tecnico di giocare sempre e comunque per vincere, mentalità davvero all’antitesi con quanto visto nei 5 anni di Reja. A proposito di Hoffer: forse se a Genova Donadoni gli ha preferito Pià proprio pazzo nonè stato, visto che il 22enne austriaco ha probabilmente, com’è normale che sia, ancora bisogno di un lungo periodo di adattamento al calcio italiano.

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